Verona, bimbo di 9 anni rimasto sul pianerottolo: madre condannata in primo grado

Il tribunale ha inflitto un anno e quattro mesi con rito abbreviato. La difesa della donna, 39 anni, annuncia il ricorso in appello.

07 ottobre 2026 11:56
Verona, bimbo di 9 anni rimasto sul pianerottolo: madre condannata in primo grado -
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Una condanna in primo grado, destinata però a proseguire nei successivi passaggi giudiziari, riporta al centro una vicenda avvenuta a Verona e legata a un bambino di 9 anni che, secondo l’accusa, non riuscì a rientrare in casa per un lungo lasso di tempo.

La gup del tribunale scaligero Paola Vacca ha inflitto alla madre un anno e quattro mesi di reclusione con rito abbreviato. La donna, 39 anni, di nazionalità romena, ha sempre respinto la ricostruzione contestata e la sua legale, l’avvocata Alice Chiementin, ha già fatto sapere che presenterà appello.

Il nodo del processo veronese

Il procedimento riguarda un episodio del 2024 avvenuto in un condominio della città. Al centro del fascicolo c’è l’ipotesi di abbandono di minore, contestata dopo l’intervento della polizia in seguito alla telefonata del bambino.

La decisione del giudice, va ricordato, non chiude la vicenda. La sentenza infatti non è definitiva e la difesa contesta da tempo la versione accolta in questa fase dal tribunale.

Cosa sarebbe accaduto quel pomeriggio

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il piccolo stava giocando nel cortile con altri bambini, mentre la madre lo osservava dal balcone dell’appartamento. Terminato quel momento di svago, avrebbe provato a tornare in casa senza riuscirci.

Da lì sarebbe iniziata l’attesa all’esterno dell’abitazione. In base agli atti, il bambino avrebbe suonato più volte il campanello senza ottenere risposta, restando fuori per circa due ore.

La telefonata al 113 e l’arrivo della Volante

Non riuscendo a entrare, il 9enne avrebbe contattato il 113 chiedendo aiuto. Quella chiamata ha portato una pattuglia della Questura al condominio veronese, dove gli agenti hanno prima raccolto il racconto del minore e poi raggiunto l’appartamento.

Quando i poliziotti hanno citofonato, la porta è stata aperta dalla madre. Sempre secondo la ricostruzione emersa nel procedimento, la donna avrebbe contestato l’intervento delle forze dell’ordine, ritenendo che si trattasse di una questione familiare.

La posizione della difesa

Dopo gli accertamenti eseguiti quel giorno, per la donna era scattata la denuncia. Il caso è quindi approdato davanti al giudice dell’udienza preliminare, che ha definito il primo grado con la condanna a un anno e quattro mesi.

La linea difensiva resta opposta rispetto a quella accolta in sentenza. La madre ha sempre negato i fatti nella forma ricostruita dall’accusa e, con l’appello già annunciato dalla sua avvocata, il procedimento proseguirà davanti ai giudici di secondo grado.

Per Verona si tratta di una vicenda che ha richiamato l’attenzione per il coinvolgimento di un minore e per il ruolo decisivo avuto dalla richiesta di aiuto partita direttamente dal bambino.

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