Lupi e allevamenti in Veneto, Valdegamberi boccia i cani robot: «Serve un piano vero, non esperimenti»

Il consigliere regionale contesta la proposta rilanciata da Veneto Agricoltura e torna a chiedere interventi di contenimento nelle aree più colpite, a partire dalla Lessinia.

06 ottobre 2026 09:59
Lupi e allevamenti in Veneto, Valdegamberi boccia i cani robot: «Serve un piano vero, non esperimenti» -
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Nel confronto veneto sulla convivenza tra grandi predatori e zootecnia di montagna, torna a farsi sentire la voce di Stefano Valdegamberi. Il consigliere regionale respinge con nettezza l'idea di affidare a cani robot la protezione delle greggi e riporta il dibattito su un terreno che considera più urgente: la gestione della presenza dei lupi nelle zone dove gli allevatori denunciano perdite e difficoltà crescenti.

Il riferimento è alla proposta legata all'impiego di sistemi tecnologici per limitare le predazioni. Una prospettiva che, secondo Valdegamberi, non offre oggi una risposta praticabile per chi lavora ogni giorno nei pascoli e deve fare i conti con costi, organizzazione del lavoro e tutela degli animali.

Il nodo politico riaperto in Consiglio regionale

L'esponente veneto punta il dito contro Veneto Agricoltura, ritenendo che l'ipotesi dei dispositivi robotici sia distante dalla realtà dell'allevamento estensivo. Nella sua presa di posizione usa toni molto severi e sostiene che chi avanza questa soluzione non misuri fino in fondo le condizioni concrete delle aziende di montagna.

Per Valdegamberi, il tema non è la contrarietà pregiudiziale all'innovazione, ma l'efficacia reale degli strumenti proposti. A suo giudizio, lo stato attuale della tecnologia non consentirebbe ai cani robot di rappresentare una difesa adeguata per pecore e greggi esposte al rischio di attacchi.

La Lessinia al centro delle preoccupazioni

Nel suo intervento il consigliere richiama in particolare la situazione della Lessinia, area che indica come una delle più esposte al problema. Qui, afferma, le predazioni continuerebbero ad avere conseguenze pesanti sulle attività zootecniche, con ricadute dirette su chi porta avanti l'allevamento sul territorio.

Il ragionamento si lega a una richiesta precisa: ridurre la presenza dei lupi entro una soglia che ritiene compatibile con il lavoro agricolo e pastorale. È questa, nella sua impostazione, la strada da percorrere per dare una risposta strutturale invece di concentrare attenzione e risorse su sperimentazioni considerate insufficienti.

«Non fantascienza ma misure applicabili»

Valdegamberi insiste soprattutto su due aspetti: la sostenibilità economica e la gestione quotidiana dei pascoli. Secondo il consigliere, proporre strumenti di questo tipo senza tenere conto delle condizioni operative degli allevatori significa allontanarsi dal problema invece di risolverlo.

Da qui anche la frase con cui sintetizza la sua posizione: gli allevatori, sostiene, non chiedono soluzioni da fantascienza ma decisioni concrete. Il messaggio rivolto alla Regione è quello di orientare le scelte verso interventi che abbiano un impatto effettivo nelle aree dove il conflitto tra presenza del lupo e attività zootecniche resta aperto.

La richiesta respinta e il confronto che continua

Nel suo affondo politico, il consigliere ricorda inoltre che una domanda di contenimento da lui promossa lo scorso anno sarebbe stata respinta dalla Giunta regionale. Un passaggio che richiama per sostenere che, finora, le risposte messe in campo non abbiano affrontato il nodo alla radice.

Il confronto resta quindi aperto su due piani: da una parte l'uso di nuove tecnologie per la difesa del bestiame, dall'altra la richiesta di una linea più incisiva sul controllo della popolazione dei lupi. In Veneto, soprattutto nelle aree montane, il tema continua a dividere e a pesare su un comparto che chiede strumenti ritenuti davvero utilizzabili sul campo.

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