Anna Zilio, l’esame autoptico indica una patologia cardiaca rara: il caso va verso la chiusura
Per la runner vicentina trovata morta a Verona nel 2025 emerge una cardiomiopatia aritmogena biventricolare. Esami tossicologici negativi.
Per mesi, nel mondo del running tra Verona e Vicenza, il nome di Anna Zilio è rimasto legato a domande senza risposta. Oggi il quadro cambia: gli accertamenti autoptici attribuiscono la morte della podista veneta a una rara malattia del cuore, una conclusione che orienta l’inchiesta verso l’archiviazione come decesso dovuto a cause naturali.
La donna, 39 anni, originaria del Vicentino e residente a Verona, era stata trovata senza vita nella sua abitazione nell’ottobre 2025. Gli esiti consegnati alla Procura di Verona, riportati martedì 5 maggio 2026 da diverse testate, indicano come causa del decesso una cardiomiopatia aritmogena biventricolare.
Nello stesso fascicolo pesavano anche i dubbi nati dopo la morte di Alberto Zordan, 48 anni, altro atleta della stessa società sportiva, deceduto poche settimane più tardi nel sonno a Sovizzo. La coincidenza aveva alimentato timori e interrogativi in una comunità sportiva già profondamente colpita.
Il punto che emerge dagli accertamenti
Secondo quanto riportato nelle ricostruzioni diffuse in queste ore, l’autopsia esclude scenari legati a sostanze o pratiche illecite. Gli esami tossicologici avrebbero infatti dato esito negativo, mentre l’attenzione si è concentrata su una patologia cardiaca rara che può provocare aritmie gravi anche in persone giovani e attive.
Nel caso di Anna Zilio, la malattia avrebbe causato il decesso durante il sonno. È un passaggio decisivo perché sposta la vicenda da un’ipotesi investigativa complessa a una spiegazione clinica precisa, pur senza alleggerire il peso umano della perdita.
La definizione di morte naturale, in questo contesto, riguarda la causa medica del decesso. Non rende meno sconvolgente quanto accaduto a una sportiva conosciuta nel podismo veneto, ma ridimensiona l’ipotesi di un legame esterno o di un elemento comune con altri episodi.
Perché l’inchiesta potrebbe fermarsi
La Procura di Verona aveva aperto un fascicolo contro ignoti proprio per verificare se dietro quella morte improvvisa potessero esserci responsabilità di altro tipo. La prudenza investigativa era stata rafforzata dalla successione ravvicinata dei due decessi che avevano coinvolto atleti del Team Km Sport di San Martino Buon Albergo.
Con l’esito autoptico ora disponibile, l’impianto del fascicolo principale perde però consistenza sul piano penale. Le notizie circolate a livello locale indicano infatti l’intenzione di procedere con una richiesta di archiviazione, passaggio che dovrà poi seguire il normale iter davanti all’autorità giudiziaria.
Resta quindi un cambio netto di prospettiva: non più un caso letto soprattutto come possibile giallo, ma una tragedia sanitaria che ha colpito una donna giovane, molto attiva e inserita da anni nell’ambiente delle gare su strada.
Una figura conosciuta tra Vicentino e Veronese
Anna Zilio era un volto noto nel circuito podistico regionale. Aveva radici nel Vicentino, tra Marano Vicentino e l’area di Thiene, e nel tempo aveva costruito la sua vita a Verona, senza mai allontanarsi dal mondo della corsa.
Non era soltanto una partecipante alle gare: per compagni e conoscenti rappresentava anche un riferimento organizzativo dentro la società sportiva. Lavorava nell’ambito degli articoli sportivi e viveva con continuità l’ambiente delle competizioni, delle iscrizioni e degli allenamenti.
Tra i risultati ricordati negli anni c’è anche la vittoria della 30 Trentina nel 2019. Poco prima della morte aveva affrontato prove impegnative, compresa una gara di 150 chilometri in Belgio, e la sua ultima competizione era stata la StrArzignano, chiusa con il settimo posto assoluto.
Il collegamento temuto con Alberto Zordan
La morte di Alberto Zordan, avvenuta all’inizio di novembre 2025 a Sovizzo, aveva inevitabilmente accresciuto l’attenzione pubblica. Due atleti della stessa squadra, entrambi morti nel sonno nel giro di poche settimane, erano un dato troppo forte per non imporre verifiche approfondite.
Le ricostruzioni diffuse oggi, però, vanno in una direzione diversa da quella ipotizzata inizialmente da molti osservatori. Non emergerebbero elementi tossicologici comuni, né un nesso diretto tra i due decessi. Anche questo contribuisce a riportare la vicenda entro un perimetro più definito e meno esposto a interpretazioni suggestive.
Per il mondo del running veneto resta comunque una ferita profonda. Quelle morti ravvicinate avevano colpito non soltanto una società sportiva, ma un’intera rete di atleti amatoriali abituati a condividere gare, trasferte e allenamenti tra province vicine.
Il tema dei certificati resta separato dalla causa del decesso
Nei mesi scorsi il nome di Anna Zilio era entrato anche in un altro filone di attenzione, quello relativo ai certificati medici sportivi e a possibili irregolarità documentali. Un capitolo delicato, che aveva aggiunto ulteriore complessità a una storia già dolorosa.
L’esito dell’autopsia, però, distingue chiaramente i piani. Da una parte c’è la causa della morte, che viene ricondotta a una cardiopatia rara; dall’altra restano eventuali verifiche su documenti e procedure, che seguono un binario diverso e che richiedono la stessa cautela nel valutare responsabilità e rilievo effettivo.
È una distinzione importante anche per evitare semplificazioni. L’accertamento medico chiarisce il motivo biologico del decesso; un’eventuale anomalia amministrativa, se accertata, appartiene invece a un altro livello e non coincide automaticamente con la spiegazione della morte.
Cosa lascia questa vicenda nel Veneto dello sport amatoriale
La storia di Anna Zilio ha colpito perché ha incrinato un’idea molto diffusa: quella secondo cui una vita scandita da allenamenti, gare e attenzione alla forma fisica metta al riparo da eventi improvvisi. La medicina, invece, mostra da tempo un quadro più complesso, soprattutto quando entrano in gioco patologie cardiache rare o genetiche.
Per questo, oltre al possibile epilogo giudiziario, resta una riflessione che riguarda l’intero movimento sportivo regionale: la prevenzione, l’idoneità agonistica, l’ascolto dei segnali del corpo e la qualità dei controlli non sono aspetti secondari, ma parte stessa della tutela di chi pratica sport.
Gli accertamenti offrono oggi una risposta che mancava, e chiudono almeno in parte la stagione dei sospetti. Non chiudono però il lutto di una comunità che tra Verona e Vicenza continua a ricordare Anna Zilio prima di tutto per ciò che era nella vita quotidiana della corsa: un’atleta apprezzata, una presenza riconoscibile, una donna la cui scomparsa resta difficile da accettare.