Turismo nelle Dolomiti bellunesi, cresce il lavoro ma manca personale vicino: oltre metà arriva da fuori

A Longarone il punto sul mercato dell’ospitalità: più contratti e domanda in aumento, ma il calo dei residenti in età lavorativa pesa sul settore.

13 ottobre 2026 13:21
Turismo nelle Dolomiti bellunesi, cresce il lavoro ma manca personale vicino: oltre metà arriva da fuori -
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Più posti di lavoro, ma sempre meno persone del territorio disponibili a coprirli. È questa la fotografia emersa a Longarone sul turismo nelle Dolomiti bellunesi, dove la crescita dell’ospitalità continua a spingere le assunzioni mentre si allarga il divario tra fabbisogno delle imprese e bacino locale di lavoratori.

Il tema è stato al centro della tavola rotonda “Turismo: lavoro, occupazione, futuro”, promossa da Confcommercio Belluno – Dolomiti nell’ambito di Dolomiti HoReCa a Longarone Fiere. Dal confronto è arrivata un’indicazione chiara anche per il Veneto: nelle aree montane la tenuta del comparto passa non solo dalla domanda turistica, ma anche dalla capacità di attrarre e trattenere personale.

I numeri che spingono l’ospitalità bellunese

I dati illustrati dall’Osservatorio regionale Mercato del Lavoro di Veneto Lavoro indicano che nei primi otto mesi del 2026 il turismo delle Dolomiti bellunesi ha superato quota 6 mila contratti conclusi. Rispetto al 2022, gli assunti nel comparto sono aumentati del 30%, con un ulteriore rialzo del 15% sul 2025.

Secondo l’analisi presentata da Manuela De Colle, il comprensorio dolomitico bellunese risulta l’area veneta dove l’occupazione nell’horeca cresce di più. Nel 2025 il saldo è stato positivo per 601 posizioni, dato che arriva a 816 se si guarda all’intera provincia.

Dolomiti bellunesi, turismo in crescita: +30% di lavoratori in quattro anni

A trainare sono soprattutto le strutture ricettive, che assorbono il 60% delle assunzioni. La ristorazione pesa per il 32%, mentre gli altri servizi valgono l’8%. Proprio quest’ultimo segmento mostra l’aumento più marcato rispetto al 2022, con un +409%, andamento collegato in buona parte alla prospettiva olimpica e paralimpica.

Il nodo non è la domanda, ma chi può lavorare

Accanto ai segnali di espansione, il confronto di Longarone ha riportato in primo piano una criticità strutturale: la riduzione della popolazione in età lavorativa. In provincia di Belluno il calo è del 12,5%, ma nell’area dolomitica arriva al 21,9%.

Questo significa che una parte crescente degli addetti viene cercata fuori dal territorio. Un dato citato durante l’incontro aiuta a capire la portata del fenomeno: nel 2025 il 56% degli stagionali lavorava a più di 50 chilometri dal comune di residenza. Per le imprese, quindi, il tema non è soltanto assumere, ma rendere possibile la permanenza.

Dolomiti bellunesi, turismo in crescita: +30% di lavoratori in quattro anni

Tra i profili più richiesti figurano camerieri di ristorante, cuochi e personale non qualificato nei servizi della ristorazione. Resta però molto forte il peso dei rapporti non stabili: il 98% delle assunzioni è a tempo determinato e il 79% ha carattere stagionale. Nell’estate 2026 il 56% degli stagionali è rientrato nella stessa azienda, mentre il 44% era al primo impiego con quell’impresa.

Le questioni aperte per il Bellunese e per il Veneto montano

Dal dibattito è emerso che i temi decisivi sono quelli già noti a molte località turistiche alpine: casa, mobilità, formazione e inserimento dei nuovi arrivati. Senza questi elementi, la crescita dell’occupazione rischia di rimanere frenata proprio dalla difficoltà di trasformare la domanda di lavoro in presenza stabile sul territorio.

L’incontro ha ripreso un percorso di confronto avviato a fine giugno a Cortina d’Ampezzo, in occasione dell’assemblea pubblica dell’Associazione degli Albergatori di Cortina. Anche lì era emersa con forza la distanza tra le necessità delle imprese e la disponibilità di personale qualificato per l’hospitality di montagna.

Dolomiti bellunesi, turismo in crescita: +30% di lavoratori in quattro anni

Tra le possibili risposte sono state indicate l’accoglienza dei lavoratori che arrivano da fuori, il rafforzamento della residenzialità, collegamenti più efficaci e percorsi di aggiornamento professionale. Nel confronto si è parlato anche del legame tra scuole e aziende bellunesi, nella prospettiva di far conoscere prima ai giovani le opportunità offerte dal settore.

Formazione e scuola al centro delle soluzioni

Confcommercio ha confermato l’intenzione di avviare un progetto di formazione territoriale rivolto ai nuovi lavoratori, con Ascom Formazione e con il sostegno economico dell’Ente Bilaterale del turismo. L’obiettivo è accompagnare l’ingresso nel comparto con strumenti più aderenti alle esigenze delle imprese locali.

La chiusura è stata affidata a Giovanni Maregotto, vice presidente vicario dei Giovani di Federalberghi Veneto, che ha richiamato il valore della collaborazione tra sistema produttivo, scuola e percorsi formativi, citando anche il progetto di Certificazione delle Competenze RENAIA sviluppato con il coordinamento di più soggetti, tra cui Unioncamere.

Dolomiti bellunesi, turismo in crescita: +30% di lavoratori in quattro anni

Ad aprire l’appuntamento erano stati Maurizio Castro, amministratore unico di Longarone Fiere, Paolo Doglioni, presidente di Confcommercio Belluno – Dolomiti, e Lucas Pavanetto, vicepresidente della Regione Veneto in videocollegamento. Il quadro iniziale era stato affidato a Walter De Cassan, presidente di Federalberghi Belluno Dolomiti.

Dolomiti bellunesi, turismo in crescita: +30% di lavoratori in quattro anni

Alla tavola rotonda, moderata dal giornalista Nicola Maccagnan, hanno partecipato anche gli studenti del secondo anno dell’ITS Academy di Belluno e una rappresentanza dell’Istituto Alberghiero Dolomieu di Longarone con la dirigente Maria Pastrello. Un segnale preciso: per sostenere la crescita del turismo bellunese non basteranno i numeri, servirà costruire filiere locali del lavoro capaci di reggere nel tempo.

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