Usa più deboli per il vino italiano, nel Trevigiano e nel Veneto orientale il Prosecco evita il contraccolpo

Mentre l’export nazionale verso gli Stati Uniti arretra nei primi mesi del 2026, le cantine dell’area mantengono un valore sopra i 20 milioni.

04 settembre 2026 06:22
Usa più deboli per il vino italiano, nel Trevigiano e nel Veneto orientale il Prosecco evita il contraccolpo -
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Il calo delle spedizioni di vino italiano verso gli Stati Uniti non si riflette con la stessa intensità sulle aziende del Veneto orientale. Nei primi mesi del 2026, infatti, il comparto locale continua a difendere una soglia rilevante di vendite sul mercato americano, restando oltre quota 20 milioni di euro.

È un dato che interessa da vicino soprattutto il Trevigiano e l’area produttiva legata alle bollicine, in una fase in cui il mercato Usa sta rallentando per molte etichette italiane. A livello nazionale la flessione viene stimata attorno al 15%, ma nel territorio la risposta appare più solida.

Il peso del Prosecco nella tenuta del territorio

A fare da argine è soprattutto il Prosecco, che continua a presentare una capacità di tenuta superiore rispetto ad altri vini. La forza della denominazione, costruita nel tempo sui mercati esteri, consente alle imprese dell’area di limitare l’impatto della frenata americana.

Il quadro recente conferma questa centralità. Nel 2025 la Doc Prosecco ha oltrepassato i 660 milioni di bottiglie certificate e più dell’80% della produzione ha preso la strada dell’estero. Tra gli sbocchi principali restano Regno Unito, Stati Uniti e Germania, mercati decisivi anche per gli equilibri del Nordest vinicolo.

Le bollicine, del resto, continuano a muoversi meglio dei vini fermi in diversi contesti internazionali. Conta il posizionamento raggiunto dal prodotto, collocato in una fascia premium accessibile che intercetta consumatori nuovi e occasioni di consumo più ampie.

Le pressioni sul mercato americano

Il contesto generale resta comunque complesso. Sul mercato statunitense pesano la debolezza della domanda in alcuni segmenti e l’effetto delle oscillazioni del dollaro, due fattori che stanno rendendo più difficile la corsa dell’export italiano.

Per questo il risultato del Veneto orientale viene letto come un segnale di resistenza più che di espansione. Le cantine del territorio non sono fuori dal rallentamento internazionale, ma mostrano una capacità di assorbire meglio la fase rispetto ad altre realtà produttive.

Il richiamo alla specificità delle aree vitivinicole

Sulla situazione è intervenuto anche Franco Passador, presidente e amministratore delegato di Vi.V.O. Cantine, realtà con sede legale a Salgareda. Il riferimento è a una denominazione che, secondo la sua lettura, ha costruito negli anni un equilibrio fatto di organizzazione di filiera, programmazione e presenza commerciale all’estero.

Passador evidenzia però anche un altro aspetto: il vino italiano non può essere letto come un blocco unico. Le differenze tra territori, denominazioni e mercati di sbocco restano marcate, e anche le eventuali scelte sul potenziale produttivo devono misurarsi con queste diversità.

Perché il dato conta in Veneto

Per il Veneto orientale restare sopra i 20 milioni di export negli Usa significa difendere una componente importante dell’economia agricola locale. In aree dove il vino rappresenta una voce strategica, la capacità di tenere posizioni sui mercati esteri ha ricadute che vanno oltre il singolo bilancio aziendale.

Accanto alla qualità del prodotto, diventano sempre più rilevanti gli strumenti con cui le imprese affrontano l’estero: contratti, documentazione, presidio commerciale e competenze linguistiche. In questa fase, la struttura costruita attorno al Prosecco sta aiutando il territorio a contenere gli effetti di un mercato americano meno dinamico rispetto al passato.

Il risultato è un Veneto a doppio passo rispetto al quadro nazionale: se negli Stati Uniti il vino italiano registra una battuta d’arresto, il distretto del Prosecco e delle cantine del Veneto orientale continua a mostrare una tenuta che, almeno per ora, riduce l’impatto della frenata.

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