Venezia, sciopero nei luoghi della cultura: stop in 10 padiglioni della Biennale
La mobilitazione nazionale si fa sentire anche in laguna: disagi per i visitatori e presidio nel pomeriggio davanti alle Gallerie dell’Accademia.
Per chi oggi aveva programmato una tappa alla Biennale, la giornata ha riservato aperture a singhiozzo e percorsi ridotti. A Venezia lo sciopero nazionale del comparto culturale ha avuto un effetto immediato e visibile: dieci padiglioni non hanno aperto al pubblico.
La protesta, in programma venerdì 12 giugno, coinvolge lavoratori di musei, spazi espositivi, biblioteche e servizi collegati. Al centro ci sono temi che attraversano da tempo il settore: retribuzioni, tutele contrattuali e condizioni di lavoro giudicate fragili da una parte ampia degli addetti.
La ricaduta più evidente in laguna
In città il segnale più concreto si è visto nell’area della Biennale, dove non è stato possibile garantire tutte le aperture previste. Il problema non ha riguardato soltanto gli spazi espositivi chiusi, ma anche l’organizzazione ordinaria di alcuni servizi legati alla visita.
Tra le possibili conseguenze della mobilitazione rientrano infatti criticità per bookshop, attività di mediazione e altri ambienti aperti al pubblico. Per turisti e visitatori il risultato è stato quello di accessi non uniformi e di una fruizione parziale di alcuni percorsi culturali.
Il presidio alle Gallerie dell’Accademia
Nel pomeriggio, dalle 16, la protesta veneziana ha trovato un punto visibile davanti alle Gallerie dell’Accademia. Lì lavoratori e attivisti hanno scelto uno dei luoghi simbolo della cultura cittadina per portare all’attenzione pubblica la situazione del comparto.
Tra i nodi sollevati ci sono rapporti di lavoro frammentati, il peso di appalti e cooperative e trattamenti economici considerati non proporzionati al valore delle attività svolte ogni giorno nei musei e nelle istituzioni culturali.
Una mobilitazione che va oltre la Biennale
L’astensione dal lavoro è stata indetta da più sigle sindacali del pubblico e del privato ed è stata indicata come il primo sciopero nazionale del settore dopo mezzo secolo. Anche per questo la giornata veneziana assume un rilievo che supera il solo impatto sui visitatori.
In laguna si sono registrate adesioni pure nell’ambito delle biblioteche universitarie, segno di una partecipazione distribuita in diversi ambiti della cultura. Resta però la Biennale il punto in cui gli effetti si sono mostrati con maggiore evidenza, anche per la presenza costante di pubblico italiano e straniero.
Il bilancio della giornata, almeno sul piano pratico, parla quindi di accessi non regolari e di una rete di servizi messa sotto pressione. Sullo sfondo resta la richiesta, avanzata dai lavoratori, di riportare il tema della stabilità e della qualità del lavoro culturale al centro del dibattito pubblico.