Treviso, autista colpito sul bus dopo un richiamo: sette giorni di prognosi

L’episodio martedì sera in piazza Borsa sulla linea 3 di Mobilità di Marca. La RSU rilancia il tema della sicurezza per chi lavora a bordo.

07 ottobre 2026 19:12
Treviso, autista colpito sul bus dopo un richiamo: sette giorni di prognosi -
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Un turno di servizio finito in ospedale riaccende a Treviso il tema della sicurezza sui mezzi pubblici. Un autista di Mobilità di Marca è stato aggredito martedì sera mentre conduceva un autobus della linea 3: per lui la prognosi è di sette giorni, oltre ai danni agli effetti personali.

L’episodio è avvenuto intorno alle 20 in piazza Borsa. A rendere nota la vicenda è la RSU dell’azienda, che parla di un’aggressione nata dopo un semplice richiamo rivolto a un gruppo di ragazzi presenti a bordo.

Il richiamo sul mezzo e il colpo al volto

Secondo quanto riferito dalla rappresentanza sindacale, il conducente aveva chiesto ai giovani di tenere un comportamento corretto. Da lì la situazione sarebbe precipitata, fino al colpo ricevuto in faccia.

Nel resoconto della RSU compaiono anche gesti provocatori e comportamenti offensivi, indicati come ulteriore elemento di gravità in una vicenda che, oltre al lavoratore, ha coinvolto indirettamente anche chi si trovava sul bus.

Il sindacato collega l’episodio a un quadro più ampio fatto di atti di inciviltà sui mezzi, disturbo ai passeggeri e danneggiamenti. Un problema che, secondo i rappresentanti dei lavoratori, non può più essere liquidato come una semplice intemperanza occasionale.

La posizione della RSU e le parole di Bergamin

Stefano Bergamin, coordinatore delle RSU di Mobilità di Marca e componente della Segreteria FIT CISL Belluno Treviso, definisce quanto accaduto un fatto grave e non tollerabile per chi svolge un servizio pubblico a contatto diretto con l’utenza.

Nel suo intervento sottolinea un principio semplice: chi lavora alla guida di un autobus deve poter svolgere il proprio compito senza rischiare aggressioni. Bergamin evidenzia inoltre che il conducente non ha reagito, evitando così che la situazione potesse degenerare ulteriormente.

L’azienda verso la costituzione di parte civile

La RSU ha espresso apprezzamento per la decisione annunciata da Mobilità di Marca di costituirsi parte civile. L’azienda, sempre secondo quanto riferito dal sindacato, avrebbe anche messo a disposizione il proprio ufficio legale a supporto del dipendente aggredito.

Per i rappresentanti dei lavoratori si tratta di un segnale importante, ma non sufficiente da solo a risolvere il problema. Il nodo, osservano, resta quello di prevenire nuovi episodi a bordo degli autobus cittadini.

La richiesta: più tutele per chi lavora sui bus

Tra gli strumenti già introdotti vengono ricordati i panic button, i pulsanti di allarme in dotazione al personale. Per la RSU, però, serve un rafforzamento complessivo delle misure di protezione.

L’appello è rivolto alle istituzioni, chiamate a garantire controlli più efficaci e conseguenze certe per chi aggredisce autisti e operatori del trasporto pubblico. Per il sindacato, la sicurezza di chi guida e quella dei passeggeri fanno parte dello stesso problema e non possono essere separate.

La vicenda di piazza Borsa riporta così al centro una questione che riguarda ogni giorno il trasporto urbano trevigiano: far sì che autobus e fermate restino spazi di servizio e convivenza, non luoghi dove chi lavora debba temere per la propria incolumità.

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