Cison, al Bosco delle Penne Mozze il raduno alpino si lega a una nuova opera simbolo
Nel luogo della memoria alpina trevigiana inaugurata “Speranza”, installazione di Valentino Moro durante la 55ª edizione del raduno.
Nel punto più alto del Bosco delle Penne Mozze, sopra Cison di Valmarino, da oggi c’è un nuovo segno affidato alla memoria e al paesaggio. Si chiama “Speranza” ed è l’opera in ferro presentata domenica 30 agosto in occasione del 55° Raduno delle Penne Mozze, appuntamento che ogni anno richiama alpini, amministratori e comunità locali in uno dei luoghi più riconoscibili del Trevigiano.
L’intervento è stato collocato accanto al Cristo che domina il bosco dallo sperone panoramico. Non è soltanto un elemento artistico: la struttura è stata pensata anche come protezione dello spazio affacciato sul versante, con una soluzione che unisce valore simbolico e funzione concreta.
Il Bosco delle Penne Mozze custodisce oltre 2.500 stele dedicate agli alpini morti in guerra. Per questo il raduno di Cison mantiene un peso particolare nel calendario delle penne nere venete: non solo una ricorrenza associativa, ma un momento che rinnova il legame tra memoria, territorio e generazioni.
Una domenica di forte richiamo per il sito monumentale
La mattinata del raduno si è sviluppata secondo il cerimoniale tradizionale, con l’alzabandiera e l’omaggio ai caduti. Tra i presenti c’erano numerosi sindaci, rappresentanti istituzionali e militari, il presidente nazionale dell’ANA Sebastiano Favero e l’arcivescovo di Loreto Fabio Dal Cin.
L’edizione 2026 viene indicata anche per il rilievo solenne assunto dalla celebrazione: nella storia del raduno, infatti, è stata la seconda occasione con la presenza del labaro nazionale, elemento che ha dato ulteriore peso alla cerimonia ospitata nel bosco monumentale di Cison.
“Speranza”, il nuovo segno accanto al Cristo
L’opera firmata dallo scultore Valentino Moro è stata realizzata sulla cengia che incornicia la sporgenza rocciosa dove si trova il Cristo collocato dai cisonesi negli anni Settanta, nella fase in cui il Bosco delle Penne Mozze prendeva forma.
La composizione richiama i rami di un albero in ferro e accompagna il margine dello spazio panoramico con cavetti d’acciaio integrati nella struttura. Il risultato è un parapetto artistico che dialoga con l’ambiente naturale senza rinunciare alla funzione di sicurezza.
Al centro del lavoro compare un ulivo spezzato, immagine che rimanda alle penne mozze e ai soldati caduti nei conflitti. A questo segno si affianca un ramo vitale, pensato come richiamo alla rinascita. Quando il drappo è stato rimosso, i presenti hanno salutato l’inaugurazione con un lungo applauso.
Il messaggio affidato all’opera
Nel presentare il suo intervento, Moro ha spiegato di aver voluto lasciare un messaggio di pace e fiducia, tanto più significativo in una fase storica segnata da guerre e tensioni internazionali. Per l’artista, lavorare in questo spazio ha significato misurarsi con un luogo percepito come sacro dalla memoria alpina.
La nuova installazione si inserisce così nel percorso simbolico del bosco, rafforzando il carattere del sito come riferimento per il ricordo dei caduti. A Cison di Valmarino, il raduno 2026 lascia quindi anche un segno materiale destinato a restare: un’opera che protegge, richiama il sacrificio e prova a tradurlo in un’immagine di futuro.
Con l’inaugurazione di “Speranza”, il Bosco delle Penne Mozze aggiunge un nuovo elemento al proprio patrimonio memoriale, confermando il ruolo che questo luogo continua ad avere per la comunità alpina e per tutto il territorio veneto.