Fine vita, il ricorso del Governo riapre il confronto in Veneto: Borgia chiede una cornice unica nazionale
Il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale torna sulla legge veneta dopo l’impugnazione: «Su temi così non possono esserci regole diverse tra territori».
Il confronto sul fine vita in Veneto torna al centro del dibattito politico dopo la scelta del Governo di impugnare la legge regionale. Dal Consiglio veneto interviene Claudio Borgia, capogruppo di Fratelli d’Italia, che legge il passaggio come una conferma delle obiezioni avanzate dal suo gruppo durante l’iter del provvedimento.
Per l’esponente di FdI, una materia che tocca diritti fondamentali, autodeterminazione personale e tutela della vita non può essere regolata con soluzioni differenti da una Regione all’altra. La sede corretta, sostiene, resta quella parlamentare, con una norma valida sull’intero territorio nazionale.
Il nodo politico dopo l’impugnazione
Borgia richiama il voto contrario espresso in Consiglio regionale e ribadisce una linea che, a suo dire, non è cambiata nel tempo. Pur riconoscendo il tentativo del presidente Stefani di intervenire sul testo, il giudizio di Fratelli d’Italia sull’impianto complessivo della legge era rimasto negativo.
Secondo il capogruppo, la decisione dell’esecutivo nazionale rafforza quelle riserve. Il punto centrale riguarda il confine tra competenze regionali e statali: per Borgia le Regioni possono muoversi sugli aspetti organizzativi e procedurali, mentre la disciplina sostanziale dovrebbe restare affidata allo Stato.
La richiesta: una sola regola per tutto il Paese
Nel suo intervento, l’esponente di maggioranza insiste soprattutto su un aspetto: evitare che i cittadini si trovino di fronte a criteri diversi in base al luogo di residenza. Su un tema di questa portata, osserva, non può essere il territorio a determinare trattamenti o percorsi normativi differenti.
Da qui la richiesta di una legge nazionale, capace di fissare un quadro omogeneo. Per Borgia, la delicatezza della questione impone una scelta chiara del Parlamento, senza lasciare spazio a venti discipline separate.
Il richiamo a cure palliative e assistenza
Nella presa di posizione diffusa dopo l’impugnazione, Borgia sposta poi l’attenzione sulle priorità che, a suo avviso, dovrebbero guidare l’azione delle istituzioni. Indica in primo luogo il rafforzamento delle cure palliative, della terapia del dolore, del supporto psicologico e dell’assistenza ai familiari.
Il riferimento è alla fase di maggiore fragilità vissuta dai pazienti, che secondo il consigliere regionale deve essere affrontata con strumenti di accompagnamento e presa in carico, non con risposte frammentate sul piano normativo.
Il tema, già molto discusso in Veneto nelle ultime settimane, resta dunque aperto anche sul piano politico. Dopo il ricorso del Governo, il dibattito si sposta ora sul rapporto tra autonomia regionale e necessità di una disciplina nazionale, mentre da Palazzo Ferro Fini arrivano nuove prese di posizione destinate ad alimentare il confronto.