"Tamponi gratuiti ai lavoratori, lo prevede il decreto sostegni bis"
I tamponi siano gratuiti e forniti a tutti coloro che non vogliono vaccinarsi, perché vaccinarsi è una libera scelta e quindi sia rispettata affinché non venga posto l'obbligo vaccinale per tutte le c...
I tamponi siano gratuiti e forniti a tutti coloro che non vogliono vaccinarsi, perché vaccinarsi è una libera scelta e quindi sia rispettata affinché non venga posto l'obbligo vaccinale per tutte le categorie di lavoratori, che oggi esiste solo nel comparto sanitario.
Dico che siano gratuiti per il semplice fatto ,che in piena pandemia i lavoratori si sono sempre adoperati per far pronte alla produzione aziendale ,per rispondere alla legge di mercato e spesso come tutti “ricordano “ le mascherine non bastavano erano introvabili e così te le lavavi a casa indossandole per una settimana .Nessuna azienda si è offerta di tamponare i propri collaboratori in modo da rendere un ambiente sicuro per loro e per le proprie famiglie ,anzi sembrava che finché eri all’interno delle mura aziendali eri immunizzato ,quando uscivi potevi infettarti ,ebbene sì perché le positività aumentavano ,pure i ricoveri e i decessi ,ma nessuno ,neppure il Governo dava seguito per la richiesta di tamponi aziendali ,perché il problema era di riscontrare delle positività interne ,quindi definite endogene e mettere così reparti in quarantena rischiando di chiudere e perdere gli ordini ,mentre oltre l’atlantico la produzione continuava ,sembrava non risentire di tale pandemia.
Pandemia che viaggiava, asl intasate ma nessuno obbligo di tamponare i lavoratori all’interno dei luoghi di lavoro, così da scovare eventuali asintomatici, sollevando pure le stesse asl nei controlli di monitoraggio.
L’unica cosa che ha fatto Confindustria è stata quella di regalare a tutti i dipendenti un'assicurazione in caso di ricovero ,ma in caso di decesso /morte nessun risarcimento o indennità alla famiglia ,perché in alcune circostanze difficili bisogna aver sangue freddo per prendere delle decisioni ,infatti nelle aziende la parte amministrativa ,direzionale ha usufruito del Smart working ,mentre chi era in produzione continuava ad esserlo ,nessuna vicinanza di solidarietà ,ma solo produttività in quanto necessaria per preservare i posti di lavoro e la sopravvivenza dell'azienda, perché non esiste azienda senza lavoratori e viceversa ,un binomio da tutelare e preservare ,solo che ora con l'introduzione del green pass si vuole penalizzare la parte “minoritaria “obbligandola a pagare i tamponi oppure a prendersi un periodo di “aspettativa” senza stipendio ,tutto questo sembra una “beffa” e un “paradosso” come lo stesso slogan offerto da Confindustria la quale chiede posti di lavoro sicuri e di lavorare in sicurezza ,ma allora sorge spontanea una domanda ma in piena pandemia cosa è stato fatto ?Perché oggi come oggi per recarsi nel medesimo posto di lavoro le persone devono sobbarcarsi il costo del tampone ,quando la sicurezza nei luoghi di lavoro è a capo dell’imprenditore e quindi dell’impresa come definito dal D.Lgs.n81 /2008 art 18 ;19 ;271 visto il Regolamento europeo (UE)n 2021;Direttiva UE n 739/2020 del 03/06/2020 nonché Direttiva Ue 200/54/CE.
I tamponi possono essere considerati alla stessa base delle mascherine come Dpi come da art 18 al D.lgs. 81/2008 ,potendosi ben considerare un Dpi quindi secondo il Decreto sostegni bis in questo caso art 32 ha proceduto a normare il credito d'imposta delle spese sostenute per l'acquisto di dispositivi di protezione individuale tra cui ,tamponi ,mascherine, gel ,ecco come definito anche dalla circolare Agenzia delle entrate che recita così:” Il credito d'imposta è pari al 30% delle spese sostenute nei mesi di giugno, luglio e agosto 2021 per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati, nonché per l'acquisto di dispositivi di protezione individuale e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti” .Tutto ciò premesso ,quindi i tamponi siano gratuiti e a carico delle imprese visto poi che nel periodo estivo per il rientro in patria dei turisti ospiti lungo la costa veneziana le asl hanno messo a disposizione degli hub per tamponi gratuiti nonché dei bus nelle piazze delle località turistiche ,mentre oggi si voglia “infierire” verso i soggetti più deboli mettendo a repentaglio non solo la salute ma pure il lavoro .
