Il dolore del padre di Giovanni a Nordest24: «Mio figlio chiedeva aiuto, poteva essere salvato» | VIDEO
Intervista esclusiva al padre di Giovanni Trame: dolore, ricordi e accuse dopo la tragedia di Muggia.
Giovedì 9 aprile 2026, negli studi di Nordest 24, è andata in onda una testimonianza carica di dolore: ospite della trasmissione il padre del piccolo Giovanni Trame, Paolo Trame, protagonista di un’intervista curata dal giornalista Patrick Ganzini.
A oltre quattro mesi dalla morte del bambino di appena 9 anni, ucciso dalla madre a Muggia, il racconto del padre riporta alla luce una vicenda che ha sconvolto l’intero Paese. Non solo il ricordo di Giovanni, ma anche anni di segnalazioni, appelli e richieste rimaste senza risposta.
Paolo Trame ha scelto di partecipare alla trasmissione per mantenere viva la memoria del figlio, descrivendolo come un bambino pieno di vita, gentile, altruista e sempre sorridente.
“Giovanni aveva una profonda voglia di vivere – ha raccontato – ed è stato strappato alla vita in modo crudele”. Il padre ha spiegato come la quotidianità sia diventata un incubo:
non più la scuola, lo sport o i giochi, ma visite quotidiane al cimitero, un dolore che – parole sue – “non potrà mai essere superato, solo attenuato”.
Durante l’intervista è emerso un punto centrale: la tragedia era stata annunciata. Per anni, infatti, il padre aveva segnalato situazioni di pericolo, denunciando la instabilità della madre e chiedendo maggiore tutela per il figlio. Non solo: anche Giovanni, nonostante la giovane età, aveva espresso chiaramente la sua paura. “Ho paura, non voglio andare con la mamma, voglio stare con te papà” – una frase che oggi pesa come un macigno.
Secondo il racconto, esistevano verbali medici e testimonianze che documentavano episodi di violenza, tra cui un caso in cui il bambino avrebbe raccontato di essere stato strangolato. Il padre ha ripercorso un lungo iter giudiziario, fatto di udienze, segnalazioni e richieste di intervento. Una battaglia durata anni, durante i quali – ha sottolineato – le sue denunce e quelle del figlio non sarebbero state adeguatamente considerate.
“Non ascoltare un bambino è un fallimento totale” – ha dichiarato con amarezza. Secondo Paolo Trame, il sistema avrebbe sottovalutato segnali evidenti, concedendo visite non protette nonostante i rischi segnalati. Nel corso dell’intervista emerge anche il ritratto di Giovanni: un bambino curioso, energico e appassionato di sport.
Amava il calcio, la montagna, la vela e ogni attività all’aria aperta. Era sempre pronto ad aiutare gli altri, dimostrando una sensibilità fuori dal comune. “Se qualcuno cadeva, lui correva subito a vedere se stava bene” – ha raccontato il padre.
Giovanni era anche molto maturo per la sua età, capace di fare ragionamenti profondi e articolati Il giorno del funerale, Muggia si è fermata. Ma non solo: tutta Italia ha partecipato emotivamente alla tragedia. “Ho sentito la vicinanza di persone da ogni parte del Paese” – ha detto il padre – sottolineando come la storia di Giovanni abbia colpito milioni di cittadini.
Un dolore condiviso, che ha portato alla nascita di numerose iniziative: murales, tornei sportivi, borse di studio e spazi dedicati alla sua memoria. Tra i momenti più toccanti dell’intervista, il ricordo della sera, quando Giovanni chiedeva due baci e un abbraccio prima di dormire. Un gesto semplice, simbolo di una serenità che oggi resta solo nei ricordi.
“Ora vivo per dargli giustizia” – ha affermato Paolo Trame. L’obiettivo è chiaro: fare in modo che tragedie simili non accadano più. Un appello forte, che chiama in causa responsabilità e attenzione verso i segnali di disagio. La vicenda di Giovanni Trame solleva interrogativi profondi: quanto vengono ascoltati i bambini? Quanto peso hanno le loro parole nei contesti familiari difficili? Per il padre la risposta è netta: “Se oggi mio figlio non c’è più, significa che qualcosa ha fallito”. Un monito che resta, insieme al ricordo di un bambino descritto come una luce, capace di portare gioia ovunque andasse.