Feltre, svolta solo a metà per Hydro: la fonderia passa al Gruppo Cortese e 40 addetti trovano una collocazione
Intesa preliminare al Mimit per il ramo fonderia del sito bellunese: 36 lavoratori andranno al nuovo gestore, altri 4 resteranno in Hydro.
Per lo stabilimento Hydro di Feltre arriva un passaggio importante, ma tutt’altro che risolutivo. Al tavolo convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy è stata definita un’intesa preliminare vincolante che riguarda esclusivamente la fonderia: un’operazione che consente di dare continuità a 36 posti di lavoro, mentre altri 4 dipendenti saranno riassorbiti direttamente da Hydro.
La partita, però, resta aperta per una parte consistente del personale del sito feltrino. L’accordo non affronta infatti l’intero perimetro produttivo e lascia ancora senza una risposta definitiva il futuro degli altri lavoratori coinvolti nella crisi aziendale, in corso da mesi nel Bellunese.
Al confronto romano hanno preso parte l’azienda con i consulenti, Confindustria Belluno-Dolomiti, le sigle sindacali Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil con le Rsu, la Regione del Veneto attraverso l’Unità di Crisi aziendali e la Direzione Lavoro, oltre a Provincia di Belluno, Comune di Feltre e a un rappresentante del Gruppo Cortese.
Il perimetro dell’intesa firmata al ministero
Il passaggio definito al Mimit interessa soltanto il comparto fonderia. In base a quanto emerso, il Gruppo Cortese subentrerà in quel ramo d’azienda, assumendo 36 addetti. Per altri quattro lavoratori è invece previsto il mantenimento in Hydro.
Il gruppo interessato all’acquisizione opera già nel settore dell’alluminio con presenze a Longarone e Bassano del Grappa. Nel corso dell’incontro, tuttavia, non sarebbe stato presentato un progetto industriale specifico costruito sul sito di Feltre, elemento che alimenta prudenza attorno alla prospettiva futura dell’operazione.
Il contesto di mercato indicato durante il tavolo resta complesso: pesano l’andamento non lineare della domanda, l’aumento dei dazi e uno scenario internazionale giudicato instabile. In questo quadro, non viene esclusa una fase successiva di riorganizzazione con il possibile utilizzo della cassa integrazione straordinaria.
Restano fuori molti lavoratori del sito bellunese
Per le organizzazioni sindacali il risultato ottenuto non chiude la vertenza. La soluzione individuata salva una parte dei posti, ma non scioglie il nodo principale, cioè quello della tenuta occupazionale complessiva dello stabilimento di Feltre.
Fiom Belluno, attraverso il segretario generale Stefano Bona, ha evidenziato come l’intesa non esaurisca il percorso affrontato dai dipendenti nell’ultimo anno. I numeri richiamati dal sindacato mostrano la dimensione della questione: a inizio 2025 i lavoratori in forza erano 130 e una quarantina di addetti risultano collegati alle lavorazioni delle presse.
Proprio su questa parte del sito si concentra ora la maggiore incertezza. L’accordo limitato alla sola fonderia, infatti, non consegna ancora una soluzione generale per tutti i reparti e rinvia ai prossimi passaggi il confronto sugli esuberi e sugli strumenti di tutela.
Le prossime tappe tra Veneto e confronto con i dipendenti
Per i lavoratori e le lavoratrici dello stabilimento sono state convocate assemblee nelle quali verranno illustrati i contenuti emersi al ministero. Sarà anche l’occasione per valutare la posizione da assumere nelle fasi successive della trattativa.
Un nuovo incontro è già in calendario per il 22 settembre in Regione Veneto. In quella sede si dovrà seguire il trasferimento dei 36 dipendenti verso la nuova azienda, un percorso che, secondo quanto indicato, dovrebbe concludersi entro la fine del 2026.
Accanto al passaggio societario, resteranno sul tavolo gli ammortizzatori sociali e le misure per chi non rientrerà nell’accordo: tra le ipotesi figurano cassa integrazione, incentivi all’uscita e scivoli pensionistici, insieme ai percorsi di tutela e ricollocazione.