Colli Euganei, a Villa Maggioni il nuovo corso del vino parte da Riccardo Cotarella
La tenuta della Diocesi di Padova affida al presidente di Assoenologi il progetto enologico: obiettivo, vini riconoscibili e legati all’identità euganea.
Non un incarico tecnico qualunque, ma l’avvio di una fase nuova per Villa Maggioni. La proprietà della Diocesi di Padova, nei Colli Euganei, ha scelto Riccardo Cotarella per guidare il percorso vitivinicolo della tenuta, puntando su una figura tra le più note dell’enologia italiana.
La presentazione è avvenuta l’8 settembre 2026 a Padova. Nel suo intervento, il presidente di Assoenologi ha descritto il lavoro che lo attende come un progetto da costruire ascoltando il territorio, più che come una semplice operazione di produzione o di immagine.
Un nome di primo piano per la tenuta della Diocesi
Cotarella ha ringraziato don Paolo Rizzato, presidente dell’Istituto diocesano per il sostentamento del clero, per la fiducia ricevuta. Nelle sue parole, Villa Maggioni rappresenta una realtà in cui il vino si intreccia con una storia precisa, con una responsabilità verso la comunità e con il profilo particolare di una proprietà ecclesiale.
Nel corso dell’incontro ha citato anche Vincenzo Ercolino, definendolo un compagno di esperienze professionali e personali, e Pierpaolo Chiasso, con cui condivide oggi studio e attività. Il coinvolgimento di Chiasso è stato letto anche come un segnale di continuità tra competenze consolidate e nuove sensibilità.
L’idea: far emergere l’identità dei Colli Euganei
Il punto centrale del progetto riguarda la capacità di tradurre nel bicchiere il carattere dei Colli Euganei. Cotarella ha richiamato un’area conosciuta per paesaggio, ville, terme e memoria letteraria, ma che a suo giudizio ha ancora margini importanti per esprimere pienamente la propria personalità anche sul piano enologico.
L’obiettivo indicato è arrivare a vini che sappiano essere immediatamente leggibili come figli di questo territorio e, insieme, come espressione specifica di Villa Maggioni. Una riconoscibilità doppia: da un lato il segno dei Colli Euganei, dall’altro quello della tenuta.
Il percorso, ha osservato, non potrà essere rapido. Serviranno tempo, verifiche e la disponibilità ad aggiustare il lavoro in corso d’opera. Tecnologie e competenze aiutano, ma non sostituiscono il compito più delicato: accompagnare la natura senza soffocarla.
Un progetto che guarda oltre la cantina
Nel suo discorso, Cotarella ha rivolto un passaggio anche al vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla, ricordando la sintonia nata fin dal primo incontro. Da qui l’idea che Villa Maggioni abbia un profilo diverso da molte altre iniziative, perché mette insieme dimensione spirituale, attenzione alle persone e visione concreta sul futuro.
È proprio questo intreccio, tra lavoro agricolo, territorio e responsabilità, a dare un tratto particolare all’operazione avviata nei Colli Euganei. Non solo una produzione di qualità, dunque, ma anche un progetto che porta con sé un significato più ampio per una proprietà legata alla Chiesa padovana.
La scommessa locale sui Colli Euganei
Cotarella ha spiegato di affrontare questa esperienza con curiosità e misura, pur arrivando da molti anni di attività in Italia e all’estero. Nella sua lettura, i Colli Euganei custodiscono ancora elementi non del tutto emersi: l’origine vulcanica del paesaggio, il patrimonio delle vigne, le varietà presenti e il lavoro accumulato nel tempo da chi ha coltivato queste terre.
La sfida di Villa Maggioni, per come è stata presentata a Padova, sta proprio qui: trasformare quella ricchezza in vini capaci di raccontare davvero i Colli Euganei, senza perdere l’identità propria della tenuta. Un percorso ambizioso, che punta a dare maggiore voce a uno dei territori più riconoscibili del Veneto del vino.