Pace e poesia a Ponte San Nicolò: alla festa cittadina anche la voce de I Fiumi di Jane
L’associazione culturale padovana ha proposto letture, riflessioni e una performance con la giovane Anita Russo davanti a un pubblico di famiglie e bambini.
Alla Festa della Pace di Ponte San Nicolò il linguaggio dell’arte ha trovato uno spazio concreto tra famiglie, bambini e cittadini. Tra i momenti proposti durante la giornata, anche quello firmato dall’associazione culturale I Fiumi di Jane, che ha scelto di portare sul palco parole, movimento e pensiero attorno al tema della convivenza.
L’intervento ha unito più registri espressivi, dalla poesia alla teatro-danza, con una presenza corale che ha coinvolto il presidente Paolo Russo e i poeti Marco Giacomazzi, Monica Babolin, Mariya Terzieva, Michele Colareda e Michele Ponchia. Al centro anche la partecipazione della giovanissima Anita Russo, protagonista di uno dei passaggi più seguiti dal pubblico.
Un intervento pensato per parlare alla comunità
Nel suo contributo iniziale Paolo Russo ha proposto una riflessione semplice solo in apparenza: su chi scegliamo di vedere davvero. Da lì si è sviluppato il filo del discorso portato a Ponte San Nicolò, con l’idea che ogni percorso di pace parta anche dal riconoscimento dell’altro.
Il presidente dell’associazione ha richiamato il rischio di lasciare ai margini persone che, nel tempo, finiscono per non essere più considerate. Proprio su questo terreno si muove il lavoro de I Fiumi di Jane, che usa strumenti artistici e culturali per favorire relazione, ascolto e incontro tra età diverse.
Nel corso dell’intervento Russo ha anche sottolineato il valore della parola poetica davanti ai conflitti, ricordando che i versi non fermano una guerra, ma possono evitare l’assuefazione e riportare l’attenzione sulle persone nascoste dietro numeri e immagini consumate in fretta.
Il richiamo ai bambini segnati dalle guerre
Durante l’appuntamento è stato citato anche il volume Il loro grido è la mia voce, nato intorno a testi dedicati a Gaza. Russo ha spiegato di aver pensato in un primo momento a una lettura di alcuni brani, rinunciando poi a farlo per la durezza dei contenuti e per la presenza numerosa di bambini tra il pubblico.
La scelta, però, non ha escluso il tema. Nel suo intervento ha voluto ricordare i bambini di Gaza e, più in generale, tutti i minori che crescono dentro scenari di guerra. Il senso del messaggio era chiaro: un bambino dovrebbe conoscere il gioco, lo studio, il disegno, la scrittura, non la paura di ciò che accade fuori casa.
Letture sul palco e il momento scenico con Anita Russo
Dopo l’apertura affidata al presidente, lo spazio è passato agli autori dell’associazione. Le letture di Giacomazzi, Babolin, Terzieva, Colareda e Ponchia hanno costruito una sequenza di voci diverse, accomunate da un’attenzione ai temi dell’incontro e della pace.
Uno dei momenti centrali è arrivato con Anita Russo, che ha recitato la poesia “Inverno” per poi prendere parte, insieme a Michele Ponchia, a una performance di teatro-danza. Sul palco parola e gesto si sono intrecciati in una proposta pensata anche per un pubblico eterogeneo come quello della festa cittadina.
La presenza di una giovane interprete ha dato forma a un principio che l’associazione rivendica da tempo: creare occasioni in cui bambini, ragazzi e adulti possano condividere uno spazio espressivo senza barriere legate all’età.
L’immagine conclusiva scelta per la festa
Nel finale Paolo Russo ha affidato il senso della partecipazione a un’immagine evocativa: quella dei fiumi che arrivano da percorsi differenti e continuano a scorrere insieme. Un modo per parlare di differenze che non dividono, ma possono convivere senza annullarsi.
Nella cornice della Festa della Pace di Ponte San Nicolò, il contributo de I Fiumi di Jane ha così legato il tema della convivenza a un invito preciso: non lasciare nessuno sullo sfondo e costruire comunità partendo dall’ascolto reciproco.