Imprese del commercio e servizi in Veneto: a Treviso salgono bollette e prestiti, fiducia più fragile
L’osservatorio su 800 attività trevigiane fotografa un semestre complicato: pesano energia, logistica e ricavi meno dinamici, mentre il lavoro tiene.
Per molte attività del commercio e dei servizi trevigiani il primo semestre del 2026 si è chiuso con un equilibrio più precario. A spingere verso il basso il sentiment delle imprese sono soprattutto i rincari dell’energia e dei carburanti, insieme a costi di fornitura più alti e a una crescita del bisogno di liquidità.
La fotografia arriva dall’Osservatorio congiunturale promosso da Unione provinciale Confcommercio di Treviso e Banca Prealpi SanBiagio con Format Research, costruito su 800 imprese intervistate tra luglio e agosto 2026. Il quadro che emerge riguarda uno dei territori più dinamici del Veneto, ma segnala una fase di maggiore prudenza nelle scelte aziendali.
Ricavi meno brillanti, occupazione invece più solida
Il rallentamento si legge anzitutto nei ricavi. L’indice si attesta a 44 e, per il trimestre estivo, le aziende non indicano una vera inversione di tendenza. In altre parole, la percezione è quella di una domanda che non accelera abbastanza da compensare l’aumento delle spese correnti.
Più tenuta, invece, sul versante del lavoro. L’indice legato all’occupazione sale a 47, meglio rispetto alla rilevazione di fine 2025 e sopra il riferimento nazionale. Le imprese, inoltre, vedono margini per un ulteriore miglioramento entro la conclusione del terzo trimestre.
Anche la valutazione sulla propria attività economica resta relativamente stabile: l’indice è a 45, sostanzialmente in linea con il quadro italiano. Ma questa tenuta non basta a evitare un arretramento del clima generale.
Il nodo più pesante resta quello dell’energia
Il fronte che crea più pressione è quello delle forniture energetiche. Oltre il 65% delle imprese segnala aumenti nei costi delle materie prime energetiche, con rincari medi superiori al 20%. Per il 58% delle attività, questi aumenti hanno avuto effetti diretti sull’andamento aziendale.
Accanto alle bollette, crescono anche i costi legati a forniture e logistica. Un passaggio che pesa in una fase in cui cambiano pure i consumi, anche per effetto delle temperature più elevate e del maggiore ricorso alla climatizzazione.
Il report rileva inoltre che più del 45% delle imprese ha ricevuto proposte di revisione dei contratti energetici. In oltre un caso su quattro, le nuove condizioni sono state giudicate sfavorevoli. Non sorprende quindi che un’impresa su quattro abbia già cambiato fornitore di elettricità o gas, mentre un ulteriore 27% stia valutando questa possibilità.
Fiducia in discesa e maggior ricorso al credito
L’indice generale di fiducia del terziario trevigiano perde 8 punti rispetto alla precedente rilevazione. Le aspettative di fine mese indicano un possibile recupero parziale, con una risalita prevista a quota 29, ma il quadro resta cauto.
In parallelo peggiora la capacità di coprire il fabbisogno finanziario: l’indicatore provinciale scende a 43 dai 47 registrati a fine 2025. È un passaggio importante, perché racconta come molte attività stiano cercando strumenti per assorbire l’aumento dei costi e sostenere la gestione ordinaria.
Nel corso dei primi sei mesi del 2026 il 23% delle imprese ha presentato una richiesta di finanziamento. Tra queste, il 77% ha ottenuto risposta positiva. Il dato suggerisce che l’accesso al credito resta presente, ma cresce la necessità di farvi ricorso.
CER ancora poco diffuse tra le aziende
Sul terreno delle Comunità energetiche rinnovabili la partecipazione resta limitata. Solo il 4,9% delle imprese dichiara di aderire già a una CER. Una quota consistente, il 42,8%, dice di non essere interessata, mentre il 25,6% non sa se la propria azienda ne faccia parte e il 17,5% afferma di non conoscere lo strumento.
Scenario simile anche per convenzioni, consorzi o gruppi d’acquisto dedicati a luce e gas. Il 78% delle imprese non aderisce a queste formule, anche se il 30,5% si dice disponibile a valutarle in futuro. Segnale che, almeno per una parte del tessuto economico, il tema del contenimento dei costi energetici sta diventando strutturale.
Il clima incide anche sui consumi delle attività
L’indagine misura anche gli effetti del cambiamento climatico sulla gestione quotidiana delle aziende del terziario. Il 40,2% segnala consumi energetici più alti per la climatizzazione, il 27,6% parla di maggiori costi di gestione e il 19% osserva un cambiamento nelle abitudini della clientela.
Nel complesso, il report restituisce l’immagine di un terziario trevigiano che continua a reggere, ma con margini più stretti e con una crescente attenzione a costi, forniture e sostenibilità finanziaria. Un segnale che riguarda da vicino anche il resto del Veneto, dove commercio e servizi restano tra i settori più esposti alle oscillazioni dell’energia e dei consumi.