Vergoman, il restauro della chiesa di Sant’Antonio riporta alla luce nuove tracce dipinte

Nel cantiere interno dell’edificio sacro di Miane affiorano ulteriori superfici decorate. Per completare l’intervento e puntare alla riapertura serviranno anche altre risorse.

A cura di Web Team Web Team
14 agosto 2026 19:43
Vergoman, il restauro della chiesa di Sant’Antonio riporta alla luce nuove tracce dipinte -
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Dal cantiere aperto nella chiesa di Sant’Antonio Abate a Vergoman arrivano novità che rafforzano il valore storico dell’edificio: durante i lavori interni stanno comparendo altre porzioni decorate, che si aggiungono alle testimonianze pittoriche già note da anni.

Nella frazione di Miane il recupero dell’antico luogo di culto è entrato in una fase delicata, concentrata su affreschi, intonaci storici e alcuni elementi d’arredo. L’obiettivo resta quello di restituire la chiesa alla comunità e alla fruizione pubblica nel corso del 2027.

Le scoperte emerse mentre prosegue il cantiere

L’intervento, partito nel febbraio 2026, è seguito dalla Soprintendenza e viene eseguito dalla restauratrice Emanuela Ruggio. Proprio l’attività condotta sulle superfici interne ha permesso di far emergere nuove parti dipinte, che si sommano ai lacerti del Quattrocento individuati nel 2010.

Nei giorni scorsi l’avanzamento dei lavori è stato verificato durante una visita autorizzata alla presenza del direttore scientifico dell’Istituto Beato Toniolo Marco Zabotti e della storica dell’arte Cristina Chiesura, invitati da Giulia Bortolini, presidente dell’Aps Comitato Festeggiamenti Sant’Antonio di Vergoman “Mario Bortolini”.

Nel corso del sopralluogo, Ruggio ha illustrato le operazioni già concluse e quelle ancora in corso, soffermandosi anche sulle fasi più complesse del recupero. Per la parte pittorica vengono impiegate tecnologie ad alta precisione, compreso il laser.

Non solo pareti: coinvolti anche altare e tele

Il progetto non riguarda esclusivamente gli interni murari. Nel programma di recupero rientrano anche l’altare ligneo policromo dorato, il paliotto con la sua tela e la tela collocata nella lunetta esterna.

Si tratta di un intervento pensato per ricomporre l’insieme dell’edificio e rendere più leggibile la sua stratificazione nel tempo, in un contesto che per Miane conserva un valore religioso, storico e identitario.

Finanziamento già ottenuto, ma il cantiere potrebbe richiedere altro sostegno

La base economica dell’opera è un contributo straordinario da 190 mila euro concesso dal Ministero della Cultura nella primavera del 2025, grazie all’interessamento dell’onorevole Angela Colmellere. Con l’avanzare delle lavorazioni, però, sono emerse necessità non comprese nel quadro iniziale.

Per questo Giulia Bortolini ha richiamato l’attenzione di cittadini, istituzioni e realtà del territorio, chiedendo un supporto concreto per accompagnare fino in fondo il restauro.

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Un percorso avviato dagli esterni e ora centrato sul cuore della chiesa

Il recupero attuale era stato presentato pubblicamente nel giugno 2025, dopo una serie di interventi che, dal 2015, avevano interessato l’esterno della chiesa. Il passaggio agli interni era considerato il tassello necessario per dare continuità al lavoro già svolto.

L’idea è quella di restituire omogeneità agli intonaci e mettere in evidenza un palinsesto decorativo che racconta le trasformazioni dell’edificio nel corso dei secoli. Un patrimonio che, una volta completato il restauro, potrà essere letto con maggiore chiarezza sia dai fedeli sia da chi studia la storia artistica del territorio.

La prospettiva della riapertura nel 2027

Al termine della visita, Zabotti e Chiesura hanno espresso una valutazione positiva sullo stato dei lavori, sottolineando l’importanza della tutela di un bene che appartiene alla memoria di Vergoman e dell’intero comune di Miane.

La prospettiva indicata resta quella di riaprire l’edificio nel 2027, così da riportarlo a una piena funzione pubblica tra celebrazioni, iniziative culturali e percorsi legati ai luoghi sacri della diocesi di Vittorio Veneto. Per la comunità locale, il restauro rappresenta molto più di un intervento edilizio: è un investimento sulla propria storia.

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