In Veneto prende forma “I Fiumi di Jane”, il progetto culturale di Paolo Russo tra radio, poesia e cura
Dall’esperienza su RadioGamma5 all’associazione culturale: un percorso nato in Veneto che unisce scrittura, psicoterapia e riflessione pubblica sulla fragilità.
Non solo attività clinica, ma anche un lavoro culturale che prova a portare fuori dagli studi temi come il dolore, l’identità e l’ascolto. In Veneto il nome di Paolo Russo è legato a “I Fiumi di Jane”, progetto cresciuto nel tempo tra scrittura, incontri pubblici e trasmissioni radiofoniche.
Psicologo e psicoterapeuta di formazione psicoanalitica, Russo affianca alla professione un percorso da poeta, autore, giornalista e conduttore. Il filo che tiene insieme queste esperienze è l’idea che la sofferenza umana non possa essere letta soltanto come un elenco di sintomi, ma richieda anche linguaggi capaci di restituirne profondità, immagini e memoria.
Da qui nasce un’iniziativa che nel territorio veneto ha assunto una fisionomia precisa: creare spazi in cui psicologia, letteratura, musica, mito e parola poetica possano dialogare senza trasformarsi in un discorso accademico distante da chi ascolta.
Un’associazione nata sul territorio
Nel tempo “I Fiumi di Jane” è diventata anche un’associazione culturale, presieduta dallo stesso Paolo Russo. Il progetto si muove lungo più direzioni e mette insieme attività di divulgazione e proposte che coinvolgono linguaggi differenti, dalla poesia alla fotografia, passando per pittura e momenti di confronto pubblico.
La dimensione associativa rappresenta l’estensione naturale di un percorso già avviato: non un contenitore separato rispetto al lavoro terapeutico o a quello editoriale, ma una forma collettiva della stessa ricerca. L’obiettivo dichiarato resta quello di offrire occasioni in cui la parola possa aiutare a leggere l’esperienza umana in modo meno semplificato.
Il passaggio in radio e il dialogo con il pubblico
Una parte rilevante di questo cammino passa da RadioGamma5, emittente nella quale Russo ha ideato e condotto “I Fiumi di Jane” e “GAMMA5NEWS”. La radio, in questo quadro, diventa un luogo accessibile dove temi complessi possono essere affrontati con un registro divulgativo e insieme riflessivo.
Nelle puntate del programma che porta il nome del progetto trovano spazio figure del mito e della letteratura rilette attraverso domande attuali: Narciso e il rapporto con la propria immagine, Prometeo come figura della responsabilità, Orfeo davanti alla perdita, Dante e lo smarrimento, il labirinto come simbolo dei percorsi interiori che spesso disorientano.
Il risultato è un racconto pubblico che mescola psicologia, musica e testi letterari, cercando una lingua comprensibile anche fuori dagli ambienti specialistici. È uno degli elementi che hanno dato riconoscibilità al progetto in Veneto.
I libri e l’idea della “poesia clinica”
Al centro dell’elaborazione teorica di Russo c’è anche la definizione di “poesia clinica”, sviluppata nei suoi scritti e in particolare nel “Trattato di poesia clinica”. L’espressione accosta due termini solo apparentemente lontani e indica un modo di osservare il vissuto che non si affida esclusivamente alla spiegazione razionale.
In questa prospettiva, immagini, simboli, ritmo e memoria diventano strumenti per avvicinare ciò che spesso viene avvertito prima ancora di essere messo a fuoco con chiarezza. Non si tratta di sostituire la cura con la poesia, ma di affiancare registri diversi nella comprensione della fragilità.
La bibliografia di Paolo Russo attraversa più ambiti e comprende, tra gli altri, “I Fiumi di Jane. Viaggio nella realtà di se stessi”, “Fiumi in porto”, “Note d’arpa”, “Etica secondo coscienza”, “Ansia. Conoscersi per guarire”, “Trilogia. Trattato di poesia clinica”, “Come sassi di sabbia”, “Ombre verso l’aurora” e, nel 2026, “Il colore del dialogo. L’importanza dell’arte nella mediazione familiare”.
Il tema della salute mentale nello spazio pubblico
Il senso più ampio del progetto riguarda anche il modo in cui si parla di salute mentale nel dibattito contemporaneo. La linea proposta da Russo prova a tenersi lontana sia dall’idea di ridurre ogni disagio a una formula clinica, sia dalla tendenza opposta a banalizzare il dolore con spiegazioni veloci.
Dentro questo equilibrio si colloca l’esperienza veneta de “I Fiumi di Jane”: un percorso che unisce psicoanalisi, scrittura e divulgazione, cercando di dare parole a ciò che spesso resta confuso. È su questo doppio binario, tra attività culturale e ascolto, che il progetto continua a svilupparsi anche attraverso l’associazione e la presenza in radio.