Caregiver, dal Padovano una proposta alla Regione: fare rete partendo dai servizi già presenti

Dopo l’approvazione della legge veneta, OPSA di Rubano indica una strada operativa: coordinare esperienze e sportelli che da anni sostengono le famiglie.

06 ottobre 2026 16:29
Caregiver, dal Padovano una proposta alla Regione: fare rete partendo dai servizi già presenti -
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La legge regionale che riconosce e sostiene i caregiver familiari ha aperto una fase nuova in Veneto, ma per molte famiglie il nodo vero resta uno: trasformare il principio in aiuti concreti e accessibili. Da Rubano, nel Padovano, l’Opera della Provvidenza Sant’Antonio invita la Regione a costruire l’attuazione della norma valorizzando ciò che sul territorio esiste già.

L’intervento arriva nella Giornata europea dei caregiver familiari e si concentra soprattutto sul dopo-legge, cioè sulla delibera con cui la Giunta dovrà rendere effettivi strumenti, percorsi e forme di supporto per chi assiste ogni giorno una persona non autosufficiente o con disabilità.

Il messaggio dell’ente è netto: evitare di frammentare ulteriormente il sistema e mettere invece in collegamento esperienze maturate negli anni, spesso nate ben prima di un quadro normativo regionale definito. Per OPSA, il patrimonio costruito sul campo può diventare la base da cui partire.

Da Rubano un modello già rodato

L’esempio richiamato è il Progetto ORA, percorso dedicato ai caregiver di persone con demenza e sviluppato con il sostegno della Fondazione Cariparo. L’iniziativa, inizialmente conosciuta come Progetto Alzheimer, ha aperto il primo centro di ascolto nel 2009 all’interno del Centro Servizi Casa Madre Teresa di Calcutta dell’OPSA, a Sarmeola di Rubano.

Negli anni quel progetto si è allargato fino a formare una rete di otto sedi tra Ulss 5 Polesana e Ulss 6 Euganea. Nel territorio padovano i punti di riferimento si trovano, oltre che all’Opera della Provvidenza, anche alla Fondazione Santa Tecla di Este, al Centro Servizi Moretti Bonora di Camposampiero, al Centro Servizi Galvan tra Pontelongo e Piove di Sacco e alla Fondazione OIC.

La presenza della rete si estende anche in Polesine, con servizi attivi a Rovigo, Adria e Badia Polesine. Il dato che emerge, secondo l’ente, è che non si parte da una pagina bianca: esistono già luoghi di ascolto, orientamento e accompagnamento per i familiari.

I numeri accumulati in 17 anni

Il bilancio dell’esperienza viene indicato come prova della sua utilità. In diciassette anni il Progetto ORA ha fornito gratuitamente 30.515 consulenze psicologiche, svolte in presenza, al telefono oppure online. A queste si sommano 340 corsi e seminari, 296 gruppi psico-educativi e 1.778 utenti presi in carico.

Per una realtà locale come quella padovana, si tratta di un osservatorio concreto sui bisogni delle famiglie che convivono con situazioni di fragilità prolungata. L’idea sostenuta da OPSA è che questi servizi possano offrire una traccia utile anche per l’organizzazione futura prevista dalla nuova normativa veneta.

Che cosa chiede ora OPSA al Veneto

Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità la legge dedicata al riconoscimento e al sostegno del caregiver familiare. Per l’Opera della Provvidenza, però, il passaggio decisivo sarà il modo in cui la Regione tradurrà quel testo in misure operative, senza disperdere quanto è già stato sperimentato in questi anni.

Don Roberto Ravazzolo, direttore generale dell’ente, sottolinea la necessità di partire dalle buone pratiche diffuse nel territorio veneto, rafforzandole e collegandole tra loro. L’obiettivo, nella lettura dell’OPSA, non è aprire percorsi paralleli, ma consolidare una rete di servizi che ha già dimostrato di funzionare.

Tra gli aspetti considerati più utili c’è anche la collocazione dei centri di ascolto dentro strutture sociosanitarie. In questo modo i familiari degli ospiti, sia nei servizi diurni sia in quelli residenziali, possono trovare un supporto in sede, mentre gli operatori hanno la possibilità di confrontarsi in modo continuo su esperienze, competenze e progettualità condivise.

Dal Padovano, dunque, arriva una richiesta precisa alla Regione: fare della nuova legge non solo un riconoscimento formale, ma un sistema capace di tenere insieme orientamento, ascolto e sostegno reale per chi si prende cura ogni giorno di una persona fragile.

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