Case pubbliche vuote in Veneto, la Regione mette 50 milioni sul recupero
Due linee da 25 milioni per riportare in uso appartamenti ERP e immobili pubblici da destinare anche al social housing.
Più che nuove costruzioni, questa volta il Veneto sceglie di partire da ciò che è già disponibile ma oggi resta inutilizzabile. La Regione ha varato due bandi da 25 milioni di euro ciascuno con l'obiettivo di rimettere in funzione alloggi pubblici sfitti e sostenere progetti abitativi a canone più accessibile.
La misura riguarda enti e gestori del patrimonio pubblico, non i cittadini in cerca di casa attraverso una domanda diretta. I fondi sono destinati ad Ater, Comuni, aziende speciali comunali e, per la linea dedicata al social housing, anche a Ipab, aziende ospedaliere e Istituto oncologico veneto.
Il totale delle risorse arriva così a 50 milioni di euro. Il punto centrale del piano è il recupero di immobili già esistenti, oggi fuori uso per necessità di manutenzione, adeguamento o ristrutturazione, in modo da riportarli sul mercato dell'abitare pubblico e calmierato.
Due bandi distinti e obiettivi diversi
La prima tranche da 25 milioni è rivolta agli alloggi di edilizia residenziale pubblica che al momento non possono essere assegnati. I contributi possono finanziare lavori di manutenzione straordinaria, restauro, risanamento, ristrutturazione ed efficientamento energetico. Una volta completati gli interventi, gli appartamenti rientreranno nelle normali procedure di assegnazione previste nei singoli territori.
L'altro bando, anch'esso da 25 milioni, guarda invece al social housing. In questo caso il raggio d'azione è più ampio e interessa immobili pubblici da recuperare per persone e nuclei che non riescono a sostenere gli affitti del mercato privato ma non sempre hanno i requisiti per accedere alla casa popolare.
Tra i profili indicati come prioritari compaiono personale medico, infermieristico e socio-sanitario, giovani coppie, giovani e famiglie con redditi troppo bassi per il libero mercato ma non compatibili con l'ERP, oltre ad altre situazioni di fragilità che potranno essere definite nei progetti presentati.
Per chi cerca casa non cambia subito la procedura
Un aspetto da chiarire riguarda proprio l'accesso. L'approvazione dei bandi non apre una nuova iscrizione per le famiglie e non crea una graduatoria regionale unica. La fase che parte ora è quella delle candidature degli enti, che dovranno presentare i propri progetti attraverso la piattaforma Avepa quando saranno comunicate le finestre operative.
Per chi è già inserito o intende inserirsi nelle graduatorie ERP comunali, l'effetto potrà arrivare solo più avanti: se i lavori verranno finanziati e conclusi, aumenterà il numero degli alloggi materialmente assegnabili. Restano però in vigore i bandi locali, i requisiti previsti e i tempi tecnici già stabiliti da Comuni e gestori.
Anche sul fronte del social housing non esiste ancora una misura unica con canoni, durata dei contratti o criteri validi per tutto il Veneto. Saranno i singoli interventi ammessi a finanziamento a definire in concreto destinatari, sostenibilità economica e modalità di gestione.
Il peso del patrimonio oggi fermo
La scelta della Regione parte da un dato che fotografa bene il problema: a gennaio erano stati stimati 8.800 alloggi popolari sfitti bisognosi di lavori di riqualificazione o ristrutturazione. Un numero che rende evidente quanto patrimonio esista già, ma non sia immediatamente utilizzabile.
Uno sfitto ERP, infatti, non coincide con una casa pronta per essere consegnata. In molti casi servono interventi sugli impianti, sui serramenti, sull'involucro edilizio o opere più consistenti per rendere l'immobile di nuovo abitabile e conforme.
È proprio qui che si inserisce la logica del nuovo pacchetto: riportare a funzione abitativa immobili pubblici già individuati, anziché concentrare tutta la risposta sull'espansione del costruito. La verifica concreta, però, arriverà solo con i progetti selezionati e con il numero effettivo di appartamenti che torneranno disponibili.
Il precedente dei fondi già usati e il ruolo dei territori
La Regione, nei mesi scorsi, aveva già richiamato i risultati ottenuti con PNRR e Fondo complementare, che hanno consentito di riqualificare circa 2.000 alloggi ERP in Veneto. Il solo Fondo complementare vale 99,7 milioni e finanzia 64 iniziative, con gran parte degli interventi già conclusi secondo l'ultimo aggiornamento diffuso.
Tra gli esempi citati figurano il recupero di alloggi a Marostica e un intervento su 110 appartamenti ERP a Este realizzato dal Comune con Ater Padova. Non si tratta degli stessi bandi approvati ora, ma indicano il tipo di operazioni su cui la Regione intende proseguire.
Per i Comuni il passaggio è rilevante perché non riguarda soltanto la gestione delle graduatorie. Gli enti locali possono candidare immobili, costruire progetti, coordinare il recupero del patrimonio e lavorare insieme ad Ater o ad altri soggetti pubblici. La partita, quindi, si giocherà anche sulla capacità dei territori di presentare proposte mature e subito cantierabili.
Casa, lavoro e servizi: perché il social housing guarda anche alla sanità
L'estensione del bando ad aziende ospedaliere e Istituto oncologico veneto segnala che il problema abitativo viene letto anche come questione legata ai servizi. In aree dove gli affitti sono alti o l'offerta è insufficiente, trovare una sistemazione accessibile può diventare un fattore decisivo anche per medici, infermieri e operatori socio-sanitari.
Lo stesso discorso vale per le famiglie e per i lavoratori che restano in una fascia intermedia: troppo deboli per il mercato libero, ma non sempre collocabili nell'edilizia pubblica tradizionale. In questo spazio la Regione punta a inserire i progetti di social housing, che però dovranno ancora tradursi in interventi concreti sul territorio.
La novità, quindi, non è l'arrivo immediato di nuove case disponibili, ma l'apertura di una nuova fase di investimento sul patrimonio pubblico inutilizzato. Il risultato si misurerà nei prossimi mesi, quando dai bandi si passerà ai cantieri e, soprattutto, agli alloggi effettivamente restituiti all'uso abitativo.