Illuminazione pubblica e tutela del buio: Asiago tra i modelli del nuovo accordo nazionale
Rinnovata per altri due anni l’intesa tra City Green Light, UAI e IDA-IS. Nasce un osservatorio dedicato e prende forma lo standard “Sky Friendly”.
La qualità della luce nelle città entra sempre più spesso nel dibattito su ambiente, salute e paesaggio. Dentro questo percorso c’è anche il Veneto, con Asiago indicata tra le esperienze già sviluppate in Italia secondo criteri pensati per limitare la dispersione luminosa e proteggere il cielo notturno.
Su questo terreno è stato prorogato per altri 24 mesi il protocollo che unisce City Green Light, Unione Astrofili Italiani e International Dark Sky Association – Italian Section. L’intesa, avviata nel 2023, viene ora accompagnata da una nuova struttura di confronto: l’Osservatorio “Il Cielo come Paesaggio”.
Asiago nel quadro dei progetti già realizzati
Nel testo dell’accordo rinnovato viene richiamato anche il caso di Asiago, citata insieme a Matera fra gli interventi considerati più significativi nel campo dell’efficientamento dell’illuminazione pubblica. Un riferimento che per il Veneto ha un peso particolare, perché lega il tema della luce urbana a un territorio da sempre associato anche all’osservazione astronomica e alla qualità del cielo.
L’obiettivo dichiarato non è ridurre l’illuminazione in modo indiscriminato, ma progettarla con maggiore precisione: flussi meglio direzionati, intensità controllata, temperature di colore più adatte e minore dispersione verso l’alto. Una linea che punta a conciliare visibilità, sicurezza e salvaguardia dell’ambiente notturno.
Nasce l’Osservatorio “Il Cielo come Paesaggio”
La novità principale annunciata con il rinnovo dell’intesa è la creazione dell’Osservatorio, pensato come luogo stabile di raccolta e condivisione di pratiche utili sull’illuminazione sostenibile. Tra i compiti previsti ci sono il confronto con enti pubblici, tecnici del settore e comunità scientifica, oltre alla produzione di documenti di indirizzo e momenti di approfondimento aperti.
Accanto a questa attività partirà anche il lavoro per definire, entro sei mesi, i criteri tecnici della certificazione “Sky Friendly”. Lo standard riguarderà i futuri interventi di nuova realizzazione, riqualificazione o adeguamento degli impianti di illuminazione pubblica curati da City Green Light in Italia.
I parametri che verranno concordati diventeranno requisiti necessari per ottenere la certificazione, anche nel caso in cui risultino più severi rispetto a quanto oggi previsto dalle norme vigenti. Il punto, in sostanza, è alzare l’asticella sul piano progettuale.
Le regole tecniche: luce utile, mirata e meno invasiva
La base operativa richiamata nell’accordo è quella dei Five Principles for Responsible Outdoor Lighting promossi da IDA: luce utile, orientata dove serve, contenuta nell’intensità, gestita nel tempo e con tonalità calda. Tradotto in scelte concrete, significa evitare proiettori inclinati sopra l’orizzontale, regolare il flusso luminoso e privilegiare sorgenti da 3.000K, soglia che diventa obbligatoria nelle aree di rispetto degli osservatori astronomici.
Secondo i promotori, l’inquinamento luminoso non riguarda soltanto la possibilità di vedere le stelle. Il fenomeno incide sugli ecosistemi, modifica i comportamenti di animali e piante e può interferire anche con il ritmo circadiano umano. Da qui la spinta a considerare il cielo notturno come un bene da preservare, non come un semplice sfondo urbano.
Le dichiarazioni dei promotori
Per Alessandro Visentin, CEO di City Green Light, la qualità dell’illuminazione pubblica va valutata non solo per la capacità di garantire sicurezza e visibilità, ma anche per gli effetti che la luce produce sull’ambiente nelle ore notturne. Nella stessa direzione va il commento di Cecilia Putignano, Engineering & Technical Services Director dell’azienda, che richiama la necessità di governare con precisione orientamento, intensità, colore e regolazione dei flussi.
Dal versante scientifico, il presidente UAI Salvatore Pluchino sottolinea che il cielo stellato è un patrimonio naturale e culturale, oltre che una risorsa per ricerca e divulgazione. Mario Di Sora, referente di IDA-IS, legge invece il rinnovo del protocollo come un passo concreto verso una limitazione misurabile dell’inquinamento luminoso, tema che a suo giudizio non sempre ha trovato risposte sufficienti nelle normative regionali approvate nel tempo.
Per il Veneto, e in particolare per realtà come Asiago, il valore della notizia sta anche qui: nella possibilità che esperienze locali già avviate diventino un riferimento dentro un quadro nazionale più strutturato. La sfida, ora, sarà trasformare principi e impegni in standard applicati con continuità nei prossimi interventi sull’illuminazione pubblica.