Basilica del Santo, il cantiere nascosto sopra Padova si apre al pubblico per una sera
Nel Chiostro della Magnolia immagini e spiegazioni sul nuovo impianto antincendio tra le antiche strutture lignee delle cupole antoniane
C’è una parte della Basilica di Sant’Antonio che quasi nessuno vede: quella sospesa sopra le volte, dentro le cupole, dove sopravvive un’ossatura lignea medievale di eccezionale valore. Lunedì 22 giugno 2026, a Padova, quel mondo normalmente irraggiungibile verrà mostrato attraverso video e fotografie realizzati durante i lavori in corso.
L’appuntamento è fissato alle 20.45 nel Chiostro della Magnolia e rientra nel programma del Giugno Antoniano 2026. L’iniziativa, promossa dalla Veneranda Arca di Sant’Antonio, mette al centro un intervento molto delicato: l’adeguamento e il potenziamento della protezione antincendio dell’intero Complesso Antoniano, ormai in fase conclusiva.
Per il pubblico padovano sarà l’occasione per capire come si opera in uno dei luoghi simbolo della città senza intaccarne l’identità storica. Il focus non sarà soltanto tecnico: la serata punterà anche a restituire il senso di un cantiere che lavora su elementi risalenti al Duecento, tra i più antichi esempi di carpenteria lignea conservati in Europa.
Un viaggio dentro spazi che di solito restano chiusi
L’incontro, intitolato “Tre le Cupole del Santo”, proporrà una sorta di visita virtuale nelle parti alte della Basilica. Non una semplice presentazione, quindi, ma il racconto diretto di ciò che è stato fatto tra travi antiche, passaggi stretti e superfici monumentali che richiedono massima attenzione.
Le immagini raccolte durante le lavorazioni mostreranno ambienti poco conosciuti anche a chi frequenta abitualmente il Santo. Il valore dell’iniziativa sta proprio qui: avvicinare la città a un patrimonio nascosto, spiegando in modo concreto come si possa conciliare la tutela di un bene storico con esigenze attuali di sicurezza.
La scelta del Water Mist per proteggere il complesso
Per la difesa antincendio è stata adottata la tecnologia Water Mist, già utilizzata anche in altri contesti monumentali di grande rilievo come la Basilica di San Marco e la Scuola Grande di San Rocco, a Venezia. Il sistema funziona attraverso una nebbia d’acqua ad alta pressione, pensata per intervenire in caso di incendio limitando al massimo l’impatto sugli ambienti.
In un luogo come il Santo, dove la materia storica ha un valore insostituibile, la scelta dell’impianto è uno degli aspetti più significativi del progetto. Non conta solo l’efficacia nello spegnimento, ma anche la compatibilità con strutture antiche e particolarmente fragili, soprattutto laddove il legno costituisce ancora una parte essenziale dell’architettura originaria.
Lavori complessi tra altezze e strutture medievali
Tra gli elementi che verranno illustrati durante la serata c’è anche il metodo adottato per l’installazione. Gli addetti dell’edilizia acrobatica hanno operato in sospensione, ancorandosi direttamente alle travi storiche, senza montare ponteggi all’interno delle cupole.
È un dettaglio che restituisce bene la difficoltà del cantiere: spazi elevati, margini ridotti di manovra e la necessità di intervenire con il minimo impatto possibile. In questo senso, il lavoro eseguito sopra la Basilica racconta non solo un aggiornamento impiantistico, ma anche un modo di intervenire sul patrimonio monumentale con tecniche specialistiche.
Chi interviene e come partecipare
A illustrare il progetto saranno due figure direttamente coinvolte: l’ingegner Fabio Dattilo, già alla guida del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco e oggi Presidente Capo della Veneranda Arca, e la professoressa Giovanna Valenzano, direttrice del Dipartimento dei Beni Culturali dell’Università di Padova, docente di Storia dell’arte medievale e presidente della Veneranda Arca di Sant’Antonio.
L’ingresso alla serata è gratuito, con prenotazione. Per Padova è un’occasione rara: vedere, seppure attraverso una documentazione video, ciò che accade sopra uno dei luoghi più rappresentativi della città e comprendere come si protegge un monumento che attraversa da secoli la storia religiosa, artistica e urbana del territorio.