Treviso, il conto dei rincari: CNA stima fino a 1.300 euro in più per famiglia nel 2026
L’associazione mette in fila gli effetti attesi di energia, carburanti e spesa alimentare: i nuclei con figli e chi usa l’auto ogni giorno restano i più esposti.
Per molte famiglie trevigiane il 2026 rischia di aprirsi con un margine economico ancora più stretto. Nelle previsioni elaborate da CNA, il peso combinato di bollette, rifornimenti e carrello della spesa potrebbe tradursi in un aggravio medio vicino ai mille euro l’anno, con punte che arrivano a 1.300 euro nei nuclei con consumi più alti.
Il dato, letto dal territorio, riguarda soprattutto chi ha figli, spazi abitativi ampi o dipende dall’auto per andare al lavoro. In una provincia dove gli spostamenti quotidiani incidono molto sull’organizzazione familiare, l’aumento dei costi energetici non resta confinato alle utenze domestiche ma si riflette su più voci del bilancio mensile.
Quanto pesano luce, gas, benzina e spesa
Secondo il quadro tracciato dall’associazione artigiana, la parte più consistente dell’incremento arriverebbe dalle utenze: tra 300 e 400 euro all’anno in più per energia e gas. A questa cifra si sommerebbe l’effetto dei carburanti, stimato fra 200 e 300 euro, una soglia che cresce per i pendolari.
Non c’è poi solo il costo diretto dell’energia. CNA segnala anche la ricaduta sui prezzi alimentari, con una spesa aggiuntiva valutata tra 250 e 350 euro su base annua. Sono capitoli che, insieme all’abitazione, assorbono già una parte molto ampia dei consumi delle famiglie.
Se le quotazioni di petrolio e gas dovessero mantenersi sui livelli attuali, il risultato sarebbe quindi un aumento diffuso e trasversale, capace di incidere tanto sui nuclei medi quanto sulle situazioni già più fragili.
I profili più esposti nella provincia
L’impatto non sarebbe uniforme. Tra i soggetti più vulnerabili CNA indica pensionati e famiglie con redditi contenuti, perché devono destinare una quota maggiore del budget alle spese indispensabili. Più delicata anche la posizione delle famiglie numerose.
Nel Trevigiano, aggiunge il quadro dell’associazione, pesa molto anche la mobilità. Dove il trasporto pubblico è meno comodo o meno frequente, l’uso dell’auto resta quasi obbligato e il rincaro dei carburanti si trasforma in una voce difficile da comprimere.
Gli esempi stimati rendono l’idea della forbice: una coppia di lavoratori che si sposta ogni giorno potrebbe subire un aumento compreso tra 900 e 1.200 euro in un anno; per una famiglia con due figli, abitazione grande e due vetture il conto può salire fino a 1.500 euro. Più contenuto, invece, l’effetto per chi vive da solo in città e non usa l’auto con regolarità, con un aggravio tra 400 e 500 euro.
Il timore per consumi e attività economiche
La questione, secondo CNA, non riguarda soltanto i bilanci domestici. Se i redditi nominali dovessero crescere tra il 2,5% e il 3% mentre l’inflazione si muovesse in una fascia tra il 2,7% e il 3%, il recupero del potere d’acquisto sarebbe minimo o nullo.
Per il sistema economico locale questo significherebbe famiglie più prudenti nelle spese e una domanda interna meno vivace. Commercio, servizi e produzione sarebbero i primi settori a risentirne, in particolare dove operano micro e piccole imprese, che nel territorio trevigiano rappresentano una parte decisiva del tessuto produttivo.
Nello scenario indicato dall’associazione, anche gli investimenti potrebbero rallentare: la contrazione degli investimenti fissi lordi viene stimata al 2% in una fase moderata, con possibilità di arrivare al 4% se lo shock dovesse protrarsi. La ricaduta sul Pil sarebbe negativa, in una forchetta compresa tra 0,4 e 0,9 punti percentuali.
La richiesta di misure stabili
Dal presidente di CNA Provinciale Treviso, Gianpaolo Stocco, arriva la richiesta di interventi che vadano oltre la gestione dell’urgenza. Il punto, nella lettura dell’associazione, è agire sia sul contenimento dei costi energetici sia sul sostegno al reddito disponibile delle famiglie.
Tra le leve indicate ci sono anche incentivi per l’efficienza energetica rivolti a cittadini e imprese. Per CNA, senza misure di questo tipo il rischio è un rallentamento più marcato dell’economia, con effetti diretti sulla tenuta dei consumi e sulla capacità di investimento del sistema produttivo locale.