Illuminazione pubblica e tutela del buio: Asiago tra i modelli del nuovo accordo nazionale

Rinnovata per altri due anni l’intesa tra City Green Light, UAI e IDA-IS. Nasce un osservatorio dedicato e prende forma lo standard “Sky Friendly”.

15 ottobre 2026 13:39
Illuminazione pubblica e tutela del buio: Asiago tra i modelli del nuovo accordo nazionale -
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La qualità della luce nelle città entra sempre più spesso nel dibattito su ambiente, salute e paesaggio. Dentro questo percorso c’è anche il Veneto, con Asiago indicata tra le esperienze già sviluppate in Italia secondo criteri pensati per limitare la dispersione luminosa e proteggere il cielo notturno.

Su questo terreno è stato prorogato per altri 24 mesi il protocollo che unisce City Green Light, Unione Astrofili Italiani e International Dark Sky Association – Italian Section. L’intesa, avviata nel 2023, viene ora accompagnata da una nuova struttura di confronto: l’Osservatorio “Il Cielo come Paesaggio”.

Asiago nel quadro dei progetti già realizzati

Nel testo dell’accordo rinnovato viene richiamato anche il caso di Asiago, citata insieme a Matera fra gli interventi considerati più significativi nel campo dell’efficientamento dell’illuminazione pubblica. Un riferimento che per il Veneto ha un peso particolare, perché lega il tema della luce urbana a un territorio da sempre associato anche all’osservazione astronomica e alla qualità del cielo.

L’obiettivo dichiarato non è ridurre l’illuminazione in modo indiscriminato, ma progettarla con maggiore precisione: flussi meglio direzionati, intensità controllata, temperature di colore più adatte e minore dispersione verso l’alto. Una linea che punta a conciliare visibilità, sicurezza e salvaguardia dell’ambiente notturno.

Nasce l’Osservatorio “Il Cielo come Paesaggio”

La novità principale annunciata con il rinnovo dell’intesa è la creazione dell’Osservatorio, pensato come luogo stabile di raccolta e condivisione di pratiche utili sull’illuminazione sostenibile. Tra i compiti previsti ci sono il confronto con enti pubblici, tecnici del settore e comunità scientifica, oltre alla produzione di documenti di indirizzo e momenti di approfondimento aperti.

Accanto a questa attività partirà anche il lavoro per definire, entro sei mesi, i criteri tecnici della certificazione “Sky Friendly”. Lo standard riguarderà i futuri interventi di nuova realizzazione, riqualificazione o adeguamento degli impianti di illuminazione pubblica curati da City Green Light in Italia.

I parametri che verranno concordati diventeranno requisiti necessari per ottenere la certificazione, anche nel caso in cui risultino più severi rispetto a quanto oggi previsto dalle norme vigenti. Il punto, in sostanza, è alzare l’asticella sul piano progettuale.

Le regole tecniche: luce utile, mirata e meno invasiva

La base operativa richiamata nell’accordo è quella dei Five Principles for Responsible Outdoor Lighting promossi da IDA: luce utile, orientata dove serve, contenuta nell’intensità, gestita nel tempo e con tonalità calda. Tradotto in scelte concrete, significa evitare proiettori inclinati sopra l’orizzontale, regolare il flusso luminoso e privilegiare sorgenti da 3.000K, soglia che diventa obbligatoria nelle aree di rispetto degli osservatori astronomici.

Secondo i promotori, l’inquinamento luminoso non riguarda soltanto la possibilità di vedere le stelle. Il fenomeno incide sugli ecosistemi, modifica i comportamenti di animali e piante e può interferire anche con il ritmo circadiano umano. Da qui la spinta a considerare il cielo notturno come un bene da preservare, non come un semplice sfondo urbano.

Cielo notturno, rinnovato per 24 mesi il protocollo tra City Green Light, UAI e IDA-IS

Le dichiarazioni dei promotori

Per Alessandro Visentin, CEO di City Green Light, la qualità dell’illuminazione pubblica va valutata non solo per la capacità di garantire sicurezza e visibilità, ma anche per gli effetti che la luce produce sull’ambiente nelle ore notturne. Nella stessa direzione va il commento di Cecilia Putignano, Engineering & Technical Services Director dell’azienda, che richiama la necessità di governare con precisione orientamento, intensità, colore e regolazione dei flussi.

Dal versante scientifico, il presidente UAI Salvatore Pluchino sottolinea che il cielo stellato è un patrimonio naturale e culturale, oltre che una risorsa per ricerca e divulgazione. Mario Di Sora, referente di IDA-IS, legge invece il rinnovo del protocollo come un passo concreto verso una limitazione misurabile dell’inquinamento luminoso, tema che a suo giudizio non sempre ha trovato risposte sufficienti nelle normative regionali approvate nel tempo.

Per il Veneto, e in particolare per realtà come Asiago, il valore della notizia sta anche qui: nella possibilità che esperienze locali già avviate diventino un riferimento dentro un quadro nazionale più strutturato. La sfida, ora, sarà trasformare principi e impegni in standard applicati con continuità nei prossimi interventi sull’illuminazione pubblica.

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