Comuni del Veneto che guardano al Friuli, il caso arriva al centro del dibattito politico
Dopo l’audizione in commissione regionale, Serena Pellegrino invita a partire dalle comunità coinvolte e non solo dal tema delle risorse.
Il possibile cambio di regione da parte di alcuni Comuni veneti torna a far discutere anche per le ricadute che il tema può avere sui territori di confine e, più in generale, sul rapporto tra centro e amministrazioni periferiche. A intervenire, dopo l’audizione in V Commissione dei rappresentanti dei municipi interessati, è stata la consigliera regionale di Alleanza Verdi e Sinistra Serena Pellegrino.
La sua posizione è netta: una scelta di questo tipo, che tocca identità amministrativa, servizi e appartenenza territoriale, non può essere letta soltanto in chiave economica. Secondo la consigliera, il punto di partenza deve restare ciò che esprimono le comunità locali, insieme alla continuità geografica e ai rapporti culturali e linguistici che legano questi territori.
Il nodo politico emerso dopo l’audizione
Pellegrino ha chiesto che il confronto non venga ridotto a una comparazione tra bilanci regionali o a una gara su chi possa offrire di più. A suo giudizio, l’eventuale passaggio di Comuni veneti al Friuli Venezia Giulia va affrontato con un’impostazione politica e istituzionale più ampia, capace di tenere insieme storia locale, relazioni tra comunità e prospettiva futura.
Nel suo intervento, la consigliera ha richiamato anche un interrogativo che riguarda da vicino il Veneto: quanto l’attuale assetto amministrativo, in particolare nei rapporti con Venezia e con la Città metropolitana, abbia garantito rappresentanza e distribuzione equilibrata delle risorse ai territori più distanti dal capoluogo.
Il precedente di Sappada resta un riferimento
Nel ragionamento portato in commissione, Pellegrino ha ricordato il caso di Sappada come esempio concreto di un percorso già vissuto nel Nordest. Ha spiegato di aver sostenuto allora quel passaggio per rispetto dell’esito referendario espresso dai cittadini, pur trattandosi di una realtà lontana dal suo schieramento sul piano politico.
Il richiamo a Sappada, nelle sue parole, serve a ribadire un criterio di coerenza: quando una comunità si esprime su una questione che riguarda la propria collocazione istituzionale, la politica dovrebbe misurarsi con quella volontà senza piegarla a convenienze del momento.
Non solo fondi: identità, servizi e rapporti tra territori
La consigliera di Avs non nega che l’attrattività economica del Friuli Venezia Giulia faccia parte della discussione. Tuttavia, osserva che il tema delle maggiori disponibilità finanziarie non basta da solo a spiegare una richiesta tanto delicata, né può diventare l’unico metro di giudizio.
Per questo insiste sulla necessità di costruire un confronto basato sui legami tra i territori e su una visione condivisa, evitando semplificazioni. In altre parole, la decisione su eventuali passaggi di confine amministrativo dovrebbe poggiare su motivazioni solide e durature, non su un calcolo immediato.
La domanda aperta sull’autonomia differenziata
Nel dibattito si inserisce anche un altro elemento politico. Pellegrino ha posto una domanda che guarda al futuro del Veneto: se la regione ottenesse davvero l’autonomia differenziata invocata da anni, la spinta di questi Comuni verso il Friuli Venezia Giulia resterebbe immutata?
Per la consigliera, si tratta di una provocazione utile a comprendere meglio le ragioni profonde della richiesta. Il punto, ha concluso, è che le istituzioni devono ascoltare i territori coinvolti con serietà, mettendo al centro la volontà dei cittadini e i legami reali che tengono insieme una comunità.