Dal Rosselli al registro dei donatori: a Castelfranco la scelta di uno studente diventa una possibilità di cura
L'intervista ad Alice Vendramin Bandiera di Adoces Treviso: la storia di Marco, le scuole e il valore della donazione.
CASTELFRANCO VENETO – Prima ha ascoltato la storia di una persona che aveva ricevuto un trapianto. Poi ha scelto di iscriversi al registro dei donatori. Quando, poco tempo dopo, è arrivata la chiamata per una possibile compatibilità con un paziente, Marco ha confermato la propria disponibilità, affrontando gli accertamenti e arrivando alla donazione di cellule staminali emopoietiche.
La sua esperienza è stata al centro dell’intervista di Patrick Ganzini ad Alice Vendramin Bandiera, presidente di Adoces Treviso, trasmessa su Nordest24 TV. Un confronto che, partendo dalla scelta dello studente dell’Istituto Rosselli di Castelfranco Veneto, ha approfondito il lavoro dell’associazione nelle scuole, il percorso per diventare donatori e le prospettive della ricerca sul sangue cordonale.
La testimonianza che ha colpito Marco
A lasciare il segno nel giovane è stato soprattutto il racconto di Alberto, intervenuto durante uno degli incontri organizzati da Adoces per parlare della propria esperienza di malattia e trapianto.
Nell’intervista, la presidente ha spiegato quanto queste testimonianze riescano a coinvolgere gli studenti. Dietro le informazioni scientifiche, i ragazzi incontrano una persona che racconta anni di cure, ricoveri, speranze e la necessità di trovare un donatore compatibile.
Alberto ha condiviso anche il ricordo dei giovani conosciuti durante la degenza e l’incoraggiamento a non perdere la speranza. Un messaggio di sostegno umano che accompagna il percorso medico e che, nel caso di Marco, si è trasformato nella decisione di mettersi a disposizione.
La storia di Marco e della sua donazione dopo l’incontro al Rosselli mostra così come un appuntamento scolastico possa avere conseguenze concrete anche al di fuori dell’aula.
Come Adoces coinvolge le scuole
Ogni anno l’associazione contatta gli istituti per presentare il proprio progetto e proporre incontri dedicati alla cultura del dono.
Vendramin Bandiera ha ricordato il protocollo sottoscritto con il Ministero dell’Istruzione e del Merito, nell’ambito di un lavoro condiviso con altre associazioni impegnate nella donazione di sangue, organi e cellule staminali emopoietiche. Al percorso partecipano anche realtà che rappresentano chi ha ricevuto un dono e chi, invece, è ancora in attesa.
L’obiettivo è offrire agli studenti gli strumenti per comprendere il significato della donazione e scegliere in modo informato.
Gli incontri utilizzano linguaggi e attività differenti. Si comincia anche con video animati sulla biologia delle cellule staminali, sulle modalità di raccolta e sul percorso necessario per diventare donatori. Seguono gli approfondimenti con il personale medico, accompagnati da slide e dallo spazio per le domande.
Al Rosselli, ha osservato la presidente, gli studenti avevano già affrontato argomenti di biologia e hanno potuto partecipare con quesiti e conoscenze utili al confronto.
Video, domande e giochi a squadre
Per rendere gli appuntamenti partecipati, Adoces propone anche una sfida a squadre. La classe viene divisa in due gruppi, chiamati a rispondere correttamente alle domande sui temi appena affrontati.
Secondo Vendramin Bandiera, questa modalità stimola l’attenzione e permette di verificare quanto è stato compreso attraverso una competizione che coinvolge i ragazzi.
Il momento che suscita la maggiore partecipazione resta però quello della testimonianza personale. Ascoltare chi ha attraversato la malattia permette di collegare ciò che si è imparato alle necessità di qualcuno che attende una possibilità di cura.
È in questo contesto che Marco ha maturato la propria scelta.
L’iscrizione al registro è una decisione consapevole
La presidente ha descritto anche ciò che avviene dopo gli incontri. Per gli studenti interessati, l’associazione concorda con l’istituto un appuntamento con medico e personale infermieristico.
