Scuole, nel Nord-Est un edificio su cinque è ancora senza tre certificazioni: il divario con il resto d’Italia resta ampio

Nel monitoraggio 2023/2024 l’area nordorientale mostra i numeri più bassi dopo il Nord-Ovest, ma il quadro nazionale resta segnato da forti differenze territoriali.

14 settembre 2026 12:32
Scuole, nel Nord-Est un edificio su cinque è ancora senza tre certificazioni: il divario con il resto d’Italia resta ampio -
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Il dato che riguarda il Nord-Est è meno pesante rispetto ad altre zone del Paese, ma non per questo marginale: 1.475 edifici scolastici su 7.001 risultavano, nell’anno 2023/2024, privi contemporaneamente delle certificazioni relative ad agibilità, prevenzione incendi e impianti termici. In termini percentuali significa il 21,1% del patrimonio censito, poco più di una scuola su cinque.

È uno dei passaggi emersi dal quadro richiamato dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, che riporta una fotografia nazionale ancora molto disomogenea. Su scala italiana, le strutture scolastiche senza i tre documenti erano 14.512 su 39.993.

Per il Veneto, inserito nel dato complessivo del Nord-Est insieme alle altre regioni dell’area, il tema resta quindi pienamente aperto: la percentuale è più contenuta rispetto al Centro-Sud e alle Isole, ma riguarda comunque una quota significativa di edifici destinati ogni giorno ad attività scolastiche.

Il confronto tra le aree del Paese

Se si guarda alla mappa italiana, il Nord-Est si colloca tra le zone con l’incidenza più bassa. Il Nord-Ovest registra infatti il 22,6%, valore vicino a quello dell’area nordorientale. Molto più alti i numeri nelle altre macroaree: 43,9% al Centro, 45,4% al Sud e 53,8% nelle Isole.

La distanza più marcata è proprio quella tra Nord-Est e Isole, con uno scarto di 32,7 punti percentuali. In valori assoluti il Sud è l’area con più edifici coinvolti, mentre nelle Isole il peso del fenomeno incide maggiormente sul totale delle scuole censite.

Il quadro, letto dal territorio veneto, suggerisce due considerazioni: da una parte una situazione meno critica rispetto alle aree con le percentuali più alte, dall’altra la conferma che il completamento degli adempimenti resta lontano dall’essere generalizzato.

Certificazioni mancanti e stato reale degli edifici

Il Coordinamento richiama un punto importante: l’assenza dei tre certificati non coincide automaticamente con una condizione materiale di pericolo. La mancanza documentale, da sola, non basta a definire insicuro un edificio.

Allo stesso tempo, però, la regolarità amministrativa non è un aspetto secondario. È proprio attraverso certificazioni e adempimenti formali che si può verificare la conformità delle strutture, controllare l’applicazione delle prescrizioni previste e misurare l’effettivo avanzamento degli interventi.

Va considerato anche un altro elemento: i numeri riferiti all’anno scolastico 2023/2024 potrebbero non tenere dentro eventuali aggiornamenti, regolarizzazioni o lavori completati in una fase successiva.

Il peso della capacità amministrativa

Nella lettura del CNDDU, le differenze territoriali non dipendono soltanto dalla distribuzione geografica del problema. Entrano in gioco anche la capacità degli enti proprietari degli immobili, la qualità della programmazione e la possibilità concreta di trasformare le risorse stanziate in cantieri chiusi e pratiche completate.

Tempi tecnici, progettazione, affidamenti, esecuzione dei lavori e chiusura degli iter amministrativi possono produrre ritardi molto diversi da territorio a territorio. È su questo terreno che si misura una parte decisiva della distanza tra le varie aree del Paese.

Per una regione come il Veneto, dove il dato aggregato del Nord-Est appare migliore rispetto ad altre zone italiane, il tema non è quindi solo contare le scuole ancora prive delle certificazioni, ma capire quanto rapidamente si riesca a ridurre quel numero.

Scadenze e richiesta di trasparenza

Il quadro normativo assegna agli enti territoriali competenti gli oneri per realizzazione e manutenzione degli edifici scolastici, mentre per l’agibilità resta centrale il riferimento al D.P.R. 380 del 2001. Sul fronte antincendio, il decreto interministeriale del 31 marzo 2026 ha definito un percorso graduale di adeguamento, dentro la scadenza già fissata al 31 dicembre 2027.

Secondo il Coordinamento, dopo anni di proroghe e slittamenti serve ora una verifica più netta dello stato di attuazione. La richiesta rivolta al Ministero dell’Istruzione e del Merito, insieme al Ministero dell’Interno e agli enti territoriali, è quella di una ricognizione nazionale aggiornata.

L’obiettivo indicato è rendere consultabili, attraverso l’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica, i dati sugli interventi conclusi, quelli ancora aperti, le situazioni da regolarizzare, le risorse assegnate e i tempi necessari per arrivare al completamento. Per il Veneto, come per il resto del Nord-Est, sarà questo il passaggio decisivo per capire se il vantaggio statistico sull’Italia più in difficoltà si tradurrà davvero in edifici pienamente regolarizzati entro il 2027.

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