Padova, prende forma la filiera per i droni sanitari: pronto il modulo a idrogeno verde
La sperimentazione legata all’aeroporto padovano entra in una fase concreta: presentato il sistema che dovrà alimentare i velivoli destinati al trasporto urgente di materiale medico.
La parte forse meno visibile del progetto è anche quella che può renderlo davvero operativo: l’alimentazione. Per i droni pensati per il trasporto rapido di campioni, farmaci e dispositivi sanitari legati allo scalo di Padova è stato infatti presentato il modulo che produrrà e distribuirà idrogeno verde per le prove previste nei prossimi mesi.
Il sistema, mostrato mercoledì 6 maggio a Osnago, nel Lecchese, è destinato a entrare nella sperimentazione di Padova Sandbox, il percorso avviato nel 2025 all’aeroporto cittadino nell’ambito dello sviluppo della Mobilità Aerea Avanzata. Alla base c’è l’intesa firmata nel 2024 da ENAC, Regione Veneto e Gruppo SAVE.
Per il Veneto, e per Padova in particolare, il passaggio è rilevante perché consente di avvicinare il progetto a una dimensione applicativa: non solo studio del volo, ma anche costruzione della filiera energetica necessaria a far funzionare i mezzi in ambito aeroportuale.
Il modulo che arriverà nello scalo padovano
Il dispositivo presentato si chiama Key Energy Builder. È stato realizzato da Milani S.p.A. con il contributo di DBA Group ed è stato collaudato nella sede aziendale di Osnago. Si tratta di un impianto compatto, alloggiato in un container di 22 metri quadrati, progettato per produrre, accumulare e poi distribuire idrogeno verde a 350 bar.
Il principio utilizzato è quello dell’elettrolisi: acqua ed energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili vengono impiegate per generare il combustibile. La capacità indicata va da 5 a 30 chilogrammi al giorno, mentre l’accumulo è affidato a idruri metallici.
Nella fase di prova preliminare il sistema è stato usato per alimentare un carrello elevatore di Toyota Material Handling Italia. Una verifica utile per testare il comportamento dell’impianto prima del trasferimento nell’area aeroportuale padovana.
Come funzionerà il progetto Padova Sandbox
Una volta portato a Padova, il modulo sarà collegato a energia ricavata da pannelli fotovoltaici e servirà a rifornire i droni destinati alla logistica sanitaria urgente. Oltre ai velivoli, potrà supportare anche i mezzi cargo a terra impiegati all’interno del perimetro sperimentale dello scalo.
La componente tecnologica e operativa del programma è seguita da H2G, divisione del Gruppo H2C specializzata nelle applicazioni dell’idrogeno verde. L’obiettivo è mettere a punto un sistema integrato tra produzione del carburante, rifornimento e utilizzo su mezzi aerei e terrestri.
Per Padova l’interesse è doppio: da un lato la gestione di trasporti urgenti in tempi rapidi, dall’altro la possibilità di testare soluzioni energetiche a basse emissioni in un contesto aeroportuale reale.
Le prossime tappe tra test a terra e primi voli
Il programma prevede ora la verifica del dialogo tra impianto di rifornimento, droni e mezzi di movimentazione. Solo dopo questa fase si passerà ai primi voli sperimentali all’interno dell’aeroporto di Padova.
Più avanti sono previste anche prove BVLOS, cioè missioni senza contatto visivo diretto tra operatore e velivolo, gestite attraverso sistemi di controllo remoto. È uno dei passaggi chiave per valutare un impiego più evoluto della tecnologia.
I dati diffusi nell’ambito del progetto indicano che i droni alimentati a idrogeno possono essere riforniti in circa cinque minuti, coprire distanze fino a 100 chilometri, trasportare 4 chilogrammi di carico e raggiungere una velocità massima di 55 chilometri orari. Il consumo dichiarato per un volo a pieno carico è di 340 grammi di idrogeno verde.
Secondo quanto emerso durante la presentazione, il primo volo con idrogeno verde viene collocato all’orizzonte del prossimo autunno. Se la fase di verifica darà i risultati attesi, il modello potrà essere preso in considerazione anche in altri contesti del sistema aeroportuale veneto, compreso Venezia, dove il Masterplan prevede due vertiporti.