Ettore, il bambino che sfida ogni limite: la battaglia del papà per scuola, assistenza e diritti

A Nordest24 la storia di Ettore, bambino con sindrome rara, e la battaglia della famiglia per scuola e assistenza.

10 giugno 2026 11:40
Ettore, il bambino che sfida ogni limite: la battaglia del papà per scuola, assistenza e diritti -
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È andata in onda su Nordest24, giovedì 4 giugno alle 20.30, una puntata dedicata alla storia di Ettore, un bambino che convive fin dalla nascita con una sindrome rara e con una condizione sanitaria complessa, ma che ogni giorno dimostra forza, intelligenza, ironia e voglia di vivere.

A raccontare la sua storia è stato il papà, Riccardo Dal Porto, intervistato da Patrick Ganzini. Una testimonianza profonda, che ha portato al centro della trasmissione non solo il percorso personale di una famiglia, ma anche una questione più ampia: il diritto dei bambini con disabilità a frequentare la scuola, a vivere con i coetanei e ad avere l’assistenza necessaria.

La storia di Ettore raccontata su Nordest24

La puntata ha preso avvio dal racconto della nascita di Ettore. Durante la gravidanza non erano emerse diagnosi particolari. Tutto sembrava procedere regolarmente, fino ai primi giorni di vita del bambino, quando sono comparsi segnali preoccupanti.

Dopo appena tre giorni, Ettore è stato intubato e trasferito in terapia intensiva a Padova. Per i genitori, quello che doveva essere il momento più felice della loro vita si è trasformato nell’inizio di un percorso difficile, fatto di paura, ospedali, domande e nuove responsabilità.

Riccardo Dal Porto ha spiegato come la famiglia si sia trovata improvvisamente dentro un mondo sconosciuto, complesso e doloroso. Ma proprio da quella fragilità è iniziato anche un cammino di scoperta: Ettore, con il tempo, ha mostrato capacità e progressi che inizialmente sembravano impensabili.

La sindrome di Moebius e le difficoltà dei primi anni

Ettore convive con la sindrome di Moebius, una malattia rara di tipo neurologico che comporta, tra le varie conseguenze, una denervazione dei nervi facciali. Nel suo caso la condizione si accompagna anche alla necessità della tracheostomia e della PEG, oltre a difficoltà legate alla deglutizione, alla verbalizzazione e alla gestione di alcune funzioni motorie.

Per anni Ettore è stato alimentato tramite sondino e siringhe. Successivamente, grazie a un percorso seguito anche al Bambino Gesù di Roma, ha iniziato ad alimentarsi per bocca, conquistando nuove autonomie.

Questo passaggio ha avuto effetti importanti anche sulla parola. Il lavoro sulla bocca, sulla lingua e sulla deglutizione ha aiutato Ettore a sviluppare progressivamente la capacità di verbalizzare. Da bambino inizialmente non verbale, oggi riesce a comunicare sempre di più, sorprendendo la sua famiglia con battute, osservazioni e una vivacità che raccontano molto della sua personalità.

I progressi di un bambino dato per fermo

Uno degli aspetti più forti emersi durante la puntata riguarda il contrasto tra le prime previsioni e la realtà di oggi. Nei primi giorni di vita Ettore era ipotonico, non riusciva a sostenere il capo e si muoveva pochissimo. Ai genitori era stato prospettato un futuro di immobilità e gravissima compromissione.

La realtà, però, è stata diversa. Ettore ha iniziato lentamente ad acquisire forza, controllo del corpo, autonomia motoria. Prima la posizione seduta, poi il controllo del capo, poi il cammino. Oggi corre, salta, scherza, gioca e dimostra ogni giorno nuove capacità.

Il padre lo ha descritto come un bambino vivace, curioso, capace di sorprendere continuamente chi gli sta accanto. Una storia che dimostra quanto sia importante non fermarsi alle previsioni più dure, ma costruire possibilità concrete attraverso cure, stimoli, scuola, relazioni e inclusione.

Il nodo dell’assistenza a scuola

Il cuore della puntata è stato però il tema dell’assistenza scolastica. Ettore ha bisogno di una presenza continua e preparata, anche durante l’orario di scuola. Essendo tracheostomizzato, può andare incontro a situazioni improvvise e gravi, come la decanulazione, che in passato ha richiesto interventi immediati di rianimazione e ricanulazione.

Per questo motivo, la famiglia chiede da anni che venga garantita un’assistenza adeguata e continuativa. Non un favore, ma un diritto necessario per permettere a Ettore di frequentare la scuola insieme agli altri bambini in condizioni di sicurezza.

Riccardo Dal Porto ha raccontato che, nel territorio di riferimento, l’assistenza sanitaria scolastica viene limitata da regolamenti interni a un massimo di 20 ore settimanali. Un tetto che, per bambini con esigenze complesse, significa non poter vivere pienamente la scuola.

La scuola come terapia, relazione e futuro

Durante l’intervista è emerso un concetto fondamentale: per Ettore, come per molti bambini con disabilità, la scuola non è soltanto un luogo di istruzione. È uno spazio di relazione, crescita, imitazione, autonomia e stimolo.

La famiglia ha visto progressi importanti proprio nei periodi in cui il bambino ha potuto frequentare di più. Stare con i compagni, osservare gli altri bambini, partecipare alla vita scolastica e condividere esperienze quotidiane ha aiutato Ettore a sviluppare capacità nuove.

Per questo il padre ha definito la scuola una delle migliori terapie possibili. Non solo per suo figlio, ma per tanti bambini che, attraverso la socialità, possono acquisire autonomie decisive per il proprio futuro.

