Filiera dell’auto, OMR guarda a Stellantis: fiducia sull’Italia ma il Veneto chiede costi sostenibili

Bonometti valuta positivamente la rotta indicata da Filosa, ma avverte: senza interventi su energia, lavoro e regole europee la manifattura resta esposta.

17 giugno 2026 22:56
Filiera dell’auto, OMR guarda a Stellantis: fiducia sull’Italia ma il Veneto chiede costi sostenibili -
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Per le aziende della componentistica del Nord, e quindi anche per una parte importante del tessuto produttivo veneto, i segnali che arrivano da Stellantis vengono osservati con attenzione. Dall’audizione dell’amministratore delegato Antonio Filosa, OMR Automotive ricava un’indicazione favorevole sul ruolo che l’Italia può continuare ad avere nell’industria dell’auto, ma insieme rilancia l’allarme sui fattori che frenano la competitività.

A esprimere questa lettura è il presidente di OMR Automotive, Marco Bonometti, che considera incoraggiante l’impostazione industriale illustrata dal vertice del gruppo. Per un comparto che vive una fase delicata in tutta Europa, il tema non riguarda solo i grandi marchi, ma anche la rete di fornitori, competenze e stabilimenti che ruota attorno alla produzione.

Il peso della filiera per il Nord produttivo

Il giudizio positivo di OMR parte da un punto preciso: la conferma della presenza italiana all’interno della strategia Stellantis. L’azienda collabora da tempo con il gruppo automobilistico come fornitore strategico su scala internazionale, e per questo guarda con interesse alle scelte che possono incidere sull’intera catena industriale.

Nel ragionamento di Bonometti, la tenuta dell’automotive ha un impatto che supera i confini delle singole fabbriche. In regioni manifatturiere come il Veneto, dove industria, subfornitura ed export sono strettamente collegati, ogni decisione su volumi, investimenti e organizzazione produttiva può produrre effetti diretti sul lavoro e sugli ordini.

Gli aspetti promossi dopo l’audizione

Tra gli elementi apprezzati ci sono gli investimenti annunciati, l’attenzione all’innovazione, la valorizzazione dei marchi storici e il rafforzamento delle professionalità tecniche attraverso nuove assunzioni di ingegneri e figure qualificate. Secondo Bonometti, è una linea che richiama l’impostazione industriale costruita negli anni da Sergio Marchionne e portata avanti dal presidente John Elkann.

Al centro, nella visione espressa dal presidente di OMR, devono restare le persone: formazione, competenze e capacità di attrarre talenti vengono indicati come leve decisive. Nella stessa direzione va anche la necessità di distinguere meglio i brand e di utilizzare in modo più efficace la capacità produttiva degli impianti, così da rafforzare la posizione dell’industria automobilistica europea.

I nodi aperti: energia, lavoro e transizione

Il quadro, però, non viene descritto in termini rassicuranti. Bonometti richiama le difficoltà che stanno investendo il settore dell’auto e, più in generale, la manifattura europea. Il punto critico, nella valutazione di OMR, è che le sole imprese non possono reggere da sole una fase di trasformazione così pesante.

Tra le questioni più urgenti vengono indicati il prezzo dell’energia e il costo del lavoro, due variabili che pesano in modo diretto sulla capacità di competere. Sul lavoro, la posizione espressa è quella di un legame più stretto con produzione, produttività e andamento dei mercati, in un contesto che richiede equilibrio tra tutela dell’occupazione e sostenibilità industriale.

Bonometti punta inoltre l’attenzione sulle politiche europee della transizione, giudicate non sempre allineate alla realtà delle fabbriche. Il riferimento è al Green Deal, che secondo OMR ha finito per mettere sotto pressione il comparto continentale, lasciando spazio alla concorrenza extraeuropea in un settore ritenuto strategico.

La richiesta alla politica industriale

Da qui l’appello a un intervento coordinato, sia a livello nazionale sia europeo. Per OMR servono misure rapide e di carattere straordinario, capaci di difendere la base manifatturiera, accompagnare la transizione senza comprimere investimenti e preservare la tenuta occupazionale.

Il messaggio che arriva dall’azienda è quindi doppio: da un lato la fiducia per l’indirizzo indicato da Stellantis sull’Italia, dall’altro la convinzione che senza scelte concrete su energia, lavoro e regole industriali il sistema automotive continui a restare vulnerabile. Un tema che riguarda da vicino anche il Veneto, dove la forza della manifattura dipende dalla stabilità delle grandi filiere e dalla loro capacità di restare competitive sui mercati internazionali.

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