Treviso, infermiere ferito al Ca’ Foncello mentre applica il protocollo per una paziente: il nodo sicurezza al triage
Un operatore del pronto soccorso ha riportato traumi con sette giorni di prognosi. Nursing Up rilancia la richiesta di postazioni protette e accessi limitati.
La nuova aggressione avvenuta al pronto soccorso di Treviso riporta al centro una questione che nella sanità veneta resta aperta: la tutela di chi lavora nei reparti più esposti al contatto con pazienti e accompagnatori. Al Ca’ Foncello un infermiere del triage è rimasto ferito durante il turno notturno e per lui i medici hanno indicato sette giorni di prognosi.
L'episodio, riferito da Nursing Up Treviso, si è verificato tra domenica e lunedì nell'area di accettazione dell'emergenza. Secondo quanto ricostruito, un uomo avrebbe cercato informazioni sulla compagna, arrivata in ospedale dopo aver denunciato una violenza.
Il passaggio nell’area riservata e l’aggressione
Nel momento in cui l'operatore stava seguendo le procedure previste per un caso classificabile come Codice rosa, l'uomo avrebbe superato la zona riservata al personale. A quel punto avrebbe afferrato l'infermiere al collo, spingendolo contro una porta.
Le conseguenze sono state traumi alla zona del collo e alla nuca. L'uomo è stato poi fermato e allontanato, prima grazie all'intervento della vigilanza e successivamente con l'arrivo delle forze dell'ordine.
La posizione del sindacato trevigiano
Per Nursing Up Treviso il caso non può essere letto come un fatto isolato. Annarita Secchi, dirigente sindacale e referente provinciale, ha espresso vicinanza al collega coinvolto e ha richiamato l'attenzione sul livello di esposizione di chi presta servizio in pronto soccorso, soprattutto nei punti di primo contatto con l'utenza.
Il sindacato sottolinea che l'infermiere stava applicando correttamente il protocollo aziendale pensato per proteggere le vittime di violenza. Proprio durante questa attività, secondo la ricostruzione fornita, si sarebbe verificato l'assalto.
La richiesta all’Ulss 2: triage non accessibili al pubblico
La proposta avanzata a Ulss 2 Marca Trevigiana riguarda soprattutto l'organizzazione degli spazi. Nursing Up chiede che le postazioni di triage vengano rese chiuse e non raggiungibili dagli utenti, così da impedire l'ingresso fisico di accompagnatori o persone estranee nell'area di lavoro degli infermieri.
Secchi riconosce l'introduzione del braccialetto antiaggressione come un passo utile, ma ritiene che da sola questa misura non basti. Il punto, nella lettura del sindacato, è intervenire anche dal punto di vista strutturale per ridurre il rischio di nuovi episodi nei pronto soccorso della Marca.
Un problema che riguarda tutto il territorio
Il caso avvenuto a Treviso si inserisce in un tema più ampio che tocca diversi ospedali veneti: la sicurezza del personale sanitario nei reparti d'emergenza. Le aree di triage, per la loro funzione delicata, sono spesso quelle in cui la tensione può salire più rapidamente.
L'aggressione risale alla notte del 31 agosto 2026 e riapre così il confronto sulle misure da adottare negli ospedali del territorio. Per il sindacato servono interventi più incisivi, non soltanto strumenti individuali di allarme, per garantire condizioni di lavoro più sicure a chi opera ogni giorno in prima linea.