Confine orientale, da Trieste la proposta di Morosin: unire Veneto e Friuli Venezia Giulia nella "Venezie"
In Commissione a Trieste il consigliere veneto rilancia la macroregione speciale come alternativa al passaggio dei Comuni di confine.
Non il cambio di appartenenza dei singoli Comuni, ma un disegno istituzionale molto più ampio che coinvolga l'intero Veneto e il Friuli Venezia Giulia. È questa la linea portata a Trieste dal consigliere regionale veneto Alessio Morosin, ascoltato in Quinta Commissione insieme ai sindaci dell'area di confine del Veneto Orientale.
Il tema tocca da vicino il territorio veneto perché parte proprio dalle difficoltà segnalate da municipi che guardano ogni giorno oltre il confine regionale per servizi, collegamenti e organizzazione amministrativa. Nella sua audizione Morosin ha sostenuto che, invece di ipotizzare il distacco dal Veneto, serva valutare una soluzione di livello superiore: la nascita di una macroregione a statuto speciale chiamata “Venezie”.
L'intervento si è svolto a Trieste il 22 ottobre 2026 e si inserisce nel confronto aperto sui rapporti tra i Comuni del Veneto Orientale e il vicino Friuli Venezia Giulia, soprattutto per quanto riguarda i divari nei servizi e negli strumenti a disposizione degli enti locali.
Il nodo dei Comuni veneti lungo il confine
Nel suo ragionamento, Morosin ha richiamato gli studi della Fondazione Think Tank Nord Est e del Centro Studi del Consiglio regionale del Veneto, utilizzati per descrivere le criticità dei territori di frontiera. I punti messi sul tavolo sono tre: elementi demografici simili tra le aree considerate, differenze di natura economica e organizzativa tra i due versanti del confine e il peso che autonomia e specialità normativa possono avere nella gestione quotidiana.
Tra i dati citati in Commissione c'è quello relativo all'IRPEF media: nei Comuni veneti esaminati risulterebbe quasi doppia rispetto a quella dei Comuni friulani presi come riferimento. Secondo Morosin, questo squilibrio si riflette sulla capacità dei municipi di dare risposte ai cittadini, in settori come sanità, trasporti, giustizia e gestione dell'acqua.
La proposta politica: una macroregione speciale
Da qui l'idea di spostare il confronto su un piano più largo. Il consigliere di Liga Veneta Repubblica ha rilanciato infatti l'ipotesi di una fusione tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, valorizzando i rapporti storici ed economici tra le due realtà. Il riferimento istituzionale, ha spiegato, è il percorso previsto dall'articolo 132 della Costituzione.
Nella sua impostazione, il progetto delle “Venezie” dovrebbe servire a rendere più forte l'area del Nordest sotto il profilo amministrativo e competitivo, con l'obiettivo di semplificare i meccanismi burocratici, migliorare i servizi e rendere il territorio più attrattivo per gli investimenti.
Il passaggio con Calderoli e i rilievi giuridici
Durante l'audizione, Morosin ha anche riferito di una lettera ricevuta dal ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Roberto Calderoli. Nel testo, il ministro esprime interesse per l'iniziativa e richiama il tema delle macroregioni, ricordando un filone politico e teorico già emerso in passato.
La comunicazione, per come riportato in Commissione, contiene però anche osservazioni sul piano giuridico e sui possibili limiti costituzionali dell'operazione. Un passaggio che, al di là dell'apertura politica, segnala la necessità di approfondire con attenzione i profili normativi, finanziari e amministrativi di un progetto che avrebbe effetti ben oltre i confini dei singoli Comuni interessati.
Morosin ha infine sottolineato l'importanza di partire dai problemi concreti del Veneto Orientale senza fermarsi alla gestione dell'emergenza locale. L'idea, nella sua lettura, è usare il confronto sui territori di confine per aprire una discussione più ampia sul futuro dell'autonomia e sull'assetto istituzionale dell'area veneta e friulana.