Tumore al fegato, a Trieste parte uno studio sui segnali che anticipano l’inefficacia dei farmaci

MIRA-HCC durerà 12 mesi e sarà sviluppato dalla Fondazione Italiana Fegato in AREA Science Park dal gennaio 2027.

06 novembre 2026 10:24
Tumore al fegato, a Trieste parte uno studio sui segnali che anticipano l’inefficacia dei farmaci -
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TRIESTE – Perché alcuni tumori del fegato non rispondono ai medicinali, mentre altri riescono a sviluppare una resistenza dopo una fase iniziale di trattamento? Da questa domanda nasce MIRA-HCC, il progetto di ricerca che la Fondazione Italiana Fegato (FIF) ETS avvierà a gennaio 2027 grazie al sostegno della Fondazione CRTrieste. L'obiettivo è individuare indizi molecolari utili, in prospettiva, a scegliere terapie più adatte alle caratteristiche di ciascun paziente.

L'iniziativa, il cui nome completo è Marcatori Integrati della Risposta Terapeutica nell'Epatocarcinoma, durerà 12 mesi e si svolgerà nella sede della Fondazione Italiana Fegato all'AREA Science Park di Trieste. Il programma unirà competenze di oncologia, biologia molecolare e analisi informatica dei dati biologici. Non si tratta di una cura già disponibile, ma di uno studio destinato a gettare le basi per sviluppi successivi.

Epatocarcinoma, il problema della diagnosi tardiva e dei trattamenti resistenti

L'epatocarcinoma (HCC) è la forma più comune di tumore primitivo del fegato. Insorge soprattutto in persone con malattie epatiche croniche, tra cui epatiti virali, cirrosi e disturbi metabolici. La diagnosi può arrivare quando la malattia è già avanzata e, anche quando sono disponibili trattamenti, non tutti i pazienti ne traggono il medesimo beneficio.

A mettere in evidenza questa difficoltà è Caecilia Sukowati, Senior Scientist della FIF e responsabile di MIRA-HCC. Secondo la ricercatrice, la resistenza ai farmaci resta un ostacolo significativo, in Italia e anche in Friuli Venezia Giulia: alcuni tumori mostrano una scarsa risposta fin dall'inizio, altri si adattano alle terapie nel tempo, rendendole meno efficaci. Riconoscere precocemente questa possibilità potrebbe aiutare a evitare percorsi terapeutici poco utili.

Come lavoreranno i ricercatori a Trieste

Il gruppo di studio confronterà modelli cellulari di tumore del fegato sensibili ai farmaci con modelli che hanno acquisito resistenza. Attraverso analisi bioinformatiche e verifiche sperimentali cercherà di identificare le trasformazioni molecolari che distinguono le cellule e consentono loro di sopravvivere ai trattamenti.

La ricerca approfondirà anche il ruolo di geni e processi biologici coinvolti nella risposta terapeutica. Capire quali meccanismi si attivino quando il farmaco perde efficacia potrebbe consentire di riconoscere segnali ricorrenti e di individuare potenziali bersagli per nuovi trattamenti. Una fase successiva potrebbe prevedere la validazione dei risultati su campioni biologici umani: è una prospettiva futura, non una sperimentazione clinica già annunciata.

Biomarcatori, cosa potrebbe cambiare per i pazienti

I biomarcatori molecolari sono caratteristiche biologiche misurabili che, se opportunamente validate, possono fornire informazioni sul comportamento di una malattia o sulla possibile risposta a una terapia. MIRA-HCC punta a identificarne alcuni associati alla resistenza nell'epatocarcinoma.

In futuro, questi indicatori potrebbero contribuire a prevedere quali pazienti hanno maggiori probabilità di beneficiare di specifici farmaci, suggerendo al tempo stesso nuove direzioni per la ricerca. Il traguardo è quello della medicina di precisione, che prova a personalizzare le cure sulla base delle caratteristiche molecolari del tumore. Prima di un impiego clinico saranno però necessarie ulteriori verifiche.

Anche la qualità della vita al centro della ricerca

Quando un trattamento si dimostra inefficace, la persona malata può dover affrontare nuovi esami, controlli e cambiamenti terapeutici. A questo carico si aggiunge il consumo di risorse assistenziali. Individuare tempestivamente una probabile mancata risposta potrebbe quindi migliorare l'appropriatezza delle decisioni cliniche, oltre a ridurre il ricorso a terapie potenzialmente inutili.

Il presidente della Fondazione Italiana Fegato, Claudio Tiribelli, sottolinea proprio questo aspetto: conoscere meglio la resistenza ai farmaci può creare le premesse per una gestione più mirata ed efficiente, con benefici potenziali tanto per i pazienti quanto per la sostenibilità del sistema sanitario.

Dodici mesi di studi all'AREA Science Park

Con il contributo della Fondazione CRTrieste, la Fondazione Italiana Fegato svilupperà dunque un anno di indagini sui meccanismi che rendono difficile curare alcune forme di tumore epatico. Il progetto punta a produrre nuove conoscenze e a selezionare possibili marcatori di risposta terapeutica, da studiare e validare ulteriormente.

Da Trieste prende così avvio una ricerca che non promette risultati immediati, ma affronta una domanda decisiva per l'oncologia: capire prima quando una terapia rischia di non funzionare, così da rendere un giorno le scelte di cura più informate e personalizzate.

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