Da Mestre al Quirinale, la storia di Chiara Ruaro: convivere con il tumore e trasformarlo in impegno

La testimonianza della veneziana Chiara Ruaro intreccia cure, studio, volontariato e prevenzione: oggi è un riferimento per molte pazienti.

07 agosto 2026 20:10
Da Mestre al Quirinale, la storia di Chiara Ruaro: convivere con il tumore e trasformarlo in impegno -
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A Mestre il nome di Chiara Ruaro è legato da tempo al volontariato e al sostegno alle donne colpite dal tumore al seno. La sua vicenda personale, però, nasce molto prima dell'impegno pubblico: da una diagnosi arrivata a 30 anni, da una recidiva ben più grave e da un percorso che l'ha portata a diventare una voce conosciuta anche a livello nazionale.

Nella sua testimonianza ripercorre quasi vent'anni segnati da terapie, interventi, studio e nuove responsabilità. Il filo conduttore è uno: non lasciare che la malattia occupi tutto lo spazio della vita, ma usarla anche per costruire qualcosa che possa essere utile ad altri.

Il volto mestrino di una battaglia diventata pubblica

Nel territorio veneziano Chiara Ruaro ha collaborato con realtà molto note nel mondo dell'associazionismo, a partire da Trifoglio Rosa Mestre, impegnata accanto alle donne operate al seno, e poi con La Forza in Passerella. Da queste esperienze è maturato un impegno più ampio, fino al lavoro con Europa Donna Italia sui diritti delle pazienti e sull'accesso alle cure.

Il suo percorso l'ha resa anche uno dei volti della campagna nazionale dedicata al tumore al seno metastatico. Una presenza costruita non su slogan, ma sull'esperienza diretta di chi ha conosciuto sia la fase iniziale della malattia sia quella più avanzata.

La diagnosi arrivata dopo mesi di dubbi

Tutto comincia quando è una giovane madre di trent'anni. Nota un cambiamento al seno e chiede un parere medico, ma le prime valutazioni tendono a escludere un quadro serio anche per ragioni anagrafiche. Lei, però, non si convince.

Continua a sentire che quel segnale non va ignorato e decide di cercare uno specialista. Quando riesce ad arrivare a una visita senologica, sono già passati nove mesi. Gli accertamenti vengono avviati subito e il risultato conferma la presenza di un tumore.

Da lì iniziano chemio, radioterapia e due operazioni. Un tratto di vita duro, che riesce però ad attraversare fino a superare quella prima fase della malattia.

Il ritorno del tumore e una prognosi pesantissima

Dopo oltre dieci anni vissuti con maggiore serenità, nel 2020 compare un rigonfiamento sullo sterno. In un primo momento pensa possa essere collegato a un colpo preso giocando a pallavolo, ma sceglie comunque di approfondire.

Il periodo è quello dell'emergenza Covid, che rende più complicato il cammino diagnostico e la costringe anche a cambiare ospedale. Gli esami chiariscono che si tratta di una metastasi ossea e successivamente emerge un interessamento anche di altri organi.

In uno dei colloqui più difficili si sente dire che il tempo potrebbe essere molto poco: nove mesi. È una frase che resta impressa, ma non determina la sua resa. Decide invece di rimettersi in gioco e di affidarsi a un'altra oncologa nella struttura dove era stata seguita in passato.

Un diverso approccio alle cure

Il cambio non è solo clinico, ma anche umano. La nuova specialista non offre illusioni, però imposta il percorso in modo concreto, affrontando la situazione un passaggio alla volta. Per Chiara questa impostazione diventa decisiva.

Nel giro di sei mesi il tumore, inizialmente considerato non operabile, può essere affrontato chirurgicamente. Le terapie continuano a dare esiti incoraggianti e, a più di sei anni da quella fase critica, la sua vita prosegue tra controlli, lavoro e progetti.

È anche da questa esperienza che nasce una riflessione molto netta sul peso delle parole in medicina: dire la verità è necessario, ma il modo in cui la si comunica può incidere profondamente sulla capacità di una persona di reagire.

Studiare durante le infusioni: la laurea in Giurisprudenza

Tra le scelte più significative compiute negli anni delle cure c'è l'iscrizione all'università. Chiara usa i tempi dell'ospedale, le attese e perfino le notti difficili per preparare gli esami, fino a completare il percorso in Giurisprudenza.

Racconta di aver dovuto fare i conti anche con i problemi di memoria causati dalla chemioterapia. Nonostante questo, riesce ad affrontare circa trenta esami e a portare a termine gli studi, dedicando la tesi al tema della violenza contro le donne.

In quel cammino assume un valore simbolico anche l'abbraccio ricevuto dalla dottoressa che la segue, un gesto che per lei diventa una forma di forza prima di una terapia, di un intervento o di un appuntamento importante.

Dalle associazioni locali all'onorificenza della Repubblica

L'attività con Europa Donna Italia la porta a partecipare al docufilm "Due di noi", nel quale condivide la propria esperienza insieme a un'altra paziente. Quel lavoro arriva fino al Quirinale.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella le conferisce l'Onorificenza al Merito della Repubblica Italiana con il grado di Ufficiale. Durante la cerimonia, Chiara consegna al Capo dello Stato il quadrifoglio rosa, simbolo dell'associazione a cui è legata, ricordando poi come uno dei momenti più emozionanti proprio l'abbraccio ricevuto in quell'occasione.

Prevenzione, secondo parere e ricostruzione

Uno dei messaggi che ripete con maggiore convinzione riguarda la prevenzione. L'invito è a non trascurare i segnali del corpo e a non fermarsi se una risposta medica non convince fino in fondo. Cercare uno specialista o chiedere un secondo consulto, nella sua esperienza, può cambiare il corso degli eventi.

Accanto a questo, sottolinea il valore delle associazioni di pazienti, capaci di offrire ascolto e orientamento a chi entra improvvisamente in un percorso oncologico. Per molte donne, spiega, conta anche tutto ciò che riguarda la ricostruzione fisica e psicologica dopo gli interventi, compresi aspetti che dall'esterno possono sembrare marginali ma che incidono sull'identità e sull'autostima.

Oggi Chiara Ruaro continua a lavorare, a progettare viaggi, a coltivare il desiderio di scrivere un libro e a mettere la propria esperienza al servizio degli altri. La sua storia, nata a Mestre e diventata esempio ben oltre i confini locali, resta soprattutto un richiamo concreto a cure tempestive, sensibilità e sostegno reciproco.

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