Caso Francesco Gianello, la perizia riapre il nodo delle cure: «Con le terapie oncologiche aveva concrete possibilità»
Nel procedimento in Corte d’Assise a Vicenza i consulenti indicano che il 14enne avrebbe potuto affrontare il tumore con cure mediche riconosciute. Spunta anche l’ipotesi Artemisia.
Il processo aperto a Vicenza per la morte di Francesco Gianello entra in una fase decisiva dopo il deposito della consulenza disposta dalla Corte d’Assise. Secondo gli esperti nominati dai giudici, il ragazzo, morto a 14 anni nel gennaio 2024, avrebbe avuto possibilità di sopravvivenza se fosse stato seguito con i percorsi terapeutici previsti dall’oncologia.
La relazione tecnica, firmata da Antonello Cirnelli e Franca Fagioli e depositata il 7 settembre, riguarda uno dei casi che più hanno colpito il Vicentino. Al centro c’è la scelta di non intraprendere, secondo l’impostazione dell’accusa, le terapie indicate dalla medicina per un osteosarcoma.
Che cosa emerge dalla consulenza
Nel documento peritale si sostiene che la morte del quattordicenne non possa essere considerata un esito inevitabile. Gli specialisti incaricati dal tribunale hanno ricostruito il quadro clinico del giovane e sono arrivati alla conclusione che chemioterapia e chirurgia, se praticate secondo i protocolli, avrebbero potuto offrire una concreta prospettiva di salvezza.
Si tratta di un passaggio rilevante nel dibattimento, perché affronta il punto centrale della vicenda: il rapporto tra il percorso seguito dalla famiglia e l’esito fatale della malattia. La consulenza, però, non chiude il caso e dovrà essere discussa in aula nel confronto tra le parti.
L’accusa ai genitori e il nodo del nesso causale
I genitori del ragazzo rispondono di omicidio volontario con dolo eventuale. L’impianto accusatorio contesta di essersi affidati al cosiddetto metodo Hamer, rinunciando alle cure oncologiche ritenute necessarie.
La linea difensiva aveva invece contestato l’esistenza di un collegamento diretto tra quelle decisioni e il decesso di Francesco. Proprio su questo punto la perizia assume peso nel processo vicentino, perché i consulenti ritengono che un’alternativa terapeutica efficace esistesse.
L’ipotesi sui prodotti a base di Artemisia
Nel documento compare anche un elemento nuovo rispetto a quanto emerso finora nel procedimento. I periti indicano la possibilità che siano stati impiegati prodotti a base di Artemisia, ritenuti neurotossici nella loro valutazione.
L’eventuale utilizzo di queste sostanze viene collegato all’ambiente del metodo Hamer, teoria priva di riconoscimento scientifico. Anche questo aspetto, tuttavia, resta materia di accertamento processuale: sarà la Corte a dover valutare attendibilità della ricostruzione, modalità di somministrazione e possibili effetti sul quadro clinico del ragazzo.
Il prossimo passaggio in aula a Vicenza
La discussione della consulenza è fissata per mercoledì 16 settembre davanti alla Corte d’Assise di Vicenza. Sarà uno dei momenti più delicati del procedimento, perché accusa e difesa entreranno nel merito delle conclusioni degli esperti e della storia clinica di Francesco.
Resta quindi aperto il giudizio sulle responsabilità penali contestate ai genitori. La perizia rappresenta un tassello importante dell’inchiesta giudiziaria, ma l’accertamento definitivo potrà arrivare solo con la decisione del tribunale, nel rispetto della presunzione di innocenza prevista dall’ordinamento.