Emergenza freddo a Treviso: oltre 50 persone accolte nel dormitorio di Monigo

Treviso, concluso il dormitorio emergenziale di Monigo: in 41 giorni accolte oltre 50 persone grazie a volontari e associazioni.

12 marzo 2026 10:06
Emergenza freddo a Treviso: oltre 50 persone accolte nel dormitorio di Monigo -
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TREVISO – Si è conclusa nella notte tra venerdì 6 e sabato 7 marzo l’esperienza del dormitorio emergenziale di Monigo, attivato presso la parrocchia di Sant’Elena Imperatrice per offrire un riparo notturno alle persone senza dimora durante i mesi più freddi dell’inverno. Il servizio, avviato il 26 gennaio, è rimasto operativo per 41 giorni grazie alla collaborazione tra parrocchia, associazioni di volontariato e cittadini. Durante questo periodo sono state accolte oltre 50 persone, con una media di 27 ospiti a notte e picchi fino a 32 presenze, sfruttando al massimo i posti disponibili nella struttura. L’iniziativa è nata dalla mobilitazione del Coordinamento delle associazioni di volontariato operanti sul territorio – Auser Treviso, Auser Cittadini del Mondo ODV, Momi Associazione Monigo Migranti ODV, Gente per Gente – Gruppo di cittadini, I Care Veneto ODV, ODV Caminantes, A.MI.B Triveneto APS e Passa Mani APS – insieme alla disponibilità della Parrocchia di Monigo guidata da don Giuseppe Mazzocato, che ha messo a disposizione i locali della canonica normalmente utilizzati per il catechismo. La struttura è stata progressivamente adattata per garantire condizioni di sicurezza e accoglienza adeguate, arrivando a mettere a disposizione fino a 32 posti letto, oltre a spazi per infermeria, sorveglianza e servizi igienici.


Ogni sera il dormitorio ha garantito un servizio strutturato di accoglienza con ingresso dalle 20:00 alle 21:30, vigilanza notturna e uscita entro le 08:00 del mattino, accompagnato da colazione, supporto sanitario e assistenza sociale. Durante l’intero periodo sono stati distribuiti biglietti dell’autobus per circa 3.100 euro per facilitare gli spostamenti degli ospiti e 21 biciclette usate, donate e rimesse in funzione grazie al lavoro dei volontari. Tutti gli ospiti hanno effettuato un controllo sanitario preventivo, grazie alla disponibilità di 17 medici e 4 infermieri volontari che si sono alternati durante i giorni di apertura del dormitorio. Dai dati raccolti emerge che una parte significativa delle persone accolte proveniva da situazioni di forte precarietà, in particolare dal Park Dal Negro e dall’area Appiani, mentre altri vivevano in sistemazioni improvvisate.


L’esperienza ha coinvolto circa 75 volontari, appartenenti a numerose associazioni e realtà civiche del territorio, oltre a cittadini che hanno scelto di partecipare individualmente ai turni di accoglienza, sorveglianza notturna e gestione delle colazioni. La gestione del dormitorio è stata possibile grazie a una forte collaborazione tra realtà associative diverse, unite dalla volontà di rispondere concretamente all’emergenza freddo e di garantire dignità e sicurezza a persone costrette a vivere in strada.


Fondamentale è stato anche il contributo della cittadinanza. La raccolta fondi attivata per sostenere l’iniziativa ha permesso di raccogliere 21.360 euro, oltre a 500 euro in buoni spesa, destinati alla copertura delle spese di gestione, dei materiali necessari all’allestimento e dei servizi per gli ospiti. Le donazioni hanno consentito di coprire costi per trasporti, materiali, attrezzature, sanificazione, visite mediche e utenze della struttura.


L’esperienza del dormitorio di Monigo ha dimostrato quanto la mobilitazione della comunità e del volontariato possa offrire risposte concrete nelle situazioni di emergenza. Allo stesso tempo, le associazioni sottolineano l’importanza di rafforzare nei prossimi anni il coinvolgimento diretto delle istituzioni, affinché iniziative di questo tipo possano essere sostenute e integrate in modo più strutturato nelle politiche pubbliche di accoglienza e di contrasto alla marginalità. L’obiettivo condiviso è costruire, insieme a tutti gli attori del territorio, percorsi di presa in carico capaci di accompagnare le persone senza dimora verso soluzioni stabili e dignitose, contribuendo al tempo stesso a ridurre le situazioni di degrado e a migliorare la sicurezza della città, in particolare nelle ore notturne.


DICHIARAZIONI – ALBERTINA PICCOLO – PRESIDENTE AUSER CITTADINI DEL MONDO TREVISO E VICEPRESIDENTE AUSER TREVISO

“L’esperienza del dormitorio di Monigo dimostra che la comunità trevigiana è capace di mobilitarsi rapidamente quando emergono situazioni di forte fragilità sociale. In poche settimane associazioni, volontari, parrocchia e cittadini hanno costruito una risposta concreta all’emergenza freddo, mettendo a disposizione tempo, risorse e competenze. Allo stesso tempo questa esperienza evidenzia anche un altro aspetto importante: il volontariato può attivarsi e dare risposte immediate, ma non può sostituirsi in modo strutturale alle istituzioni. Per questo auspichiamo che quanto realizzato a Monigo possa diventare l’occasione per rafforzare il confronto con gli enti pubblici e costruire insieme, per il futuro, strumenti più stabili di accoglienza e presa in carico delle persone senza dimora. L’obiettivo condiviso deve essere quello di trasformare esperienze nate dall’emergenza in percorsi più strutturati, capaci di restituire dignità, sicurezza e opportunità di integrazione a chi oggi vive ai margini. Quanto raccolto con le donazioni ha consentito di coprire tutte le spese e le liquidità in avanzo andranno alla Parrocchia di Monigo come fondo per un'ulteriore esperienza di accoglienza futura.”


 DICHIARAZIONI – DON GIUSEPPE MAZZOCATO – PARROCO DI MONIGO

“Siamo felici di aver potuto ospitare questa esperienza di accoglienza e di aver visto la grande generosità di tante persone, molte delle quali impegnate da anni nel volontariato e nel sostegno ai migranti. La comunità parrocchiale di Monigo ha accolto con convinzione questa iniziativa e ha partecipato attivamente alla sua realizzazione, grazie anche al contributo di numerosi volontari e in particolare dell’associazione MOMI, che da tempo promuove nella nostra comunità una maggiore attenzione verso chi arriva da altri Paesi. È stato bello vedere collaborare realtà diverse, associazioni e cittadini con sensibilità anche molto differenti, unite dalla volontà di offrire un aiuto concreto a persone costrette a vivere senza un tetto. Molti volontari hanno affrontato turni serali e notturni con grande spirito di sacrificio, per poi riprendere il lavoro il giorno successivo. Per la nostra comunità cristiana, aprire queste stanze della canonica e trasformarle in un dormitorio ha avuto un significato profondo: è stato un modo concreto per vivere il Vangelo dell’accoglienza e ricordare che prendersi cura degli altri è il modo più autentico per rendere più umano il nostro territorio e la nostra città.”

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