Bollette e industria, da Venezia l’appello di Confapi: «Serve una scelta sull’energia, Marghera area da valutare»
Le PMI veneziane temono un nuovo aumento tra fine estate e autunno. Zecchinel rilancia il confronto sul nucleare di nuova generazione e cita Porto Marghera.
Per molte piccole e medie imprese del Veneziano il nodo non è più soltanto il costo attuale dell’energia, ma la difficoltà di pianificare i prossimi mesi. Con l’autunno alle porte, Confapi Venezia torna a segnalare il rischio di un nuovo aggravio su elettricità e gas e chiede una decisione politica chiara sulle fonti in grado di garantire prezzi più prevedibili.
A portare il tema nel dibattito economico locale è il presidente Marco Zecchinel, che lega la tenuta del sistema produttivo alla possibilità di contare su forniture stabili nel tempo. Per l’associazione, il peso delle bollette continua infatti a incidere sulla capacità delle aziende di investire, programmare e restare competitive rispetto ad altri mercati europei.
Il tema energia torna centrale per le aziende veneziane
Secondo Confapi Venezia, il problema si è consolidato negli ultimi anni e ha assunto una dimensione strutturale dopo il 2022, con le ricadute della guerra in Ucraina sui mercati energetici. La volatilità del gas, in particolare, viene indicata come uno dei fattori che hanno reso più complessa la gestione dei contratti e dei costi industriali.
Nella lettura dell’associazione, i comparti più esposti ai consumi energetici hanno già dovuto rallentare produzioni o rinviare scelte di sviluppo. Per questo Zecchinel insiste sulla necessità di una fonte che non sia solo sostenibile sul piano ambientale, ma anche continua e prevedibile sul piano economico in un arco di medio-lungo periodo.
Il riferimento ai nuovi reattori e l’ipotesi Porto Marghera
Nel ragionamento proposto da Confapi Venezia, la risposta da valutare è il nucleare di nuova generazione. Zecchinel parla della necessità di aprire una discussione concreta su siti ritenuti compatibili e, nel contesto veneziano, cita Porto Marghera come area da prendere in considerazione.
Il riferimento è agli SMR, i piccoli reattori modulari, descritti come impianti progettati per operare vicino ai poli produttivi e già al centro di programmi avanzati negli Stati Uniti. L’obiettivo indicato è ridurre l’esposizione delle imprese alle oscillazioni internazionali dei prezzi dell’energia e assicurare continuità di approvvigionamento.
Il confronto sui costi e sulla competitività
Uno dei punti centrali sollevati da Zecchinel riguarda il differenziale di costo che separa le imprese italiane dai concorrenti europei. Per Confapi Venezia, questo scarto pesa oggi come un vero svantaggio competitivo, soprattutto per le PMI che non hanno margini ampi per assorbire aumenti prolungati.
Nelle stime richiamate dal presidente, una produzione energetica più stabile potrebbe portare il prezzo sotto quota 70 euro a megawattora, rispetto a livelli oggi indicati tra 150 e 200 euro. L’associazione presenta quindi il tema non come una bandiera ideologica, ma come una questione industriale legata a occupazione, investimenti e capacità di stare sul mercato.
Rinnovabili, bonifiche e futuro industriale di Marghera
Confapi Venezia non mette in discussione il ruolo delle fonti rinnovabili, che anzi considera da rafforzare. Il punto, però, è che da sole non basterebbero a sostenere l’intero fabbisogno del comparto manifatturiero senza una base di produzione costante.
Nel quadro delineato da Zecchinel entra anche il futuro di Porto Marghera. L’eventuale sviluppo di nuova capacità energetica, secondo questa impostazione, potrebbe intrecciarsi con il percorso di bonifica e con una nuova fase di riqualificazione produttiva dell’area.
La richiesta che arriva da Confapi Venezia è dunque quella di riaprire il confronto pubblico su una strategia energetica capace di dare certezze alle imprese del territorio. Per l’associazione, senza una scelta strutturale, il rischio è che il caro energia continui a frenare crescita e nuovi investimenti nel Veneziano.