Chioggia, minivan nel canale mentre porta i braccianti nei campi: tre vittime e sei superstiti
Il mezzo è finito nell’acqua a Ca’ Lino all’alba. I lavoratori erano diretti verso il Rodigino. Oltre alla dinamica, si guarda anche all’organizzazione del trasporto.
La campagna tra Chioggia e il confine polesano si è svegliata con una tragedia che tocca insieme viabilità e lavoro agricolo. Sabato 9 maggio, a Ca’ Lino, un minivan con nove persone a bordo è uscito di strada ed è finito in un canale dell’Idrovia Sant’Anna: tre uomini sono morti, mentre gli altri sei sono riusciti a mettersi in salvo prima del recupero del mezzo.
Le persone a bordo stavano raggiungendo un campo nel Rodigino per la giornata di lavoro. Le prime informazioni indicano che le vittime sarebbero lavoratori stranieri di origine nordafricana, ma nelle ore successive all’incidente non sono stati ancora diffusi ufficialmente nomi ed età.
Il punto più delicato, oltre al bilancio gravissimo, è che tutto è avvenuto prima dell’inizio del turno. Non in campo, non durante un’attività agricola, ma lungo il tragitto che avrebbe dovuto portare i braccianti al lavoro.
Il ritrovamento all’alba nella zona di Ca’ Lino
L’allarme è partito attorno alle 6.30, quando un cittadino ha notato il veicolo rovesciato nell’acqua in un tratto di campagna vicino a Strada Margherita e via Vecchio Brenta. In quell’area la strada corre accanto ai canali, in una fascia di territorio dove gli spostamenti verso aziende agricole e poderi sono frequenti fin dalle prime ore del mattino.
Le squadre di emergenza hanno lavorato per il recupero del minivan e per verificare quante persone fossero rimaste all’interno dell’abitacolo. Sei occupanti erano già riusciti a uscire dal mezzo. Per altri tre, invece, non c’è stato nulla da fare: i corpi sono stati recuperati dai sommozzatori dei Vigili del fuoco dopo il sollevamento del veicolo.
Nell’intervento sono stati impiegati i Vigili del fuoco di Chioggia e Cavarzere, il nucleo sommozzatori di Venezia, l’autogrù arrivata da Mestre, il Suem 118 e le forze dell’ordine.
Le domande aperte sulla dinamica
Resta da capire che cosa abbia provocato l’uscita di strada. Al momento non emergerebbe il coinvolgimento di altri mezzi, ma gli accertamenti dovranno chiarire perché il conducente abbia perso il controllo del minivan e se abbiano inciso le condizioni del tratto stradale, del veicolo o altri fattori.
C’è poi un secondo fronte, che in un caso come questo pesa quanto la ricostruzione dell’incidente. I nove uomini stavano andando a lavorare nei campi e per questo l’attenzione si concentra anche su chi abbia organizzato il viaggio, con quale mezzo e in quale quadro lavorativo.
Il trasporto collettivo dei braccianti, specie nelle partenze all’alba e con mezzi privati, è da tempo uno dei nodi più fragili del lavoro agricolo stagionale. Per questo l’inchiesta non potrà fermarsi alla sola traiettoria del minivan finito nel canale.
Non solo cronaca stradale: il peso del lavoro agricolo
Quello di Ca’ Lino è un fatto che riguarda direttamente il Veneto, dove l’agricoltura continua a reggersi anche sul lavoro di molti stranieri impiegati nelle campagne. Dietro la notizia ci sono turni che iniziano presto, spostamenti tra province e una rete di trasporti spesso affidata a soluzioni informali o comunque poco trasparenti.
La vicenda riporta al centro anche il tema degli incidenti nel percorso casa-lavoro. La definizione tecnica è quella di infortunio in itinere, ma qui assume un significato ancora più duro: tre persone hanno perso la vita prima ancora di arrivare sul posto dove avrebbero lavorato per l’intera giornata.
Il dato generale sugli incidenti legati agli spostamenti dei lavoratori mostra da tempo una criticità che non riguarda solo fabbriche e cantieri. Anche il settore agricolo, fatto di distanze, orari anticipati e mobilità continua, presenta una vulnerabilità evidente.
Le richieste dei sindacati e il tema del caporalato
Dopo l’incidente, Cgil Venezia e Flai Cgil Venezia hanno chiesto verifiche approfondite sulle condizioni dei lavoratori morti e dei sopravvissuti, richiamando l’attenzione sul trasporto dei braccianti con furgoni non autorizzati, indicato come una delle pratiche più rischiose nell’area dello sfruttamento lavorativo.
Anche dalle altre sigle sindacali è arrivata la richiesta di non leggere quanto accaduto come una semplice fatalità. Il punto, per le organizzazioni dei lavoratori, è accertare contratti, modalità di reclutamento, regolarità del trasporto ed eventuali responsabilità nella gestione della manodopera destinata ai campi.
Il riferimento è a un problema che da anni attraversa l’agricoltura italiana: il controllo dei lavoratori non passa solo dal salario, ma anche dal viaggio, dagli orari, dagli alloggi e dall’intermediazione. In questo quadro, il furgone che accompagna i braccianti diventa un elemento centrale, non un dettaglio logistico.
Un territorio che ora aspetta risposte
Nelle prossime ore sarà importante chiarire chi fossero le tre vittime e quale fosse la posizione dei nove occupanti del mezzo. Senza questi elementi, il rischio è che i morti restino numeri dentro una cronaca già pesantissima, senza una piena restituzione della loro storia personale e lavorativa.
Per Chioggia e per l’intero Veneto orientale questa tragedia lascia una domanda molto concreta: quanto sono sicuri i percorsi che portano i lavoratori stagionali nei campi e quanto è controllata la filiera che organizza questi spostamenti? La risposta non riguarda soltanto l’incidente di sabato, ma un pezzo stabile dell’economia agricola del territorio.
Il bilancio, intanto, è quello più duro: tre uomini morti all’alba, in viaggio verso una giornata di lavoro, e sei sopravvissuti che sono riusciti a uscire dall’abitacolo prima che il canale inghiottisse del tutto il minivan. Da qui dovranno partire gli accertamenti, ma anche una riflessione che nel Veneziano non può restare confinata a un solo fatto di cronaca.