Case di Comunità senza medici: Cunegato attacca la Regione Veneto
Cunegato (Avs) denuncia il ritardo del Veneto sugli accordi per i medici: Case di Comunità senza personale.
Case di Comunità inaugurate, strutture nuove e macchinari all’avanguardia, ma personale insufficiente e servizi ridotti al minimo. È il quadro critico delineato da Carlo Cunegato, consigliere regionale di Alleanza Verdi e Sinistra, che punta il dito contro il ritardo della Regione Veneto nell’approvazione degli accordi integrativi regionali per la medicina generale.
“Numeri raccontati, ma realtà diversa”
Il tema emerge dopo alcune dichiarazioni di Eddi Frezza, direttore dei servizi sociali dell’Ulss 7 Pedemontana, che ha parlato di un avvio “con lo sprint” delle Case di Comunità, citando 48 mila accessi.
Secondo Cunegato, però, è necessario andare oltre i numeri complessivi e osservare nel dettaglio realtà come Arsiero e Malo, per restituire un’immagine meno celebrativa e più aderente alla quotidianità dei servizi.
Pnrr: strutture sì, personale no
Il nodo centrale resta quello già evidenziato più volte: il Pnrr ha finanziato muri e tecnologie, ma non la spesa corrente. Di conseguenza, mancano medici e operatori necessari a far funzionare le strutture.
Nelle Case di Comunità, ricorda Cunegato, erano già presenti prima dell’inaugurazione la medicina di gruppo, gli infermieri, la continuità assistenziale e alcuni specialisti. Le vere novità introdotte sono minime: lo spostamento dell’ADI da Piovene ad Arsiero e la presenza, sia ad Arsiero che a Malo, di un cardiologo e uno pneumologo una sola volta al mese, professionisti che prima visitavano a Santorso.
Servizi simbolici e macchinari inutilizzati
Una frequenza che, secondo il consigliere regionale, difficilmente risponde ai bisogni delle persone e rischia di apparire più come operazione di facciata che come reale potenziamento dell’assistenza.
A questo si aggiunge un’altra criticità: macchinari acquistati ma inutilizzati. Ecografi, spirometri, tablet e dispositivi di monitoraggio restano spesso fermi, proprio perché manca il personale necessario per utilizzarli.
Il nodo del “ruolo unico” dei medici
A breve entreranno in servizio nuovi medici di base con il cosiddetto “ruolo unico”, che prevede l’obbligo di svolgere alcune ore settimanali nelle Case di Comunità. Un medico con 1.500 assistiti, ad esempio, dovrebbe garantire almeno 6 ore alla settimana in struttura.
Il problema, evidenzia Cunegato, è che la maggior parte dei medici già in servizio non è obbligata ad aderire al nuovo regime e può scegliere se restare con le condizioni attuali. Senza regole chiare, molti potrebbero non optare per il ruolo unico.
Accordi integrativi fermi: Veneto in ritardo
Il punto più critico riguarda proprio il ritardo del Veneto nell’approvazione degli accordi integrativi regionali per la medicina generale. Senza questi accordi, i medici non conoscono compensi, orari e condizioni contrattuali, e non possono valutare consapevolmente il passaggio al nuovo sistema.
Il risultato è evidente: Case di Comunità senza personale, macchinari inutilizzati e servizi ridotti. Un ritardo che Cunegato definisce ingiustificabile, soprattutto considerando che gli accordi sono già stati sottoscritti in Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Calabria, Sicilia e Provincia di Trento.
L’appello alla Regione
«Per evitare che le Case di Comunità restino contenitori vuoti – conclude Cunegato – dopo inaugurazioni in pompa magna che hanno preso in giro i cittadini, chiediamo alla Regione Veneto di approvare al più presto gli accordi integrativi. È un passaggio indispensabile affinché queste strutture possano davvero funzionare e diventare il perno della sanità territoriale».