La cosa più strana poi è la brevità dei tamponi, ossia le 48h che difficilmente trova riscontro nelle letterature scientifiche, visto che il periodo di incubazione del virus è sempre stato detto di 15 gg e la variante delta ha un periodo di incubazione di 4,5 gg, ecco allora non parliamo di prevenzione ma bensì di portare allo sfinimento le persone per obbligarle al vaccino, ecco se siamo in emergenza allora imponiamo l’obbligo vaccinale come prevede la nostra carta costituente. Poi è la discriminazione che si verifica nei luoghi di lavoro, tra i lavoratori a seguito del green pass che pongono dei quesiti anche normativi che minano la libertà democratica stessa. Nel caso in cui un lavoratore venga trovato senza “green pass” o con certificato scaduto, cosa deve fare, immediatamente, il delegato? Tale lavoratore quali “azioni disciplinari “sarà oggetto, oppure può ritenersi un “errore in buona fede “constatato che in precedenza era sempre munito di green pass regolare certificando la propria negatività? Se il lavoratore produce un certificato di malattia durante il periodo di assenza ingiustificata, cosa succede? Potrebbe il lavoratore, trovato senza certificato verde, chiedere le ferie? In che modo opera il Prefetto, l'organo destinato ad emettere le sanzioni?
L’articolo 9-septies del decreto legge 52/2021, introdotto dall'articolo 3 del decreto legge 127/2021) La norma citata si limita a dire che: 1) le sanzioni per accesso ai luoghi di lavoro senza green pass sono irrogate dal prefetto; 2) i soggetti incaricati dell'accertamento e della contestazione delle violazioni trasmettono al prefetto gli atti relativi alla violazione. Nient'altro, se non un inefficace rinvio (doppio) al decreto legge 19/2020, che a sua volta rinvia alle disposizioni delle sezioni I e II del capo I° della legge 689/1981 (legge generale sulle sanzioni amministrative) «in quanto compatibili». Tra l’altro, per inciso, chi decide quali norme sono compatibili e quali no? Perché? Si dà per scontato che i soggetti individuati da parte dei datori di lavoro, anche se «possono avere natura privata», siano stati incaricati «dell’accertamento e della contestazione delle violazioni». Insomma, i dipendenti di un datore di lavoro privato sarebbero agenti accertatori, incaricati, da un soggetto privato, a svolgere un compito di interesse pubblico molto delicato e cioè la contestazione di una violazione amministrativa. E tutto ciò sulla base di una oscura formulazione normativa. Senza contare che, magari, si tratta di persone che non hanno alcuna nozione, nemmeno elementare, di che cosa sia una sanzione o un procedimento sanzionatorio e neppure delle responsabilità anche penali, che sono collegate alla redazione di un atto di contestazione di una sanzione. In secondo luogo, il decreto legge 127/2021 non chiarisce come si deve scrivere l'atto di accertamento: è un verbale di constatazione della violazione propriamente detto? Se per qualche motivo l'atto non è consegnato immediatamente al trasgressore, chi lo deve notificare? Deve contenere tutti gli elementi e gli avvisi a riguardo di pagamento (in misura ridotta), modalità e termini di pagamento, modalità e termini di presentazione di documenti e scritti difensivi; modalità e termini per presentare impugnazioni giudiziali? Tutto ciò è rimasto nell’indeterminatezza. Siamo in emergenza sanitaria o in Day hospital per mancanza di democrazia e sicurezza nei luoghi di lavoro ?
Confindustria si attivi per rendere i tamponi gratuiti da somministrare alle proprie maestranze visto che in molte aziende sono dotate anche del medico competente aziendale ,facciamo squadra per vincere la pandemia !
Bragatto Gianluca