Fine vita, scontro nel centrodestra veneto: Donazzan chiede a Stefani di bloccare il testo in aula

Alla vigilia del voto a Palazzo Ferro Fini, l’europarlamentare di Fratelli d’Italia contesta la strada regionale e rilancia su hospice, assistenza e terapia del dolore.

01 settembre 2026 09:14
Fine vita, scontro nel centrodestra veneto: Donazzan chiede a Stefani di bloccare il testo in aula -
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Il voto fissato per martedì 1 settembre a Palazzo Ferro Fini riaccende in Veneto una discussione che da tempo divide la politica regionale. Alla vigilia dell’approdo in aula della proposta di legge di iniziativa popolare sul suicidio medicalmente assistito, Elena Donazzan prende posizione e chiama direttamente in causa il presidente della Regione Alberto Stefani.

L’europarlamentare di Fratelli d’Italia chiede che il Veneto non proceda con una norma propria su un tema che, a suo giudizio, appartiene alla competenza del Parlamento. Nella sua lettura, un intervento regionale rischierebbe di aprire un contenzioso costituzionale, richiamando quanto già accaduto in Toscana.

Il nodo politico alla vigilia del voto

L’intervento di Donazzan arriva in un passaggio delicato per la maggioranza veneta. Il messaggio rivolto a Stefani è netto: non limitarsi a seguire gli equilibri del Consiglio, ma assumere una posizione chiara su quella che considera una questione di principio.

Nelle sue parole c’è anche una critica frontale a Luca Zaia, indicato come il riferimento politico che ha sostenuto l’iniziativa. Il bersaglio è la lettera aperta con cui l’ex presidente della giunta ha espresso il proprio appoggio alla proposta. Donazzan, pur ricordando il percorso istituzionale condiviso in passato, descrive quella scelta come una spinta personale che rischia di trasferire dentro il governo regionale una frattura già evidente.

La linea di Fratelli d’Italia e il precedente del 2024

L’esponente di FdI rivendica una posizione che definisce coerente nel tempo. Ricorda infatti che già a gennaio 2024 un provvedimento simile era stato respinto in Consiglio regionale per un solo voto, e sostiene che il partito continui a opporsi a un’impostazione ritenuta lontana dalla tutela della vita.

Il passaggio di settembre, quindi, non viene letto soltanto come un nuovo esame tecnico o legislativo. Per Donazzan rappresenta un tornante politico, dentro il quale si misurano indirizzi diversi anche nell’area di governo del Veneto.

La proposta alternativa: più hospice e sostegno alle famiglie

Accanto al no alla legge regionale, Donazzan indica una strada diversa. Chiede un piano straordinario sulle cure palliative e sulla terapia del dolore, con l’obiettivo di rafforzare hospice, assistenza domiciliare e presa in carico dei malati.

Il ragionamento è quello di spostare l’attenzione dal tema della scelta di fine vita alla qualità dell’assistenza garantita ai pazienti e a chi li segue ogni giorno. In questo quadro inserisce anche il tema del peso economico e organizzativo che grava sui nuclei familiari quando le condizioni cliniche diventano più complesse.

Il richiamo a Moraglia e il tema della solitudine

Nel suo intervento Donazzan cita anche monsignor Francesco Moraglia, presidente della Conferenza episcopale Triveneta, riprendendo il riferimento alla solitudine e alla sofferenza come fattori centrali nell’esperienza della malattia.

Per l’europarlamentare, è proprio l’isolamento delle persone fragili e delle loro famiglie il punto da affrontare con maggiore urgenza. Su questo aspetto richiama anche quanto aveva sostenuto nel febbraio 2025 insieme all’europarlamentare di Fratelli d’Italia Daniele Polato, parlando di costi elevati e percorsi assistenziali spesso difficili da sostenere.

Da qui la conclusione politica che accompagna il suo appello a Stefani: secondo Donazzan, il Veneto dovrebbe concentrare le proprie scelte su accompagnamento, cure e supporto concreto, evitando che l’assenza di aiuti porti le famiglie a percepire la morte come l’opzione meno pesante da affrontare.

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