Garantire assistenza non significa quindi soltanto coprire un bisogno immediato, ma investire sulla vita delle persone con disabilità, sulla loro crescita e sulla possibilità di ridurre, nel tempo, il peso sulle famiglie e sul sistema sociale.

La battaglia dei genitori caregiver

La testimonianza di Riccardo Dal Porto ha aperto anche il tema della vita dei genitori caregiver. Quando l’assistenza non viene garantita, il carico ricade interamente sulle famiglie. Questo significa permessi, ferie, rinunce, difficoltà economiche e, in molti casi, il rischio concreto di dover lasciare il lavoro.

Nel caso di Ettore, i genitori sono arrivati a restare per mesi dentro la scuola, in uno spazio separato, per garantire la sicurezza del figlio durante l’orario scolastico. Una situazione difficile, vissuta per permettere al bambino di frequentare i compagni senza esporlo a rischi.

Il problema diventa ancora più grave durante l’estate, quando la scuola si ferma e i centri estivi non sempre riescono ad accogliere bambini con necessità sanitarie complesse. In alcune zone, ha raccontato Dal Porto, vengono previste poche ore di assistenza per tutta la stagione, una quantità insufficiente per garantire una reale partecipazione.

Il peso delle risposte istituzionali

Uno dei passaggi più duri della puntata ha riguardato le risposte ricevute dalle famiglie. Secondo quanto raccontato da Riccardo Dal Porto, in alcune occasioni è stato fatto intendere che concedere più ore a un bambino avrebbe significato toglierle a un altro.

Una frase che pesa enormemente su chi sta già lottando per il proprio figlio. Il padre di Ettore ha spiegato come questo tipo di risposta finisca per far sentire in colpa le famiglie, spingendole quasi a rinunciare a chiedere ciò che dovrebbe essere garantito.

Il problema, ha sottolineato, non riguarda solo una singola famiglia. Tante altre persone si trovano nella stessa condizione, spesso senza la forza, gli strumenti o le risorse per affrontare una battaglia legale e amministrativa.

L’associazione Effetto e le famiglie che si uniscono

Da questa esperienza è nata anche la volontà di non restare soli. Riccardo Dal Porto ha raccontato il percorso che ha portato alla nascita dell’associazione Effetto, creata da genitori di bambini con disabilità per sostenersi, confrontarsi e provare a costruire una voce comune.

L’associazione ha permesso alla famiglia di Ettore di entrare in contatto con molte altre realtà simili, non solo nel Vicentino, ma anche in altre province del Veneto e in diverse zone d’Italia.

La questione, infatti, non è isolata. Riguarda il diritto alla scuola, ai centri estivi, all’assistenza sanitaria, alla socialità e alla vita autonoma. Riguarda le famiglie che ogni giorno devono trasformarsi in amministratori, infermieri, avvocati, educatori e interlocutori delle istituzioni.

Ettore, la musica, le barzellette e la voglia di esserci

Nel corso della puntata, accanto alla battaglia per i diritti, è emerso anche il volto più luminoso di Ettore. Il padre lo ha descritto come un bambino con un forte senso del ritmo, appassionato di musica e pianoforte, aiutato in questo percorso anche dalla mamma e dalla nonna.

Ettore ama le canzoni, si interessa alle lingue straniere, capisce l’inglese e ha una grande passione per le battute. Gli piace raccontare barzellette, prendere il microfono, mettersi in gioco e far sorridere gli altri.

Frequenta anche gli scout, esperienza che per lui è stata importante dal punto di vista della socialità e dell’autonomia. Il campeggio estivo con i lupetti è stato raccontato come un momento di crescita, con gli altri bambini capaci di accoglierlo, aiutarlo e coinvolgerlo.

Sono proprio queste esperienze a dimostrare quanto sia importante permettere a Ettore e ai bambini come lui di vivere pienamente la comunità. Non ai margini, non da spettatori, ma come protagonisti.

La speranza: un cambio di visione

Nel finale dell’intervista, Riccardo Dal Porto ha lanciato un appello chiaro: serve un cambio di mentalità. Le famiglie non chiedono rivoluzioni immediate, ma la disponibilità concreta delle istituzioni a costruire soluzioni, un passo alla volta.

La speranza è che scuola, sanità, Comuni e Regione possano lavorare insieme, non contro le famiglie. Che l’assistenza venga vista non come un costo da ridurre, ma come un investimento sul futuro delle persone con disabilità.

Il padre di Ettore ha sottolineato che il centro diurno non può essere considerato l’unico destino possibile per le persone con disabilità. Oggi esistono strumenti, tecnologie, percorsi educativi e possibilità che possono favorire autonomia, relazione e qualità della vita.

Una puntata che parla a molte famiglie

La puntata andata in onda su Nordest24 giovedì 4 giugno alle 20.30, con Patrick Ganzini alla conduzione, ha dato voce a una storia familiare, ma anche a un tema sociale che riguarda molte comunità.

La vicenda di Ettore mostra cosa significhi lottare ogni giorno per diritti che dovrebbero essere garantiti. Racconta la forza di un bambino che ha smentito molte previsioni, ma anche la fatica di genitori costretti a trasformare la normalità in una conquista quotidiana.

Il messaggio emerso è semplice e potente: i bambini con disabilità devono poter andare a scuola, stare con gli altri, crescere, imparare, giocare, costruire autonomie. Non per concessione, ma per diritto.

Ettore, con la sua musica, le sue battute, i suoi progressi e la sua voglia di esserci, ricorda a tutti che l’inclusione non è una parola da usare nei documenti. È una scelta concreta, da rendere possibile ogni giorno.

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