Edilizia e materiali circolari, dal Veneto 880mila euro per i progetti iNEST coordinati da Iuav
Nuovo sostegno regionale a sei linee di ricerca nate a Venezia: dal recupero degli scarti di Murano ai sistemi in legno per riqualificare gli edifici.
La ricerca applicata all’edilizia sostenibile resta una delle partite più rilevanti per il Veneto, e da Venezia arriva un nuovo tassello: la Regione ha stanziato 880mila euro per sostenere sei attività di sviluppo legate a iNEST, l’ecosistema dell’innovazione del Nordest, con il coordinamento dello Spoke 4 affidato all’Università Iuav.
Il filone veneziano lavora su soluzioni che puntano a un impiego concreto: rinforzo del patrimonio costruito, riuso di scarti industriali e artigianali, nuove superfici urbane capaci di filtrare l’acqua e ridurre l’impatto ambientale. L’idea di fondo è portare più rapidamente i risultati dei laboratori verso le imprese e i cantieri.
Per il comparto delle costruzioni e dei materiali si tratta di un ambito strategico. Il coordinatore dello Spoke 4, Lorenzo Fabian, richiama un peso economico che nel Nordest vale il 17% del Pil dell’area, per un totale di 46 miliardi di euro.
Venezia al centro della ricerca su città e design sostenibile
Lo Spoke 4 di iNEST è dedicato a città, architettura e design sostenibile. Nato nell’ambito del percorso finanziato dal PNRR, continua ora il proprio lavoro anche oltre quella fase, con nuove risorse regionali e una rete che mette insieme università, enti di ricerca e aziende del territorio.
Il consorzio coinvolge nove atenei e due organismi di ricerca tra Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Province autonome di Trento e Bolzano. In questo quadro, Venezia mantiene un ruolo centrale attraverso Iuav e attraverso progetti che intrecciano ricerca accademica, manifattura locale e sperimentazione su materiali innovativi.
Dagli scarti di Murano a nuovi componenti per l'edilizia
Uno dei fronti più riconoscibili per il territorio veneziano riguarda il riutilizzo dei residui della lavorazione del vetro di Murano. La sperimentazione ha portato a un materiale plasmabile a basse temperature, pensato per dare una nuova destinazione a scarti produttivi che altrimenti resterebbero fuori da una filiera di valore.
Accanto al vetro, un altro percorso ha riguardato i residui della lavorazione della pietra. In questo caso il risultato indicato dal progetto è una riduzione degli sprechi fino al 35%, con la prospettiva di ricavare elementi utilizzabili in nuove applicazioni costruttive e di design.
Il nodo della riqualificazione degli edifici esistenti
Tra le ricerche sostenute c’è Recofit, progetto con capofila Biohabitat Service, centrato sul recupero degli edifici costruiti prima degli standard energetici e sismici più aggiornati. Il tema è particolarmente attuale in un patrimonio edilizio dove gli interventi tradizionali possono diventare costosi, lenti o difficili da inserire in contesti complessi.
La soluzione messa a punto guarda al legno ingegnerizzato e a sistemi modulari. Il cuore del lavoro è un endoscheletro interno capace di aumentare la resistenza sismica delle strutture esistenti senza sostituirle integralmente. Nelle valutazioni svolte dal gruppo di ricerca, la Paulownia è emersa come una delle specie più adatte per questo tipo di applicazione.
Pavimentazioni che filtrano l'acqua e recuperano metalli
Un altro ambito di sviluppo riguarda superfici drenanti realizzate con sottoprodotti della siderurgia e del vetro. Il sistema studiato prevede un doppio livello di filtrazione: uno meccanico, utile a trattenere le parti più grossolane, e uno chimico, pensato per assorbire sostanze inquinanti.
Le piastre sono composte con un legante idraulico ottenuto da scarti siderurgici e includono inserti in vetro di Murano. Gli obiettivi fissati dal progetto sono molto netti: recuperare il 90% della capacità filtrante dopo i cicli di rigenerazione, arrivare al 98% di recupero dei metalli rari assorbiti e contribuire anche al contenimento delle isole di calore nelle aree urbane.
Nei test effettuati, gran parte dei contaminanti presenti nelle acque usate per le simulazioni, tra cui cadmio e piombo, è rimasta intrappolata nei materiali sviluppati. La prospettiva è quella di trasformare la pavimentazione cittadina in una infrastruttura diffusa con funzioni ambientali, utile sia sul fronte idrico sia su quello della qualità urbana.
La rete del Nordest e i prossimi passaggi
Secondo Fabian, il valore aggiunto del metodo iNEST sta nel lavoro condiviso tra laboratori universitari e imprese, con risultati pensati non solo per la ricerca ma per un utilizzo immediato. Il percorso, nelle intenzioni del coordinamento, proseguirà con nuovi partner e nuove linee di sviluppo.
Tra i progetti richiamati figurano anche Ekonia, ReMu e Nonsibuttavianiente. L’acronimo iNEST indica l’Interconnected Nord-Est Innovation Ecosystem, che riunisce gli atenei di Bolzano, Trento, Udine, Iuav di Venezia, Padova, Ca’ Foscari Venezia, Verona e Trieste, insieme a SISSA, CNR e Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale. Per il Veneto, il nuovo finanziamento rappresenta una scommessa su innovazione industriale, recupero dei materiali e rigenerazione del costruito.