Nicholas, due diagnosi e il ritorno in corsia: in ospedale porta Batman ai bambini
Nicholas Sanvito racconta a Patrick Ganzini due tumori, la perdita del papà e il volontariato nei panni di Batman negli ospedali.
UDINE – Un mantello nero che si riempie delle firme colorate dei bambini. Dentro questa immagine c’è molto della storia di Nicholas Sanvito, protagonista della quinta puntata di “Storie di Vita”, il programma di Nordest24 condotto da Patrick Ganzini. Un giovane che ha affrontato la perdita del padre a quindici anni e due tumori maligni, diagnosticati nel 2022 e nel 2025, trovando nel volontariato un sostegno importante anche per sé.
Oggi Nicholas entra nei reparti pediatrici vestito da Batman, incontra i piccoli pazienti e le loro famiglie, offre abbracci e momenti di leggerezza. Ma nell’intervista chiarisce subito un aspetto: quell’incontro gli restituisce molto più di quanto avrebbe immaginato quando ha cominciato.
Batman e il legame con il papà Angelo
La scelta del personaggio nasce da un desiderio dell’infanzia, ma custodisce anche un ricordo familiare. Batman era il personaggio preferito di Nicholas e di suo padre Angelo, morto quando il figlio aveva appena quindici anni.
«È anche un po’ come portarlo con me», racconta a Patrick Ganzini.
Non è un dettaglio secondario. Nicholas descrive la perdita del padre come il momento più doloroso della sua vita, anche ripensando alle malattie affrontate successivamente. Ricorda soprattutto la sua presenza costante: quando giocava a calcio come portiere, il papà era dietro la porta a incoraggiarlo, con qualsiasi tempo.
Fino a quell’età, spiega, aveva vissuto un’infanzia felice. Dopo, crescere senza di lui è stato difficile. Accanto gli è rimasta la madre, che ricorda con gratitudine per il sostegno ricevuto e per aver dovuto ricoprire, nella quotidianità, entrambi i ruoli genitoriali.
Il primo tumore nel 2022 e il periodo di difficoltà
Nel 2022 arriva la prima diagnosi. Nicholas racconta di aver notato, attraverso l’autopalpazione, una consistenza anomala a un testicolo. Si rivolge al medico di base, che gli prescrive un’ecografia, e da lì comincia il percorso di accertamenti e cure.
Dopo l’intervento, l’esame istologico conferma un seminoma. Seguono la chemioterapia e un periodo difficile, nel quale alle conseguenze fisiche si aggiunge un forte disagio psicologico.
Nell’intervista non nasconde quel passaggio: descrive giornate segnate dalla depressione e dalla difficoltà di immaginare il futuro. In quel periodo si ritrova anche senza lavoro.
Ripensando al momento in cui si era accorto che qualcosa non andava, Nicholas dice che gli piace immaginare una presenza del padre: come se quella spinta a controllarsi fosse arrivata anche da lui. Un pensiero personale che tiene vivo il loro legame.
La notizia di un bambino ricoverato cambia la prospettiva
Durante il ricovero, una conversazione con il personale sanitario lascia un segno. Nicholas viene a sapere che un dodicenne aveva affrontato un intervento simile al suo e avrebbe dovuto seguire un percorso di cura analogo.
È allora che comincia a pensare a ciò che avrebbe potuto fare, una volta superata quella fase, per aiutare i bambini e sostenere la ricerca.
Nel 2023 entra in contatto con la realtà oggi divenuta Fondazione Bianca Garavaglia, impegnata a sostenere progetti per la ricerca e la cura dei piccoli pazienti dell’Istituto dei Tumori di Milano.
Da quel rapporto nasce anche il cammino da Milano a Roma, accompagnato da una raccolta fondi. Il viaggio diventa un’occasione per sostenere la pediatria oncologica e, nello stesso tempo, ritrovare una direzione personale. Nicholas ricorda il supporto ricevuto durante il percorso: i contatti regolari e l’incoraggiamento lo aiutano ad andare avanti.
Le firme dei bambini sul mantello nero
Il costume di Batman assume progressivamente un significato preciso. Il nero del mantello richiama, nel racconto di Nicholas, i momenti bui della malattia. Le firme colorate dei bambini diventano il modo per aggiungere qualcosa di diverso a quel buio.
Gli ospedali sono, per lui, luoghi nei quali «ci si cura a vicenda»: può offrire vicinanza ai piccoli e ai loro familiari, ma riceve a sua volta affetto e sostegno.
Nicholas distingue il lavoro dei sanitari, che chiama affettuosamente «gli angeli col camice», dalla presenza dei volontari, capaci di accompagnare la quotidianità dei ricoveri con ascolto, gioco e relazione.
Un valore che trova espressione anche nell’impegno di chi, come i volontari di ABIO accanto ai bambini ricoverati a Udine, mette il proprio tempo a disposizione dei piccoli pazienti e delle loro famiglie.
Nel 2025 il secondo tumore e una visita speciale
Nel 2025 Nicholas deve affrontare una seconda diagnosi: un tumore maligno alla tiroide, distinto dal precedente. Nell’intervista racconta di essere stato sottoposto all’asportazione della tiroide.
La nuova malattia arriva con tutto il suo peso, ma questa volta Nicholas sente di avere strumenti diversi. Gli incontri in corsia, le relazioni costruite e ciò che ha imparato dai bambini lo aiutano ad affrontare il percorso con un’altra consapevolezza.
Uno degli episodi più significativi avviene dopo l’operazione: un bambino conosciuto durante il volontariato va a trovarlo insieme alla mamma.
Il ritorno in corsia dopo quattro mesi
La seconda malattia interrompe per circa quattro mesi il suo volontariato. Tornare dai bambini significa ritrovare un’attività che nel tempo è diventata una parte importante della sua vita.
Nicholas ricorda l’emozione e le gambe che tremavano. Sono ancora una volta i piccoli pazienti a metterlo a proprio agio, con un sorriso, una carezza o un abbraccio.
Da loro, spiega, ha imparato a guardare diversamente le priorità e a trovare momenti di leggerezza anche dentro situazioni difficili. Non significa negare la sofferenza: significa riconoscere che, accanto alla malattia, continuano a esistere le relazioni e la possibilità di condividere qualcosa di bello.
Le perdite e quelle «cicatrici che non si vedono»
Nel dialogo con Patrick trova spazio anche la parte più dolorosa degli incontri in ospedale. Nicholas racconta di aver perso tre bambini ai quali si era legato.
Parla di una «cicatrice che non si vede», qualcosa con cui imparare a convivere senza dimenticare le persone incontrate. Con le loro famiglie continua a mantenere i contatti, cercando di restare vicino anche dopo la perdita.
È una dimensione che non nasconde e che rende il suo racconto più completo: il volontariato porta affetto e momenti felici, ma espone anche alla sofferenza. Nicholas sceglie di continuare, custodendo il valore del tempo condiviso con quei bambini.