Proroga fino al 2028 per il Centro Sociale Django, FDI Treviso: "Dovrà scomparire"

FdI Treviso critica la proroga fino al 2028 per l’ex Caserma Piave e chiede la chiusura del Django al termine della concessione.

23 febbraio 2026 14:40
Proroga fino al 2028 per il Centro Sociale Django, FDI Treviso: "Dovrà scomparire" -
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TREVISO - Il Circolo di Circolo di Fratelli d'Italia Treviso interviene sulla proroga, di utilizzo fino al 2028 dell’ex Caserma Piave, concessa all’associazione Open Piave che ricomprende il Centro Sociale Django. A parlare è il Presidente di FDI Treviso, Marina Bonotto: «Comprendiamo che l’Amministrazione guidata dal Sindaco Mario Conte si trovi di fronte ad un apparente vincolo tecnico-legale, ma questo non cambia la valutazione politica su questa realtà».

La meloniana Bonotto è netta: «La nuova scadenza non può trasformarsi in un lasciapassare permanente. Alla fine di questa proroga la struttura dovrà necessariamente essere chiusa e restituita ad un utilizzo diverso, coerente con le esigenze della città. Non è infatti accettabile che un centro sociale nato da un’occupazione continui a godere di una posizione di vantaggio».

Il Circolo sottolinea inoltre che in futuro non dovranno esserci scorciatoie: «Se chi anima il Django intende proseguire le proprie attività lo faccia come qualsiasi altra realtà privata o associativa: trovando un immobile sul mercato, pagando un affitto, rispettando tutte le prescrizioni urbanistiche e di sicurezza. Non si può pensare di occupare spazi pubblici o di pretendere soluzioni agevolate per “consuetudine”».

«Treviso merita regole uguali per tutti, la stagione delle occupazioni tollerate deve chiudersi definitivamente conclude Bonotto - Il 2028 deve segnare un punto fermo e non l’ennesimo rinvio, anche perché alla stragrande maggioranza dei trevigiani questa proroga proprio non va giù. D’altronde, in campagna elettorale un punto fermo di Conte era stato proprio lo sgombero del Django. Operazione che, di fatto, avverrà ormai solo a mandato concluso. Proprio per questo chiederemo ai nostri rappresentanti istituzionali di impegnarsi fin da ora sulla futura programmazione legata alla nuova vita che dovrà avere l’ex Piave una volta “liberata”».

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