Portogruaro, i sindaci riaprono il dossier Punto nascita: chiesto stop alla chiusura e un tavolo con Regione e ministero
I Comuni del Mandamento puntano a rinviare ogni scelta definitiva: proposta una proroga di un anno per valutare dati, territorio e flussi sanitari.
Nel Veneto orientale la partita sul Punto nascita di Portogruaro resta apertissima. Gli undici sindaci del Mandamento hanno inviato una lettera al presidente della Regione Veneto Alberto Stefani e al ministro della Salute Orazio Schillaci per chiedere che la funzione parto non venga dismessa subito e che il confronto venga riaperto su basi aggiornate.
La richiesta è netta: mantenere attivo il servizio ancora per dodici mesi, in modo da arrivare alla conclusione del monitoraggio previsto per i Punti nascita sotto soglia e decidere solo dopo aver esaminato tutti gli elementi disponibili.
Per i Comuni della zona, il tema non riguarda soltanto un reparto ospedaliero. In gioco, sostengono i firmatari, c'è l'equilibrio dell'offerta sanitaria di un'area ampia, con caratteristiche particolari per distanze, flussi stagionali e vicinanza al confine regionale.
La richiesta dei Comuni: rinviare la decisione finale
Nel documento indirizzato a Regione e ministero, i primi cittadini chiedono che non si arrivi subito a una scelta irreversibile. L'idea è usare un anno aggiuntivo per completare il Piano di Monitoraggio Straordinario e poi tornare sul caso Portogruaro con una valutazione aggiornata.
Secondo gli amministratori, il territorio non sta chiedendo una deroga scollegata dalle regole nazionali, ma un esame pieno della situazione alla luce dello stesso percorso di verifica previsto per le strutture che non raggiungono i numeri indicati dagli standard.
Alla lettera si accompagna anche la domanda di un incontro urgente con i vertici regionali della sanità e con la direzione dell'Ulss4 Veneto Orientale, per discutere direttamente dati, prospettive e ricadute organizzative.
Non solo il numero dei parti
Uno dei punti centrali sollevati dai sindaci riguarda il peso attribuito alla soglia dei 500 parti l'anno, parametro che il presidio portogruarese continua a non raggiungere. I firmatari non mettono in discussione il valore di quell'indicatore, ma contestano che possa bastare da solo a definire il destino del servizio.
Nella loro posizione richiamano infatti altri aspetti che, a loro giudizio, devono entrare nella valutazione: accessibilità dell'area servita, tempi per raggiungere altri ospedali, sicurezza degli eventuali trasferimenti, organizzazione delle équipe, tecnologie disponibili e capacità di mantenere standard assistenziali adeguati.
Il ragionamento è che una decisione costruita soltanto sul dato numerico rischi di non rappresentare davvero le necessità della Venezia Orientale.
Il dato sulle nascite e il confronto chiesto al Comitato nazionale
Tra gli argomenti portati dai sindaci c'è anche l'andamento registrato negli ultimi anni. Pur restando al di sotto della soglia fissata a livello nazionale, il Punto nascita di Portogruaro avrebbe fatto segnare 87 nati in più tra il 2021 e il 2025.
Per gli amministratori questo trend merita attenzione, perché indica una dinamica diversa rispetto a una lettura ferma al solo valore assoluto. Da qui la richiesta di riesaminare il quadro complessivo prima di mettere la parola fine al servizio.
Nel documento viene inoltre affrontato il parere negativo espresso dal Comitato Percorso Nascita nazionale. I sindaci chiedono di conoscere più a fondo quali indicatori abbiano inciso su quella valutazione e di capire in che modo il caso di Portogruaro si distingua da altri Punti nascita veneti che operano anch'essi sotto i livelli previsti.
Il peso del territorio tra turismo e confine con il Friuli Venezia Giulia
La lettera insiste molto sulla specificità locale. L'ospedale di Portogruaro è riferimento per un'area vasta, in parte poco densa dal punto di vista abitativo, ma capace di cambiare dimensione nei mesi di maggiore afflusso turistico.
I sindaci citano in particolare località come Bibione e Caorle, che durante l'anno richiamano milioni di presenze. Per questo, sostengono, il ragionamento sul Punto nascita non dovrebbe fermarsi alla sola popolazione residente, ma considerare il ruolo del presidio in un territorio che in alcuni periodi cresce sensibilmente per numero di persone presenti.
Un altro elemento ritenuto decisivo è la collocazione di Portogruaro a ridosso del Friuli Venezia Giulia. Se il servizio venisse chiuso, osservano gli amministratori, una parte delle partorienti potrebbe orientarsi più facilmente verso strutture fuori regione anziché verso altri ospedali veneti.
Il timore di un indebolimento dell'ospedale
Per i Comuni non c'è soltanto il tema delle nascite. La funzione parto viene letta come parte di una rete più ampia che comprende Ostetricia e Ginecologia, assistenza neonatale, Anestesia e Rianimazione, Pronto Soccorso e diagnostica.
Secondo questa impostazione, la riorganizzazione del Punto nascita potrebbe avere effetti indiretti su professionalità e servizi costruiti nel tempo, con il rischio di ridurre l'attrattività complessiva dell'ospedale di Portogruaro.
Nella valutazione dei sindaci rientra anche il servizio di Procreazione Medicalmente Assistita di primo livello presente in città, considerato un tassello importante del percorso dedicato alla donna, alla coppia e alla famiglia.
Un fronte compatto di undici municipi
La presa di posizione arriva in una fase già segnata da forti discussioni sul futuro del reparto e si aggiunge alle preoccupazioni espresse nei giorni scorsi anche sul versante del personale coinvolto nella riorganizzazione.
A firmare il documento sono stati Daniele Carotti per Annone Veneto, Marco Sarto per Caorle, Gianluca Falcomer per Cinto Caomaggiore, Claudio Odorico per Concordia Sagittaria, Annamaria Ambrosio per Fossalta di Portogruaro, Giacomo Gasparotto per Gruaro, Luigi Toffolo per Portogruaro, Fausto Pivetta per Pramaggiore, Gianluca De Stefani per San Stino di Livenza, Flavio Maurutto per San Michele al Tagliamento e Oscar Cicuto per Teglio Veneto.
Il messaggio che parte dal Mandamento è chiaro: prima di chiudere definitivamente il Punto nascita, i sindaci chiedono che vengano pesati insieme numeri, geografia, mobilità sanitaria e tenuta dell'intera rete ospedaliera del Veneto orientale.