Scuola, il nodo delle classi con studenti non italofoni divide la politica: Meloni cita le vecchie circolari di Mattarella
Meloni difende il tetto del 30% e cita le circolari firmate da Mattarella quando era ministro. Schlein: «Provocazione».
Giorgia Meloni è tornata sulla proposta del Governo per limitare la presenza nelle singole classi degli studenti stranieri che non conoscono adeguatamente l’italiano e ha chiamato direttamente in causa Sergio Mattarella. Secondo la presidente del Consiglio, quando l’attuale capo dello Stato era ministro dell’Istruzione aveva firmato circolari che davano indicazioni per evitare un’eccessiva concentrazione di alunni stranieri nella stessa classe.
La premier ha quindi respinto l’interpretazione secondo cui le parole pronunciate da Mattarella ad Amatrice sulla necessità di evitare “ghetti” nella scuola rappresentassero una critica indiretta all’iniziativa del Governo. Meloni ha sostenuto invece che i due interventi andrebbero, a suo giudizio, nella stessa direzione: favorire classi più equilibrate e l’integrazione attraverso la conoscenza dell’italiano.
Meloni: le parole di Mattarella vanno nella stessa direzione
Ospite su Rai1, Meloni ha spiegato di non leggere il discorso del presidente della Repubblica come una contestazione alla misura annunciata dall’esecutivo.
Mattarella, inaugurando l’anno scolastico ad Amatrice il 21 settembre, aveva ricordato che la scuola è “aperta a tutti”, richiamando l’articolo 34 della Costituzione, e aveva indicato tra i suoi compiti quello di creare legami, evitare ghetti e barriere e favorire la coesione sociale.
Secondo Meloni, proprio quell’obiettivo sarebbe compatibile con la proposta del Governo. La premier ha sostenuto che concentrare nello stesso gruppo classe molti ragazzi che non conoscono l’italiano potrebbe ostacolare l’integrazione e che una distribuzione più equilibrata servirebbe invece a favorire la comunicazione.
Il dibattito era già esploso dopo l’annuncio della stretta del Governo sul limite del 30% e sulle nuove regole per la scuola.
Il 30% riguarderebbe chi non conosce l’italiano
La precisazione più importante riguarda proprio il perimetro della misura. Il tetto del 30% non dovrebbe riguardare indistintamente tutti gli studenti con cittadinanza straniera, ma in particolare gli alunni che non conoscono l’italiano in misura sufficiente per seguire le lezioni e interagire in classe.
Secondo quanto illustrato dal ministro Giuseppe Valditara, il provvedimento dovrebbe concentrarsi soprattutto sui neoarrivati che non sono in grado di comprendere le spiegazioni degli insegnanti o di comunicare adeguatamente in italiano. Sarebbero inoltre previste deroghe nei territori dove la presenza di studenti stranieri è particolarmente elevata o dove non esistono scuole alternative nelle vicinanze.
Il Governo ha inoltre previsto risorse per rafforzare l’insegnamento dell’italiano nei casi in cui non sia possibile modificare la composizione delle classi.
In Friuli Venezia Giulia il tema ha già acceso il confronto politico: Roberto Novelli ha difeso il limite del 30% per gli studenti neoarrivati che non conoscono l’italiano, mentre Serena Pellegrino ha espresso la propria contrarietà ai tetti nelle classi.
Le circolari firmate da Mattarella nel 1989 e nel 1990
Le circolari richiamate da Giorgia Meloni esistono e risalgono al periodo in cui Sergio Mattarella era ministro dell’Istruzione.
La prima, la circolare ministeriale 301 dell’8 settembre 1989, affrontava l’inserimento degli studenti stranieri nella scuola dell’obbligo. Indicava che, qualora fossero presenti più alunni immigrati provenienti dallo stesso Paese e con analogo livello culturale, poteva essere opportuno inserirli nella stessa classe, suggerendo però di non superare generalmente quattro o cinque studenti.
La seconda, la circolare 205 del 26 luglio 1990, ribadiva che gli studenti dello stesso gruppo linguistico non avrebbero dovuto superare, ove possibile, le cinque unità per classe. L’obiettivo esplicitato nel documento era agevolare la naturale integrazione linguistica con gli studenti italiani, insieme al rafforzamento delle attività di sostegno linguistico.
Il richiamo di Meloni alle circolari è quindi fondato sul piano storico, anche se il provvedimento attualmente allo studio del Governo avrebbe natura e criteri diversi: la soglia annunciata oggi è percentuale e dovrebbe riguardare soprattutto la conoscenza della lingua italiana, mentre le circolari del 1989-1990 facevano riferimento anche alla provenienza e al gruppo linguistico.
Valditara: «Nessuno scontro con il Quirinale»
Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha escluso esplicitamente l’esistenza di uno scontro istituzionale con il Quirinale.
Secondo Valditara, sia l’intervento di Mattarella sia la proposta del Governo avrebbero come obiettivo l’integrazione degli studenti e il contrasto alla formazione di classi isolate dal punto di vista linguistico. Il ministro ha inoltre precisato che il criterio dovrebbe valere indipendentemente dalla nazionalità: il punto, ha detto, sarebbe la conoscenza o meno dell’italiano.
Dal Quirinale, secondo ANSA, non sono arrivati commenti diretti alle parole di Meloni. Sono però in corso interlocuzioni tecniche tra gli uffici della Presidenza della Repubblica e quelli del ministero sulle misure allo studio.
Schlein attacca Meloni
Di segno opposto la reazione della segretaria del Partito democratico Elly Schlein, che ha contestato la scelta della premier di richiamare direttamente Mattarella nella polemica politica.
Schlein ha definito l’intervento di Meloni una “provocazione diretta” nei confronti della più alta carica dello Stato e ha accusato la presidente del Consiglio di trascinare il capo dello Stato nella polemica politica del momento. Si tratta della posizione espressa dalla segretaria dem, non di una valutazione condivisa dal Quirinale.
Il tema della presenza degli studenti stranieri nelle classi è particolarmente sentito anche in Friuli Venezia Giulia, dove la situazione delle scuole di Monfalcone è da tempo al centro del confronto sull’impatto migratorio.