Il percorso comprende un colloquio e la raccolta della storia sanitaria del candidato. Si approfondiscono le condizioni di salute e la comprensione dell’impegno assunto.
«Bisogna fare parte di questo registro in maniera consapevole», ha sottolineato Vendramin Bandiera. La disponibilità alla donazione deve nascere da una convinzione personale, perché un eventuale richiamo riguarda un paziente che sta aspettando un trapianto.
Nel percorso illustrato durante la puntata viene raccolto un campione di saliva, inviato al laboratorio HLA per individuare le caratteristiche utili alla valutazione della compatibilità.
I dati necessari vengono inseriti nel Registro nazionale IBMDR, collegato alla rete internazionale dei registri. Questo sistema amplia le possibilità di individuare un donatore per i pazienti seguiti dai centri trapianto italiani ed esteri.
La chiamata e gli accertamenti prima della donazione
Per Marco l’attesa è stata relativamente breve. Secondo quanto raccontato dalla presidente, l’iscrizione era avvenuta prima di marzo e, poco tempo dopo, il centro donatori lo aveva contattato: un centro trapianti lo aveva individuato come possibile candidato per un paziente in attesa.
Il giovane ha risposto positivamente. Sono quindi iniziati gli ulteriori controlli, necessari a verificare la compatibilità e la sua idoneità alla procedura.
Su questo passaggio Vendramin Bandiera si è soffermata con particolare attenzione: «La cosa più importante è la tutela del donatore».
Il percorso richiede infatti una valutazione accurata della salute della persona che dona. La disponibilità di Marco è stata confermata anche nelle fasi successive, fino all’organizzazione della raccolta.
Il prelievo a Verona e l’invio al centro trapianti
La donazione è stata effettuata presso il centro trasfusionale di Verona, attraverso la raccolta di cellule staminali emopoietiche dal sangue periferico.
Successivamente è stato organizzato il trasferimento delle cellule al centro nel quale era seguito il paziente. La presidente ha spiegato che questa fase richiede tempi stretti e un coordinamento preciso, perché il ricevente viene preparato al trapianto attraverso un trattamento specifico, che nel caso descritto comprendeva la chemioterapia.
Il racconto dell’intervista segue quindi tutti i passaggi: la scelta iniziale, l’iscrizione, la chiamata, i controlli e la donazione. L’esperienza di Marco ha messo a disposizione del paziente le cellule necessarie al percorso di trapianto.
Marco racconta la sua esperienza agli altri studenti
Vendramin Bandiera ha descritto Marco come un giovane semplice, capace di raccontare quanto fatto con naturalezza. Secondo la presidente, ha espresso la disponibilità a ripetere l’esperienza e ha invitato altri ragazzi a informarsi sulla donazione.
Lo ha fatto anche durante il momento di riconoscimento organizzato nell’istituto, portando agli studenti una testimonianza diversa e complementare a quella che lui stesso aveva ascoltato: la voce di chi ha donato.
La presidente ha inoltre ringraziato il Rosselli per la continuità della collaborazione. Ogni anno, ha spiegato, gli incontri organizzati nella scuola portano numerosi studenti a iscriversi al registro.
Perché servono nuovi giovani donatori
Nella parte conclusiva dell’intervista, Patrick Ganzini ha richiamato l’attenzione sui pazienti, anche bambini, che aspettano un donatore compatibile.
Per spiegare il bisogno di nuove adesioni, Vendramin Bandiera ha citato durante la puntata circa 1.050 trapianti da donatore non familiare nell’anno precedente e meno di 500 donatori individuati nel registro italiano. Numeri richiamati per evidenziare l’importanza della rete internazionale e della crescita delle disponibilità nazionali.
L’iscrizione è possibile dai 18 anni fino ai 36 non ancora compiuti, nel rispetto dei requisiti sanitari. Tra quelli indicati dalle strutture di riferimento figurano il buono stato di salute e un peso di almeno 50 chilogrammi. Le condizioni sono illustrate anche nelle informazioni per i potenziali donatori del Policlinico San Matteo.
La presidente ha ricordato che la permanenza nel registro arriva fino ai 55 anni: per questo occorre un ingresso costante di nuovi giovani, capace di accompagnare le uscite per età e ampliare le possibilità di compatibilità.