Dal rischio di non riuscire più a respirare alla rinascita: in Veneto la storia di Michele dopo il doppio trapianto

Il racconto del giovane testimonial AIDO ripercorre malattia, attesa e ripartenza dopo l’intervento che gli ha restituito autonomia e futuro.

05 ottobre 2026 12:31
Dal rischio di non riuscire più a respirare alla rinascita: in Veneto la storia di Michele dopo il doppio trapianto -
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Ci sono gesti che per molti restano invisibili e che invece, dopo una lunga malattia, tornano ad avere il peso di una conquista. Per Michele Dalla Valle anche fare le scale, camminare con continuità o allenarsi significa oggi misurare il valore di una seconda possibilità arrivata con un trapianto di entrambi i polmoni.

La sua vicenda riporta al centro un tema che riguarda da vicino anche il Veneto: quello della donazione di organi e delle vite che possono ripartire grazie a una scelta compiuta da altri. Nel caso di Michele, quel passaggio ha segnato il confine tra un’esistenza condizionata dalla mancanza di respiro e un nuovo inizio.

Una malattia affrontata da giovanissimo

Il momento più duro è arrivato quando aveva appena 20 anni. In un’età in cui normalmente si progettano studio, lavoro e indipendenza, si è trovato invece a fare i conti con una patologia gravissima che gli stava togliendo progressivamente energie e prospettive.

Nel suo racconto c’è tutto il peso di quel periodo: l’incertezza, il coinvolgimento della famiglia e l’attesa di una svolta capace di cambiare il corso delle cose. Un percorso complesso, fatto di resistenza quotidiana prima ancora dell’intervento.

La data che cambia tutto

Il giorno decisivo è stato il 3 settembre, quando è arrivata la chiamata per il trapianto. Da lì si è aperta una fase delicata, segnata da un intervento impegnativo e da una lunga permanenza in ospedale.

In tutto, Michele ha trascorso 101 giorni ricoverato. Un tratto lungo e faticoso, che oggi però può rileggere come il passaggio necessario verso un recupero concreto, fatto di piccoli grandi traguardi che la malattia sembrava aver cancellato.

Il significato del dono oltre l’operazione

Al centro della sua testimonianza non c’è soltanto la riuscita medica del trapianto, ma anche il valore umano del gesto che lo ha reso possibile. La disponibilità alla donazione ha infatti restituito speranza non solo a lui, ma anche ai suoi familiari, che hanno attraversato con lui i momenti più difficili.

Per questo la sua esperienza si lega in modo diretto al lavoro di sensibilizzazione portato avanti da AIDO. Michele ha scelto infatti di impegnarsi in prima persona come testimonial nel progetto “Giovani Ambasciatori del Dono”, trasformando la propria storia in un messaggio pubblico rivolto soprattutto ai più giovani.

Una testimonianza che guarda avanti

Oggi può raccontare cosa significhi tornare ad avere autonomia nelle azioni più semplici. Non è solo un miglioramento clinico: è il recupero di una quotidianità che passa dal fiato ritrovato e dalla possibilità di immaginare di nuovo il futuro.

Il messaggio che accompagna la sua esperienza è netto: «La vita è una figata, viviamola sempre al massimo». Una frase che, dopo il rischio concreto di perdere tutto, assume un significato ancora più forte e riporta l’attenzione sul valore di ciò che spesso si dà per scontato, a partire dal respiro.

La storia di Michele sarà raccontata nella prossima puntata di “Storie di vita”, in programma mercoledì 7 ottobre alle 20:30 con Patrick Ganzini. Un appuntamento che offre l’occasione per riflettere, da una vicenda personale, su un tema che riguarda l’intera comunità.

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