Peg Perego, per San Donà restano solo ipotesi: sindacati delusi dopo il tavolo al ministero
Da Roma nessun progetto definito per il sito veneziano. Fim e Fiom criticano l’assenza della proprietà e chiedono garanzie per i lavoratori.
Per lo stabilimento Peg Perego di San Donà di Piave, al momento, non c’è ancora una direzione chiara. Il confronto andato in scena a Roma al Ministero delle Imprese e del Made in Italy non ha prodotto quelle risposte che i lavoratori attendevano sul futuro del sito veneziano.
Al tavolo hanno partecipato le sigle sindacali Fim-Cisl e Fiom-Cgil di Venezia con le rispettive Rsu, insieme ai rappresentanti di MBL, alla direzione aziendale indicata nel dottor Marco Ferretti e all’advisor Vertus. Ma, secondo quanto riferito dai sindacati, anche questo nuovo passaggio si è chiuso senza un piano concreto.
Per il sito veneziano solo manifestazioni di interesse
L’unico elemento emerso per San Donà riguarda due possibili soggetti interessati allo stabilimento: uno attivo nella cantieristica navale, l’altro nel comparto dell’arredo. Si tratta però, nella lettura di Fim e Fiom, di indicazioni ancora troppo generiche per poter parlare di prospettiva industriale reale.
Dopo sei riunioni, osservano le organizzazioni dei lavoratori, non è stato ancora delineato un quadro preciso né per il polo sandonatese né per gli altri impianti coinvolti nella vertenza. È proprio questo vuoto, sostengono, ad alimentare l’incertezza tra i dipendenti.
Il nodo della proprietà al confronto romano
Tra i punti più contestati c’è la mancata presenza della famiglia Perego al tavolo ministeriale. I sindacati evidenziano che la proprietà non ha preso parte all’incontro neppure da remoto, un’assenza considerata rilevante in una fase in cui servirebbero scelte chiare e impegni diretti.
Nei giorni precedenti, ricordano ancora Fim e Fiom, la famiglia aveva incontrato Rsu e maestranze nello stabilimento di San Donà, mostrando disponibilità al dialogo. Un segnale che però, sempre secondo i sindacati, non ha trovato una traduzione concreta nella sede istituzionale del Mimit.
Preoccupano produzione e tutele occupazionali
Le perplessità non riguardano soltanto l’assenza di un progetto. A pesare è anche quanto visto alla fiera di Colonia, in Germania, dove Peg Perego ha presentato due passeggini e un seggiolone realizzati interamente in Cina. Per i rappresentanti dei lavoratori questo passaggio rafforza i dubbi sulla tenuta produttiva degli stabilimenti italiani.
Altro tema aperto è quello degli ammortizzatori sociali. Fim e Fiom sostengono di aver proposto all’azienda il ricorso a uno strumento di sostegno per 12 mesi, ma che questa ipotesi non sarebbe stata portata avanti. In un contesto ancora privo di certezze, il mancato utilizzo di questa strada viene giudicato un ulteriore motivo di allarme.
Nuovo rinvio e clima teso tra i lavoratori
Durante la riunione al ministero c’è stata anche una sospensione di circa mezz’ora per permettere un confronto separato tra azienda e ministero. Alla ripresa dei lavori, la scelta è stata quella di aggiornare di nuovo il tavolo, senza sciogliere i nodi principali della vertenza.
Per chi lavora nello stabilimento di San Donà il rinvio significa prolungare una fase di forte incertezza che coinvolge anche le famiglie. La richiesta dei sindacati resta quella di arrivare rapidamente a un piano industriale credibile, con indicazioni verificabili sul destino del sito veneziano e sulla salvaguardia dell’occupazione.
Il prossimo appuntamento è stato fissato per martedì 1 dicembre 2026, ancora al Mimit. Fino ad allora, per il polo sandonatese restano sul tavolo solo ipotesi e molte domande senza risposta.