Viaggio di oltre 100km per una visita urgente: il caso choc

Nel Bellunese anche una visita urgente può diventare un viaggio di cento chilometri: il caso che fa discutere sulla sanità.

02 febbraio 2026 09:45
Viaggio di oltre 100km per una visita urgente: il caso choc -
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BELLUNO Quanti chilometri servono per ottenere una visita sanitaria? Nel Bellunese, anche la sanità sembra ormai assumere contorni olimpici. Dopo la vicenda del ragazzino di 11 anni lasciato a piedi sotto la neve, tornano alla luce criticità profonde del sistema sanitario provinciale, proprio mentre il territorio è al centro dell’attenzione per le Olimpiadi invernali.

Una testimonianza che fa discutere

Nei giorni scorsi, al Comitato Feltrino per il Diritto alla Salute e allo Sportello Diritto alle Cure di Feltre è arrivata una segnalazione definita dagli stessi promotori preoccupante. Una persona con necessità di una visita ortopedica con priorità B, ovvero entro dieci giorni, dopo aver ricevuto l’impegnativa dal medico di base si è rivolta al CUP per la prenotazione.

La risposta ricevuta ha dell’incredibile: disponibilità all’ospedale di Cortina. Nessuna alternativa immediata a Feltre o in altri presidi della provincia.

Cento chilometri per una visita

Se sei chilometri sotto la neve sono un’enormità per un bambino, oltre cento chilometri e più di due ore di auto, in condizioni meteo spesso difficili, rappresentano un ostacolo serio anche per una persona malata. Un viaggio tutt’altro che semplice, soprattutto in un periodo segnato da neve, traffico e limitazioni legate ai grandi eventi.

L’utente ha rifiutato la proposta ed è stata inserita in lista d’attesa, in attesa di una sede e di una data certa. Nessuna risposta al momento. Nessuna intenzione di rivolgersi al privato, nemmeno convenzionato, per una scelta chiara: credere nel servizio sanitario pubblico e chiedere cure il più vicino possibile al proprio territorio.

Il nodo degli ambiti di garanzia

Come Comitato Feltrino, una riflessione viene ritenuta inevitabile. Il primo tema riguarda gli “ambiti di garanzia”, definiti dalla DGR 626/2024, che individuano le aree territoriali entro cui ottenere una prestazione sanitaria. Nel Bellunese, però, la conformazione del territorio e i servizi di trasporto rendono gli spostamenti complessi in ogni periodo dell’anno.

Durante la fase pre-olimpica e olimpica, la situazione diventa una vera barriera, soprattutto per le persone fragili, con un impatto sociale ed economico rilevante. Spesso serve un accompagnatore, biglietti costosi, organizzazione anticipata e perfino la verifica della disponibilità dei pass di accesso, come se si trattasse di un viaggio turistico.

Perché proprio Cortina?

Ma c’è un altro elemento che solleva interrogativi ancora più forti. A Cortina non esiste un ospedale pubblico, bensì una struttura convenzionata e a gestione privata, che in vista delle Olimpiadi ha ricevuto finanziamenti regionali.

La domanda sorge spontanea: perché inviare i pazienti a Cortina? Dove sono finiti gli ortopedici degli altri ospedali bellunesi? Sono stati concentrati tutti lì? Il Codivilla è destinato a diventare l’ospedale di eccellenza ortopedica, come auspicato anche a livello regionale? E, soprattutto, questo comporterà un progressivo depotenziamento degli altri presidi della provincia?

Riduzioni e accorpamenti a Feltre

A Feltre, intanto, neurologia e ortopedia sono state accorpate in un unico reparto al sesto piano dell’ospedale Santa Maria del Prato. I reparti non hanno chiuso, ma i posti letto sono stati ridotti, una dinamica che – secondo il Comitato – non riguarda solo questo ospedale, ma l’intera rete sanitaria bellunese.

Pubblico e privato: un equilibrio che cambia

Il riferimento al documentario-inchiesta “C’era una volta in Italia – Giacarta sta arrivando”, dedicato alla crisi sanitaria e alle privatizzazioni in Calabria, diventa allora attuale anche al Nord. Se è vero che nevica più al sud che da noi, è altrettanto vero che una politica di tagli alla sanità pubblica sembra risalire la penisola.

A Cortina, infatti, il Punto di Primo Intervento è attivo 24 ore su 24, con radiologia, TAC e risonanza magnetica sempre operative. A Feltre, invece, la refertazione si ferma alle 19.30, e nei fine settimana è consigliabile non farsi male. Il risultato è un primo intervento privato che gestisce la bassa complessità, mentre i casi più gravi vengono indirizzati agli ospedali pubblici.

Un ringraziamento amaro

Viene allora spontaneo chiedersi se non sia solo grazie al personale sanitario degli ospedali pubblici se il sistema riesce ancora a reggere, seppur con difficoltà. Intanto la Regione Veneto finanzia un policlinico olimpico da 86 posti letto, con area medica, chirurgica – soprattutto ortopedica – e di medicina fisica e riabilitativa, dotato di laboratorio.

Ed è proprio lì, nella struttura privata, che viene indirizzato anche il paziente feltrino per una semplice visita ortopedica.

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