A Venezia il termometro della spesa: meno botteghe alimentari, ma punti vendita più grandi e più personale
Il report presentato in laguna segnala una trasformazione del commercio food: calano le attività dal 2012, mentre cresce il peso degli esercizi più strutturati.
Il commercio alimentare di vicinato e di media dimensione sta cambiando volto in tutta Italia, e da Venezia arriva una fotografia che aiuta a leggere questa trasformazione. Lo studio “La bottega del futuro. Come cambiano i consumi, come evolve il negozio”, illustrato il 20 luglio 2026 da Format Research, mette in evidenza un dato netto: le imprese diminuiscono, ma quelle che restano hanno una struttura più robusta e una maggiore capacità di impiegare lavoratori.
Nel 2024 le attività del dettaglio alimentare sono 123.383 su circa 518 mila imprese complessive del commercio al dettaglio. In termini percentuali, il settore vale il 23,7% del totale. Il numero dei negozi, però, racconta solo una parte della storia, perché sul fronte dell’occupazione il comparto mostra una tenuta che va in controtendenza rispetto alla riduzione delle insegne.
Un settore che si concentra e cambia dimensione
Il punto centrale del report è proprio questo: meno esercizi non significa automaticamente meno lavoro. Secondo l’analisi, il sistema distributivo si sta spostando verso formule mediamente più organizzate, capaci di reggere meglio il mercato e di assorbire più addetti rispetto al passato.
Il confronto con il 2012 chiarisce la portata del cambiamento. Dodici anni fa le imprese del commercio alimentare al dettaglio erano 154.944; nel 2024 si fermano a 123.383. La discesa è stata quasi continua lungo tutto l’arco temporale osservato, fino al nuovo arretramento registrato nell’ultimo anno, pari al -1,4% rispetto al 2023.
La differenza tra negozi specializzati e non specializzati
Dentro questo quadro generale emerge una distinzione importante. A perdere terreno soprattutto è il dettaglio non specializzato, passato da 48.643 attività nel 2012 a 26.578 nel 2024. Una contrazione molto marcata, che segnala come una parte del mercato abbia subito più di altre la pressione dei nuovi modelli di consumo e della concorrenza.
Più vicino ai livelli di partenza, invece, il commercio specializzato. Nello stesso periodo passa da 76.912 a 78.478 imprese, mostrando quindi una sostanziale tenuta. È un elemento che suggerisce come identità dell’offerta, assortimento mirato e riconoscibilità del punto vendita continuino ad avere un peso rilevante.
Come si stanno muovendo i consumatori italiani
La ricerca presentata a Venezia non si ferma ai numeri delle aziende. Un altro passaggio riguarda il modo in cui le famiglie fanno la spesa. Il quadro descritto è quello di acquisti più ravvicinati, meno accumulo domestico e maggiore attenzione a evitare sprechi.
Incidono fattori strutturali come l’invecchiamento della popolazione e il calo demografico. I consumatori più anziani dispongono mediamente di maggiori risorse e sostengono una parte della domanda, mentre i più giovani continuano a orientare abitudini e tendenze, influenzando la direzione del mercato.
Ne deriva una spesa più frammentata: carrelli meno pieni, minore fedeltà al negozio e scelta più selettiva dei prodotti. Gli acquisti considerati non indispensabili vengono ridotti, mentre la sostituzione dei beni avviene sempre più spesso solo quando serve davvero.
Prezzo e qualità restano i criteri decisivi
Per chi opera nel settore alimentare, il report indica con chiarezza quali leve pesano di più nelle decisioni dei clienti. Il rapporto qualità-prezzo è segnalato dal 95,1% degli intervistati, davanti a promozioni e offerte, al 91,8%, e alla qualità del prodotto, compresi ingredienti e caratteristiche percepite, al 91,5%.
Tra i formati ritenuti più convenienti cresce inoltre l’attenzione verso discount e drugstore. In un contesto così competitivo, la sfida per i dettaglianti è rendere riconoscibile la propria proposta, spiegando in modo concreto perché un consumatore dovrebbe scegliere quel punto vendita invece di un altro.
Le basi dello studio presentato in laguna
L’analisi è costruita su elaborazioni di Format Research a partire da dati Istat e Unioncamere, insieme a materiali di Agronetwork e dell’Osservatorio FIDA 2025 e 2026. Tra i riferimenti utilizzati figurano anche gli atti del Convegno FIDA 2026 curati dal professor Roberto Ravazzoni.
Per una città come Venezia, sede della presentazione, il report offre un osservatorio utile su un comparto che sta ridefinendo i propri equilibri. Il numero dei negozi cala, ma il commercio alimentare non si limita a restringersi: si riorganizza, cambia formato e prova a rispondere a clienti sempre più attenti a convenienza, qualità e identità dell’offerta.