Vicentino, a 24 anni racconta la rinascita dopo il doppio trapianto: «Oggi respiro una vita nuova»

La testimonianza di Michele Dalla Valle, tra la malattia scoperta da ragazzo, l’intervento ai polmoni e l’impegno nelle scuole venete per la donazione.

08 ottobre 2026 11:58
Vicentino, a 24 anni racconta la rinascita dopo il doppio trapianto: «Oggi respiro una vita nuova» -
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Per Michele Dalla Valle il ritorno alla normalità non è stato immediato né scontato. Dopo il trapianto di entrambi i polmoni, il percorso è ripartito dalle cose più semplici e insieme più difficili: rimettere in moto il corpo, recuperare la voce, tornare a mangiare e camminare in autonomia.

Il giovane vicentino, oggi 24enne, ha ripercorso la sua storia nel format “Storie di vita”, spiegando come una malattia severa, emersa quando era poco più che un ragazzo, abbia segnato per anni la sua quotidianità fino al peggioramento che ha reso necessario l’intervento.

Una diagnosi arrivata dopo anni di fatica

Da bambino avvertiva un divario netto rispetto ai coetanei. Nello sport e nelle attività fisiche il fiato finiva troppo presto, con una stanchezza che sembrava sproporzionata. Per molto tempo aveva interpretato quella difficoltà come un proprio limite, senza immaginare che dietro ci fosse altro.

La spiegazione è arrivata nel 2013, quando frequentava la prima media. Dopo un malessere durante un campo estivo, gli accertamenti hanno fatto emergere un problema cardiopolmonare che ha portato alla diagnosi di ipertensione polmonare. Da quel momento, quella fatica inspiegabile ha avuto finalmente un nome.

Gli anni delle cure e un equilibrio trovato con fatica

Il suo percorso clinico è stato seguito all’ospedale di Padova, dove ha iniziato una terapia con farmaci vasodilatatori, poi adattata nel tempo. Le cure gli hanno consentito di affrontare scuola, studio e impegni quotidiani, pur con attenzioni costanti.

In quel lungo tratto di vita, durato quasi un decennio, Michele è riuscito anche a costruire una certa stabilità: ha completato la laurea triennale, ha iniziato a lavorare e, compatibilmente con la malattia, ha continuato a fare attività fisica moderata.

Il peggioramento in pochi mesi e la scelta obbligata

La situazione è cambiata rapidamente attorno ai vent’anni. Gesti banali, come trasportare la spesa o muovere una valigia, sono diventati sempre più pesanti. A preoccupare sono stati anche gli episodi di svenimento, sempre più frequenti.

In circa quattro mesi il quadro clinico si è aggravato in modo netto. Quando i medici gli hanno spiegato che l’unica strada possibile era il trapianto bilaterale dei polmoni, Michele si trovava all’inizio dell’età adulta, tra la fine degli studi e i primi passi nel lavoro. Una frenata improvvisa rispetto ai progetti che aveva immaginato.

L’attesa della chiamata e il lungo ricovero

L’ingresso in lista trapianto ha aperto una fase sospesa, vissuta con il telefono sempre a portata di mano. La chiamata è arrivata dopo circa due mesi, un tempo relativamente breve sul piano clinico ma percepito in modo molto diverso da chi aspetta senza sapere quando tutto cambierà.

Dopo l’intervento, però, è iniziata la parte più complessa. Il ricovero, che inizialmente sembrava dover durare meno di un mese, si è allungato oltre i cento giorni a causa di complicazioni. La degenza in rianimazione è stata più lunga del previsto e la riabilitazione ha richiesto pazienza e continuità.

Nel suo racconto, uno degli aspetti più duri riguarda proprio il recupero delle funzioni di base: con la tracheostomia aveva perso la possibilità di parlare e ha dovuto ripartire da zero anche nell’alimentazione e nei movimenti. Un passaggio che ha trasformato il concetto stesso di guarigione.

Una quotidianità diversa e l’impegno con i ragazzi

Oggi la sua vita resta legata a controlli periodici, terapie antirigetto e precauzioni necessarie, ma il quadro è completamente cambiato. Michele è tornato in palestra, partecipa più facilmente alle uscite con gli amici e riesce a vivere esperienze che prima gli erano precluse proprio per i limiti imposti dalla malattia.

Dalla sua esperienza è nato anche un impegno pubblico. Collabora con AIDO e partecipa a progetti nelle scuole insieme a Città del Dono e AIDO Veneto, portando agli studenti una testimonianza diretta sul significato concreto della donazione di organi.

Fa parte di un gruppo di testimoni under 35 che incontrano soprattutto le classi quinte delle superiori. L’idea è parlare ai ragazzi con un linguaggio vicino alla loro età, trasformando una vicenda personale molto dura in un messaggio di consapevolezza e responsabilità. Per Michele, oggi, quel dono ricevuto non è solo ciò che gli ha salvato la vita: è anche qualcosa da restituire agli altri attraverso la sua voce.

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