Colline del Prosecco, nei vigneti DOCG parte il controllo hi-tech contro i cedimenti del terreno
Tra Conegliano e Valdobbiadene concluso un intervento che unisce opere di stabilizzazione e pali intelligenti per seguire i movimenti dei versanti.
La tenuta delle colline del Prosecco non riguarda soltanto la produzione vitivinicola: significa proteggere un paesaggio identitario del Veneto e ridurre i rischi in un’area dove le pendenze rendono più delicato l’equilibrio del suolo. In questo quadro si inserisce il progetto appena concluso nella denominazione Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG, pensato per prevenire le micro-frane e controllare nel tempo la stabilità dei vigneti.
L’intervento mette insieme lavori di consolidamento e strumenti digitali capaci di leggere i primi segnali di movimento del terreno. Il risultato, nelle intenzioni dei promotori, è un sistema che non si ferma all’opera realizzata ma continua a seguirne l’efficacia anche dopo la posa.
Un’area chiave per il Veneto del vino
Il progetto interessa il comprensorio della denominazione, distribuito in 15 comuni, con 8.760 ettari vitati e una rete produttiva che coinvolge 3.300 viticoltori. Il Consorzio di Tutela rappresenta inoltre più di 217 aziende associate, in un territorio dove la viticoltura in collina ha un peso economico evidente e un valore paesaggistico riconosciuto anche dall’UNESCO.
Negli ultimi anni l’attenzione verso la fragilità dei versanti è cresciuta insieme alla frequenza degli episodi meteorologici intensi. In una zona come questa, anche piccoli cedimenti superficiali possono avere effetti diretti sull’attività agricola e sulla conservazione del paesaggio rurale.
Chi ha sviluppato l’intervento
A portare avanti l’iniziativa sono state Officine Maccaferri, gruppo attivo nelle soluzioni di ingegneria civile e ambientale, e il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG. Nel lavoro sono state inserite anche le tecnologie di NESA, società del Gruppo Maccaferri specializzata in monitoraggio ambientale e industriale e in sistemi di allerta precoce.
Il progetto, annunciato il 4 agosto 2026, viene presentato come una sperimentazione già completata, con l’obiettivo di combinare interventi sul terreno, sensoristica IoT e lettura dei dati ambientali in un unico modello operativo.
Come vengono seguiti i movimenti del suolo
Dal punto di vista tecnico, la soluzione adottata abbina opere di sistemazione dei versanti, come gabbioni e terre rinforzate, a dispositivi elettronici destinati a verificare nel tempo il comportamento delle aree trattate. L’idea è rendere controllabili strutture che, di norma, una volta realizzate vengono osservate soprattutto attraverso verifiche periodiche tradizionali.
Il monitoraggio si basa sugli Smart Pole di NESA, pali da vigneto sensorizzati e brevettati che registrano inclinazioni, vibrazioni e altri segnali collegabili a fenomeni di instabilità superficiale. Le informazioni raccolte vengono inviate ai sistemi di elaborazione, che possono evidenziare anomalie, seguire l’evoluzione dei movimenti e supportare valutazioni predittive.
In termini pratici, questo approccio punta a intercettare i primi indizi di un possibile cedimento prima che il problema si allarghi, con ripercussioni più pesanti sui filari e sul lavoro delle aziende agricole.
Le ricadute attese sulle colline DOCG
Per il Conegliano Valdobbiadene il tema non è soltanto ingegneristico. La stabilità dei versanti condiziona la continuità della produzione, la sostenibilità economica delle imprese viticole e la conservazione di un paesaggio collinare altamente specializzato, tra i più riconoscibili del Veneto.
Stefano Susani, amministratore delegato di Officine Maccaferri, ha definito l’iniziativa un esempio concreto di collaborazione in cui la prevenzione diventa una leva per difendere territori fragili e il loro valore produttivo, economico e paesaggistico. Diego Tomasi, direttore del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG, ha spiegato che la scelta di Maccaferri è maturata sulla base del lavoro sviluppato negli ultimi anni dall’azienda per individuare soluzioni adatte anche ai contesti più complessi.
Per le colline tra Conegliano e Valdobbiadene, dunque, il progetto rappresenta anche un test su come la tecnologia possa affiancare la gestione del territorio agricolo: non solo risposta ai problemi, ma osservazione continua di un equilibrio che qui resta centrale per il futuro del paesaggio e della filiera del vino.