Tracollo dell'ex Popolare Veneto Banca: cos'è emerso dall'udienza preliminare

Conclusa l’udienza preliminare sulla bancarotta dell’ex Popolare Veneto Banca: sette rinvii a giudizio, un’assoluzione e una condanna.

09 gennaio 2026 12:57
Tracollo dell'ex Popolare Veneto Banca: cos'è emerso dall'udienza preliminare -
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TREVISO – Si è chiusa con sette rinvii a giudizio, un’assoluzione e una condanna l’udienza preliminare sul reato di bancarotta fraudolenta, terzo e ultimo filone dell’inchiesta sul crac dell’ex Popolare Veneto Banca, coordinata dalla Procura di Treviso. Il dibattimento in Tribunale inizierà il 9 ottobre, aprendo formalmente la fase processuale di una vicenda giudiziaria che ruota attorno a un dissesto stimato in 320 milioni di euro.

Le accuse di bancarotta e il buco di bilancio

Secondo l’impostazione accusatoria, la bancarotta fraudolenta avrebbe generato un ingente buco di bilancio, frutto di una gestione caratterizzata da operazioni creditizie ad alto rischio e da decisioni assunte anche quando il dissesto dell’istituto era ormai evidente. Le responsabilità, sempre secondo la Procura, sarebbero riconducibili a dirigenti e componenti degli organi societari, chiamati a rispondere per ruoli e funzioni differenti. Parte delle decisioni del giudice è arrivata attraverso il rito abbreviato.

L’assoluzione dell’ex presidente Favotto e il proscioglimento di Ronzani

È stato assolto con formula piena Francesco Favotto, presidente di Veneto Banca tra il 2014 e il 2015. Nei suoi confronti l’accusa aveva chiesto una condanna a 2 anni e 2 mesi, ipotizzando il coinvolgimento in operazioni complesse che avrebbero prodotto una perdita superiore ai 54 milioni di euro. Il giudice ha invece ritenuto insussistenti le responsabilità contestate.
Prosciolto anche l’avvocato Pierluigi Ronzani, del foro di Conegliano.

La condanna di Romeo Feltrin e il ricorso annunciato

È arrivata invece una condanna a 2 anni e 6 mesi di reclusione per Romeo Feltrin, vicepresidente del comitato crediti. L’ex dirigente è stato ritenuto responsabile di aver concesso finanziamenti a soggetti in grave crisi economica, prestiti che non sarebbero mai stati restituiti. I suoi difensori hanno già annunciato la volontà di presentare ricorso, aprendo così un ulteriore fronte giudiziario.

I sette rinvii a giudizio e i nomi coinvolti

Sono sette le persone rinviate a giudizio che affronteranno il processo. Tra queste figura Vincenzo Consoli, ex amministratore delegato e direttore generale dell’istituto. Con lui andranno a processo Mosè Faggiani, già condirettore e responsabile commerciale fino al 2014, Flavio Trinca, Daniele Scavaortz, Michele Stiz, oltre a Mauro Angeli e Attilio Carlesso, esponenti della Vimet, società fallita nel 2017 e considerata creditrice rilevante della banca.

Prestiti senza garanzie e risorse dissipate

Secondo la ricostruzione dell’accusa, tutti gli imputati, con ruoli diversi, avrebbero contribuito a dissipare e drenare risorse dell’istituto attraverso la concessione di prestiti, mutui e fidi a società prive di adeguate garanzie o con garanzie sopravvalutate. Operazioni che sarebbero proseguite anche quando la situazione finanziaria della banca risultava già gravemente compromessa.

Il finanziamento contestato a Trinca e Consoli

Una contestazione specifica riguarda Flavio Trinca e Vincenzo Consoli. Secondo la Procura, Trinca avrebbe concesso a Consoli, una volta promosso direttore generale, un finanziamento di 3 milioni e 600 mila euro. Questa somma sarebbe confluita nel conteggio complessivo del dissesto, diventando uno degli elementi centrali del filone processuale che ora approderà al dibattimento.

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